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Indagine giudiziaria su ex premier Zapatero, ora gli alleati di governo sono pronti a mollare Sanchez?

Non c’è davvero pace per il premier spagnolo Pedro Sanchez, da qualche mese a questa parte. Dopo i guai giudiziari che hanno decapitato il suo partito, il Psoe, per le accuse di corruzione e di scandali legati ad alcuni lavori pubblici, che hanno toccato anche sua moglie e suo fratello, ecco ora arrivare il nuovo scandalo che sta toccando l’ex premier socialista e consulente del governo, José Rodrigo Zapatero. Ironicamente si potrebbe dire che i grandi apprezzamenti da parte della sinistra italiana, che vent’anni fa avevano assunto a Zapatero come modello di buon governo, proprio allo stesso modo di quello che il Pd si Elly Schlein, e non solo, sta facendo ora nei confronti di Sanchez, non portano proprio benissimo ai leader spagnoli.
Ma al di là degli scherzi, la situazione per il premier spagnolo, che ha appena perso malamente le elezioni in Andalusia, dove il Psoe ha registrato il suo peggior risultato da quarant’anni, si fa davvero sempre più pesante e il suo governo è sempre più in bilico. Anche perché i suoi alleati di governo sembrano sempre più insofferenti a questi continui scandali che stanno travolgendo il partito socialista spagnolo del premier Sanchez.
Il partito della Yolanda Diaz, vicepremier e ministro del lavoro, Sumar sta iniziando a fare marcia indietro dopo una prima manifestazione di solidarietà verso un’accusa che Sanchez definisce come accanimento giudiziario ad uso esclusivamente politico. Alcuni esponenti di primo piano del partito viola, stanno rapidamente correggendo la rotta dopo aver alimentato ieri la teoria secondo cui l’incriminazione di José Luis Rodríguez Zapatero per diversi reati legati al traffico di influenze sarebbe il risultato di una sporca guerra giudiziaria, o “lawfare”. Dopo aver letto la sentenza dettagliata del giudice, il partito di minoranza al governo, Gabriel Rufián, e altri partiti hanno visto vacillare il loro fermo sostegno all’ex presidente e stanno rompendo la loro complicità per chiedere spiegazioni e riconoscere che ci sono prove a sostegno della loro tesi.
La portavoce al Congresso del partito, Verónica Barbero, è stata una di quelle che con maggior forza ha alimentato l’idea di una sorta di congiura contro Zapatero, esprimendo i suoi “dubbi” sull’integrità dell’indagine giudiziaria. Un’opinione condivisa anche, ad esempio, dal deputato di Comunes Gerardo Pisarello, il quale ha affermato che “se c’è una persona che, per certi settori della magistratura, è un nemico da sconfiggere, quella è il presidente Zapatero”. Ma ieri tuttavia, Enrique Santiago, vice portavoce di Sumar e deputato di IU, ha completamente ribaltato la posizione dei suoi colleghi. “Se sono stati ricevuti pagamenti per favori politici, si tratta chiaramente di un reato”, ha dichiarato. Inoltre, il deputato di Sumar ha affermato, alla luce di questo caso, che “è necessario regolamentare adeguatamente tutte le attività degli ex primi ministri”.
Ma anche Podemos che ha da sempre difeso a spada tratta l’ex premier ora sembra cambiare radicalmente opinione. Dopo aver ricevuto maggiori informazioni rispetto a ieri, il segretario generale, Ione Belarra, ha concluso che «la sentenza del tribunale non è di buon auspicio» per l’ex presidente. L’ex premier spagnolo, infatti, è stato citato a comparire il 2 giugno dal Tribunale spagnolo dell’Audiencia Nacional come indagato nel caso del salvataggio pubblico della compagnia aerea Plus Ultra, finanziato con 53 milioni di euro. Secondo fonti giudiziarie citate dai media iberici, tra cui El Pais, l’ex presidente socialista è indagato per presunti reati di associazione per delinquere, traffico di influenze e falso in documenti. Secondo il giornale el confidencial sempre molto ben informato su questioni legate alle inchieste giudiziarie.
L’ex Primo Ministro sarebbe dovuto partire per la repubblica Domenicana per questioni private. Zapatero avrebbe atteso la fine della campagna elettorale parlamentare andalusa, conclusasi domenica scorsa e in cui ha attivamente sostenuto María Jesús Montero, per pianificare poi il suo trasferimento oltreoceano. Sebbene il viaggio fosse privato, l’ex Segretario Generale del PSOE avrebbe alloggiato in una residenza a Caracas messa a disposizione da collaboratori della presidente del regime chavista, Delcy Rodríguez, con la quale intrattiene da tempo una stretta amicizia.
Lo scalo nella Repubblica Dominicana era, di fatto, la procedura abituale che Zapatero utilizzava per recarsi poi in Venezuela, soprattutto negli ultimi anni, quando i voli da e per Caracas erano limitati a causa di problemi di approvvigionamento di cherosene e restrizioni al rimpatrio dei profitti da parte delle compagnie aeree. Un aereo privato appartenente al regime chavista lo prelevava discretamente nella Repubblica Dominicana e lo portava in territorio venezuelano.
L’inchiesta dell’UDEF ha concluso che il clan Zapatero avrebbe ricevuto commissioni illecite per un totale di quasi 2 milioni di euro e successivamente riciclato questi fondi utilizzando società di comodo, fatture false e prestanome. Sono accusati di riciclaggio di denaro, traffico di influenze, falsificazione di documenti e appartenenza a un’organizzazione criminale. Insomma l’ennesima brutta tegola per un premier che appare sempre più in bilico e il cui governo, anche a detta di molti suoi alleati, rischia veramente di essere arrivato al capolinea.









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