CubaDifesaUSA
Incontri all’ombra di Guantanamo: cosa si agita davvero a Cuba?
Tensioni altissime e incontri segreti tra CIA e generali cubani a Guantanamo: mentre scatta l’allarme droni e i blocchi navali strangolano l’isola, gli Stati Uniti preparano un’operazione militare a Cuba?

Ci risiamo. Mentre l’attenzione pubblica è spesso rivolta altrove, sull’asse Washington-L’Avana si sta giocando una partita a scacchi molto seria. A sole tre settimane dalla visita del Direttore della CIA John Ratcliffe a Cuba, che ha di fatto riaperto un canale di comunicazione politica tra i due Paesi, si è tenuto un raro incontro militare proprio ai margini della base navale americana di Guantanamo Bay.
Il Comando Sud degli Stati Uniti ha confermato che il Generale dei Marine Francis Donovan ha incontrato il Generale cubano Roberto Legrá Sotolongo. Ufficialmente si è trattato di un “breve scambio su questioni di sicurezza operativa”. Nessun dettaglio aggiuntivo, nessun comunicato dall’ambasciata americana all’Avana. Un silenzio formale che lascia intendere un rafforzamento concreto dei dialoghi tra USA e Cuba.
#SOUTHCOM Commander Gen. Francis L. Donovan met with Army Corps General, Gen. Roberto Legrá Sotolongo, First Deputy Minister of the Chief of the General Staff, and other senior leaders from the Cuban military today at the perimeter of Naval Station Guantanamo Bay, Cuba, for a… pic.twitter.com/V4Fau3HxSo
— U.S. Southern Command (@Southcom) May 29, 2026
Un incontro per lo meno curioso, dato che, ancora oggi, le sentinelle delle due parti sono pronta ad aprire reciprocamente il fuoco in qualsiasi momento.
A metà maggio, il capo della CIA Ratcliffe aveva condotto colloqui di altissimo livello con il Ministro dell’Interno cubano, i vertici dello spionaggio locale e Raulito Rodríguez Castro, nipote dell’ex presidente Raúl. Il governo cubano ha dichiarato che l’incontro serviva a dimostrare che l’isola non rappresenta una minaccia per la sicurezza americana.
Havana, Cuba pic.twitter.com/7S7TtJPyf5
— CIA (@CIA) May 14, 2026
Eppure, il contesto generale racconta un’altra storia. Questi incontri avvengono in un momento di grande tensione:
- Pressione politica ed economica: L’amministrazione Trump chiede a gran voce riforme radicali, mantenendo ben saldo il blocco navale sulle spedizioni di carburante verso l’isola.
- Avvertimenti e indagini in corso: Da Washington si è ventilata a più riprese l’ipotesi di un intervento militare. Nel frattempo, la Giustizia americana ha rivelato un’incriminazione contro l’ex presidente Raúl Castro e altri cinque alti esponenti del regime. In aggiunta, il Dipartimento del Tesoro sta indagando sull’influencer Hasan Piker e su organizzazioni vicine a Pechino per presunte violazioni delle sanzioni durante i loro viaggi a Cuba.
- L’allarme sui droni: A far salire la temperatura c’è l’avvertimento del portale Axios, secondo cui Cuba avrebbe accumulato 300 droni da attacco puntati direttamente verso il territorio statunitense. Pochi per essere una vera minaccia, abbastanza per giustificare un’azione.
A narrare la nuda e cruda cronaca, sembra di osservare due Paesi ai ferri corti, che però continuano a parlarsi costantemente ai massimi livelli della difesa. Questi continui contatti tra funzionari delle due parti lasciano intendere chiaramente che qualcosa si sta muovendo sotto i vertici cubani. La morsa si stringe e la necessità di una via d’uscita si fa evidente.
Vedremo a breve un’operazione “Venezuela 2”? Quando generali e capi dello spionaggio intensificano i faccia a faccia in questo modo, la storia insegna che il palcoscenico è pronto per una mossa importante.







You must be logged in to post a comment Login