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Economia

Imprese, la manovra punta su assunzioni e investimenti. ZES e fisco per sostenere la crescita

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Confermati gli incentivi sul costo del lavoro e i premi di produttività. Al Sud 2,4 miliardi per la ZES unica, mentre la flat tax si allarga agli autonomi fino a 100mila euro.

La parte della manovra dedicata alle imprese ha un obiettivo preciso: convincere chi produce a investire, assumere e aumentare la produttività. Il governo Meloni sceglie di confermare buona parte degli incentivi introdotti negli ultimi anni, evitando che la scadenza delle agevolazioni finisca per frenare nuovi progetti industriali. Una scelta che interessa il Mezzogiorno, ma anche le migliaia di piccole e medie aziende che costituiscono l’ossatura dell’economia italiana.

La novità, in realtà, sta soprattutto nella continuità. Dei circa 26 miliardi della legge di Bilancio, nove serviranno a mantenere gli interventi destinati altrimenti a scadere. Per le imprese è un aspetto tutt’altro che secondario. Chi deve acquistare macchinari, aprire uno stabilimento o assumere personale ha bisogno di conoscere le condizioni fiscali dei prossimi anni, non di rincorrere agevolazioni che cambiano a ogni finanziaria.

La conferma della super deduzione del costo del lavoro al 120%, il cosiddetto «più assumi meno paghi», va proprio in questa direzione. Per una nuova assunzione che comporta 30mila euro di costo ammissibile, l’azienda può dedurne fiscalmente 36mila. Il risparmio effettivo dipende dalle imposte dovute, ma il principio è chiaro: rendere meno oneroso aumentare gli organici, soprattutto con contratti stabili.

C’è poi il capitolo della produttività, spesso trascurato nel dibattito politico. La tassazione all’1% dei premi aziendali permette di riconoscere ai dipendenti una quota maggiore dei compensi legati ai risultati. Su un premio lordo di 2mila euro, l’imposta sostitutiva scende a 20 euro, ferme restando le altre trattenute applicabili. Ne guadagna il lavoratore e l’impresa dispone di uno strumento più conveniente per valorizzare chi contribuisce alla crescita.

Nella stessa logica rientra la conferma della tassazione agevolata al 5% degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali. Secondo i dati richiamati dal governo, i rinnovi interessati hanno coinvolto oltre 4 milioni e 250mila lavoratori. È un intervento che non sostituisce la contrattazione salariale, ma può aumentarne gli effetti sulle buste paga senza scaricare interamente il costo sulle aziende.

Un ruolo importante spetta inoltre all’iperammortamento, già previsto per gli investimenti tecnologici e digitali. L’agevolazione, che può arrivare a maggiorazioni del costo fiscalmente riconosciuto fino al 180% secondo le fasce previste, punta a favorire l’acquisto di nuovi macchinari, l’automazione e l’efficienza energetica. Per molte imprese manifatturiere è un modo per ridurre il peso fiscale di investimenti necessari a competere sui mercati internazionali.

Il Mezzogiorno resta uno dei principali destinatari della politica industriale del governo. La conferma della ZES unica, con una dotazione annunciata di 2,4 miliardi, trova riscontro nei risultati registrati finora. Secondo il Check-up Mezzogiorno 2026 di Confindustria e SRM, a metà anno le autorizzazioni rilasciate avevano attivato oltre 9 miliardi di investimenti diretti, con ricadute occupazionali stimate in circa 25mila posti.

Un dato ancora più interessante riguarda i nuovi insediamenti produttivi: rappresentano il 45% delle autorizzazioni, ma concentrano il 65% degli investimenti. La ZES, insomma, non serve soltanto ad ampliare fabbriche già esistenti. Sta favorendo anche l’arrivo di nuove attività, soprattutto nell’agroalimentare, nell’automotive, nella manifattura e nell’elettronica.

Sono risultati incoraggianti, anche se autorizzazioni e investimenti annunciati non coincidono automaticamente con cantieri conclusi e occupazione già realizzata. La vera partita sarà accelerare l’esecuzione dei progetti e garantire procedure semplici, energia competitiva e collegamenti adeguati.

Un altro intervento destinato ad attirare l’attenzione delle attività minori è l’innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia della flat tax per autonomi e professionisti. Quindicimila euro di margine aggiuntivo che possono consentire a una partita Iva di accettare nuove commesse senza perdere immediatamente il trattamento agevolato sui redditi. Per la disciplina Iva, invece, resta da definire il necessario coordinamento con Bruxelles.

Il vantaggio non è soltanto fiscale. Per un piccolo imprenditore o un professionista, il rischio di superare una soglia può diventare un freno alla crescita. Spostarla più in alto significa lasciare maggiore spazio all’attività economica, pur con regole da chiarire prima dell’entrata in vigore.

Naturalmente gli incentivi non bastano a risolvere tutti i problemi delle imprese italiane. Il costo dell’energia continua a pesare, il credito non è sempre facilmente accessibile e le procedure amministrative restano spesso troppo lunghe. Senza una crescita della domanda, anche l’agevolazione più generosa può non essere sufficiente a convincere un’azienda ad assumere.

Ma la manovra presenta una linea riconoscibile: alleggerire il costo fiscale delle assunzioni, premiare la produttività, sostenere gli investimenti e lasciare più spazio alle attività autonome. Per il Sud, la ZES offre inoltre un incentivo territoriale che ha già mobilitato risorse significative.

Il risultato si misurerà nei prossimi mesi. Se le aziende utilizzeranno queste opportunità per aumentare produzione, occupazione ed esportazioni, le agevolazioni avranno contribuito alla crescita. Se invece si limiteranno a sostenere investimenti già programmati, il beneficio per l’economia sarà più contenuto. È questa la verifica che conta, soprattutto per una manovra costruita con risorse pubbliche limitate.

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