Politica
Il Times incorona Meloni: “Può diventare la Merkel italiana”. All’estero una leadership ormai centrale in Europa

Da possibile “pericolo per l’Europa” a candidata a diventare la Angela Merkel italiana. A quasi quattro anni dall’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, il giudizio che arriva da una parte importante della stampa internazionale è ormai molto diverso dalle previsioni che accompagnarono la nascita del suo governo nell’autunno del 2022.
L’ultimo riconoscimento arriva dal Times di Londra, che in un lungo articolo pubblicato nel weekend si domanda esplicitamente: “Can Meloni become Italy’s Merkel?”. Il quotidiano britannico parte dal traguardo dei 1.413 giorni consecutivi a Palazzo Chigi che la premier si prepara a raggiungere il 4 settembre, superando il governo Berlusconi 2001-2005 e stabilendo un primato nell’Italia repubblicana. Ma il punto del Times va ben oltre la semplice longevità. Meloni viene descritta come una leader capace di tenere compatta la coalizione, aumentare il prestigio internazionale dell’Italia e diventare una presenza centrale nei vertici mondiali mentre attorno a lei cambiavano governi e premier.
Il paragone con Merkel nasce proprio da qui. Se fosse confermata dagli elettori nel 2027, osserva il quotidiano londinese, Meloni potrebbe arrivare al 2032 con un decennio consecutivo alla guida del governo: un risultato che avvicinerebbe la durata della sua leadership a quella dei grandi protagonisti della politica europea degli ultimi decenni. Ma soprattutto il Times sottolinea come la premier italiana sia riuscita a conquistare un ruolo che pochi immaginavano possibile nel 2022: interlocutrice stabile di Bruxelles, protagonista nei summit internazionali e capace di incidere sulle politiche europee, a cominciare dall’immigrazione.
Non si tratta, peraltro, di un giudizio isolato. Soltanto pochi giorni fa lo stesso Times aveva definito Meloni “Europe’s most powerful politician”, la politica più potente d’Europa, evidenziandone la capacità di combinare fermezza sulle frontiere e immigrazione legale necessaria al mercato del lavoro. Una definizione particolarmente significativa se si considera quanto tradizionalmente il baricentro politico dell’Unione sia stato collocato tra Berlino e Parigi.
E proprio il confronto con Francia e Germania rende ancora più evidente il cambiamento. La stabilità italiana è diventata una rarità nel panorama europeo. Dal 2022 la Francia ha attraversato una lunga fase di instabilità politica, mentre Londra ha cambiato più volte primo ministro. Meloni, data inizialmente da molti osservatori internazionali come destinata a durare pochi mesi, è invece ancora a Palazzo Chigi con una maggioranza sostanzialmente compatta.
Anche il New York Times, nella lunga intervista dedicata alla premier pochi giorni fa, ha sottolineato come Meloni si sia conquistata «un posto centrale» nella politica europea e abbia ormai l’autorità di una leader consolidata. Il quotidiano americano arriva a osservare che, con l’uscita di scena di Emmanuel Macron, potrebbe diventare una sorta di decana della politica europea, ruolo che per molti anni era appartenuto proprio ad Angela Merkel.
C’è poi il giudizio dei mercati. Il Financial Times ha raccontato in questi giorni un altro ribaltamento che fino a qualche anno fa sarebbe apparso impensabile: oggi è la Francia, e non più l’Italia, a essere considerata dagli investitori il principale elemento di preoccupazione sul mercato europeo del debito. Il FT attribuisce il miglioramento della percezione italiana alla stabilità politica, all’avanzo primario e alla disciplina fiscale mantenuta dal governo Meloni.
Naturalmente nessuno di questi giornali sostiene che in Italia sia tutto risolto. Il Times ricorda la crescita debole, il problema dei salari e l’inflazione; il Financial Times sottolinea che il debito rimane elevato e che la prudenza sui conti dovrà continuare. È proprio questo, però, a rendere il giudizio ancora più significativo: non si tratta di editoriali celebrativi privi di critiche, ma di analisi che, pur evidenziando i problemi, riconoscono il peso politico conquistato dalla premier e il cambio di reputazione internazionale dell’Italia.
E qui emerge una contraddizione evidente rispetto alla narrazione interna di chi descrive da quasi quattro anni il governo Meloni come un’esperienza fallimentare, isolata in Europa e incapace di produrre credibilità internazionale. Se così fosse, sarebbe difficile spiegare perché uno dei più autorevoli quotidiani britannici si chieda oggi se Meloni possa diventare la nuova Merkel italiana; perché il New York Times la indichi tra i possibili leader di riferimento dell’Europa dei prossimi anni; o perché il Financial Times racconti il ritorno della fiducia degli investitori verso l’Italia.
Non era scontato. Anzi, nel 2022 le previsioni erano spesso esattamente opposte: conflitto permanente con Bruxelles, instabilità della coalizione, isolamento internazionale, conti pubblici fuori controllo. Quattro anni dopo l’Italia presenta un governo vicino al record di durata repubblicano, Meloni è diventata una presenza stabile nei principali tavoli internazionali e alcune delle sue battaglie — a partire dal controllo delle frontiere e dai centri per i rimpatri nei Paesi terzi — sono entrate nell’agenda europea. Lo stesso Times osserva che, tre anni dopo il progetto italiano dei centri in Albania, altri governi europei stanno valutando soluzioni analoghe.
Si può naturalmente contestare il governo, le sue politiche economiche o le sue scelte sociali. Ma è sempre più difficile sostenere che Meloni abbia prodotto isolamento o irrilevanza internazionale. La centralità che oggi le riconoscono testate come Times, New York Times e Financial Times è rara per un presidente del Consiglio italiano nella storia politica recente.
Il paragone con Angela Merkel può essere prematuro: alla cancelliera tedesca servirono sedici anni per costruire quel ruolo. Ma che oggi a Londra qualcuno possa formulare seriamente quella domanda rappresenta già di per sé un risultato politico. Quattro anni fa ci si chiedeva quanto sarebbe durata Giorgia Meloni. Oggi, fuori dall’Italia, ci si domanda quanto lontano possa arrivare.









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