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Il tesoro di ghiaccio della Luna: non un singolo impatto, ma un accumulo millenario. Le ricadute per la nuova economia spaziale

Il ghiaccio al Polo Sud lunare non è arrivato in un solo colpo, ma si è accumulato in miliardi di anni. Una scoperta che fornisce a USA e Cina la “mappa del tesoro” per estrarre carburante spaziale e dominare la nuova Space Economy.

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La nuova corsa allo spazio non si combatte più (solo) a colpi di bandiere piantate nella polvere, ma a colpi di risorse. E la risorsa più preziosa, per quanto possa sembrare banale, è l’acqua. Un nuovo studio rivoluziona ciò che sapevamo sulle riserve idriche lunari, con implicazioni  strategiche enormi per le future missioni Artemis e per l’intera infrastruttura della nascente Space Economy.

Fino a ieri, il grande mistero dell’acqua ghiacciata intrappolata nei crateri perennemente in ombra del Polo Sud lunare riguardava la sua origine. È arrivata tutta insieme con un catastrofico impatto cometario, o si è accumulata lentamente? La risposta, secondo un team di planetologi guidato da Paul Hayne dell’Università del Colorado, riscrive la storia geologica del nostro satellite: l’acqua si è accumulata in modo graduale nel corso di oltre tre miliardi di anni. Però non si trova in modo omogeneo sulla Luna, non è in tutti i criteri che ora si trovano all’ombra, non esposti direttamente al sole, ma sono solo in certi crateri. Come mai?

La mappa del freddo e il fattore tempo

Analizzando i dati termici del Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) della NASA e incrociandoli con modelli informatici, i ricercatori hanno fatto una scoperta fondamentale: l’asse di inclinazione della Luna è cambiato nel corso dei millenni. Questo significa che crateri oggi immersi nel buio gelido un tempo erano esposti al sole, e viceversa.

Gli scienziati hanno notato che il ghiaccio ha una distribuzione “a chiazze”, non omogenea. Lavorando a ritroso, hanno scoperto che i crateri rimasti in ombra per più tempo (come il cratere Haworth, al buio da oltre 3 miliardi di anni) sono esattamente quelli che contengono le maggiori concentrazioni di ghiaccio d’acqua. Se l’acqua fosse arrivata con un singolo meteorite recente, la distribuzione sarebbe molto diversa.

Polo Sud Lunare, spesso al’ombra , con il cratere Hawthorne

Ma da dove arriva, quindi, questa risorsa inestimabile? Le ipotesi più accreditate, che escludono il singolo maxi-evento, sono:

  • Micro-impatti continui: una pioggia costante di piccoli asteroidi e comete durata miliardi di anni.
  • Vulcanismo lunare: l’acqua potrebbe essere stata eruttata dalle profondità della Luna durante la sua antica fase vulcanica (quella che ha creato i “mari” lunari, ma che è attualmente esaurita).
  • Vento solare e “perdite” terrestri: il vento solare bombarda costantemente la Luna con atomi di idrogeno. Parallelamente, l’atmosfera terrestre “perde” molecole di ossigeno nello spazio, che finiscono per depositarsi sul nostro satellite. Dalla reazione tra i due elementi nascerebbe l’acqua.

Perchè questa abbondanza di acqua in certi crateri lunari è così importante, e locarli con precisione è essenziale? Semplice: portare un litro d’acqua dalla Terra allo spazio ha costi proibitivi (si parla di decine di migliaia di dollari al chilo).

Trovare depositi abbondanti e prevedibili di ghiaccio significa poter insediare basi permanenti. Ma, soprattutto, l’acqua può essere scissa nei suoi componenti: idrogeno e ossigeno. In termini aerospaziali, questo si traduce in propellente per razzi.

La Luna, grazie alla sua bassa gravità, diventerà la “stazione di servizio” per le missioni verso Marte o per lo sfruttamento minerario degli asteroidi. Sapere che l’accumulo di ghiaccio è un processo antico e che i crateri più vecchi sono i più ricchi, fornisce alle agenzie spaziali e alle aziende private (come Intuitive Machines, che invierà un lander nel 2027 per mappare termicamente queste zone) una vera e propria mappa del tesoro.

Quindi chi ha intenzione di esplorare lo spazio e di conquistarlo, come USA, Russia e Cina si preparano a sfruttare anche queste importanti risorse lunari, che permetteranno di alimentare il volo interplanetario.

 

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link

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