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Il sogno della crociera a vita finisce in Cambogia: la Villa Vie Odyssey si ferma per il caro carburante

Avevano pagato fino a 500.000 dollari per vivere per sempre in mare, ma l’impennata dei prezzi del petrolio legata alla guerra in Iran ha svuotato le casse della compagnia: 203 passeggeri sbarcati in Cambogia con sole 7 ore di preavviso.

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Il sogno di vivere per sempre in mezzo al mare, viaggiando da un capo all’altro del mondo senza i pensieri della vita a terra, si è spezzato all’improvviso nel porto di Sihanoukville, in Cambogia. La Villa Vie Odyssey, la nave da crociera residenziale che aveva promesso ai suoi passeggeri una casa galleggiante per la vita, ha interrotto il suo viaggio martedì scorso. La causa è tanto semplice quanto spietata: l’aumento fuori controllo dei costi del carburante ha reso impossibile continuare a navigare.

Per i 203 passeggeri a bordo (in gran parte pensionati americani) e i 156 membri dell’equipaggio, il risveglio è stato brusco. Molti viaggiatori hanno raccontato di aver ricevuto un preavviso di appena sette ore per fare le valigie e lasciare per sempre quelle cabine che consideravano la propria casa definitiva.

Dalle promesse di Belfast allo stop in Asia

L’avventura della Villa Vie Odyssey era iniziata nell’ottobre del 2024 a Belfast, in Irlanda del Nord, dopo mesi di ritardi tecnici. Il piano originale prevedeva un giro del mondo di tre anni e mezzo, toccando 425 porti in 147 Paesi. Ma per molti non si trattava di una semplice vacanza: la società armatrice, la Villa Vie Residences con sede in Florida, aveva venduto le cabine come vere e proprie case galleggianti.

Attraverso il programma chiamato Endless Horizons (“Orizzonti infiniti”), i passeggeri potevano acquistare il diritto a vivere a bordo per tutta la vita pagando una cifra fissa, che partiva da circa 120.000 dollari per le sistemazioni base fino a sfiorare i 500.000 dollari per le suite doppie, a cui si aggiungeva una quota mensile di mantenimento. L’amministratore delegato della compagnia, Mikael Petterson, aveva promosso l’iniziativa come la soluzione perfetta per i pensionati: un modo per vivere con un budget fisso, al riparo dall’inflazione e dal caro vita sulla terraferma, spendendo meno del costo medio di una casa tradizionale.

Il peso insostenibile dei costi energetici

A mandare in frantumi questo modello economico è stata però la crisi energetica legata alla guerra in Iran e alle tensioni in Medio Oriente esplose alla fine di febbraio. L’impennata dei prezzi del petrolio ha colpito duramente il settore marittimo, trasformando i conti della nave in una voragine finanziaria.

Secondo i dati forniti dalla stessa compagnia, la spesa mensile per il carburante calcolata per singola cabina è schizzata da circa 1.800 dollari fino a picchi di 6.000 e 8.000 dollari durante la navigazione in Asia, area particolarmente colpita dalla crisi energetica. Nei mesi precedenti allo stop definitivo, l’azienda aveva provato a correre ai ripari rallentando la velocità di crociera e allungando le soste nei porti per consumare meno, ma non è bastato.

Prima del crollo, i vertici della società avevano anche chiesto più volte il sostegno economico dei residenti. I coniugi Paul e Lynn Montoya, pensionati del Wyoming a bordo da 17 mesi, hanno raccontato la stanchezza di vedersi chiedere continuamente denaro extra ogni due o quattro settimane per pagare il rifornimento. In un’occasione, la compagnia aveva proposto un contributo aggiuntivo fisso di 500 dollari a testa, trovando però l’opposizione dei viaggiatori.

Anche i famosi youtuber Lanette Canen e Johan Bodin, che documentavano la loro vita a bordo sperando di restarci per almeno quindici anni, hanno dovuto registrare in un video l’annuncio ufficiale dell’altoparlante di bordo: la nave non era riuscita ad assicurarsi il carburante necessario per ripartire verso il Vietnam e tutte le persone dovevano sbarcare entro le ore 14:00.

Cosa farà ora la società armatrice

Con la nave ferma in banchina a Sihanoukville — una città portuale cambogiana nota purtroppo anche per la presenza di reti criminali legate alle truffe online — si apre ora il capitolo più difficile: il futuro della compagnia e dei suoi clienti.

La Villa Vie Residences ha dichiarato ufficialmente di non poter più sostenere le perdite operative accumulate, né di poter scaricare l’intero aumento dei prezzi sui passeggeri, per cui è necessario trovare una strategia completamente nuova per ridare solidità finanziaria all’iniziativa. Ecco i passi concreti annunciati e lo stato attuale della situazione:

  • Disarmo temporaneo (“Warm Layup”): La nave è entrata ufficialmente in stato di disarmo temporaneo. Significa che i motori e i servizi di navigazione vengono spenti per abbattere i costi, mantenendo attivi solo i sistemi minimi di sicurezza e manutenzione a bordo.
  • Piano di ristrutturazione in 60 giorni: La società ha annunciato che utilizzerà i prossimi due mesi per valutare come procedere, lavorando a una ristrutturazione aziendale e a una ricapitalizzazione. L’obiettivo è trovare nuovi fondi o investitori per salvare l’impresa. Alcuni passeggeri, come la sessantanovenne californiana Carol Larson, hanno persino espresso la speranza che gli stessi residenti possano unirsi per comprare la nave e rimetterla in mare. Magari semplicemente può essere sufficiente una ricapitalizzazione.
  • Gestione dell’emergenza e nodo rimborsi: Sulla gestione immediata dei passeggeri le versioni non coincidono. La compagnia afferma di essere al lavoro per assistere residenti ed equipaggio nel trovare alloggi temporanei e organizzare il rientro. I passeggeri, invece, sostengono di essere stati lasciati soli a cercarsi un hotel in poche ore. Al momento, la società non ha ancora chiarito se e come rimborserà le centinaia di migliaia di dollari versate dai clienti per il loro “biglietto a vita”, né se pagherà i voli di ritorno dalla Cambogia. Per adesso il sogno è diventato un incubo in terra straniera.
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