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Il Qatar schiera la flotta fantasma per forzare il blocco, ma la soluzione energetica non è dietro l’angolo

Il Qatar ammassa 12 metaniere a Hormuz per forzare il blocco energetico: crolla il PIL di Doha e le forniture di gas all’Italia restano congelate fino a dicembre.

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Dodici navi metaniere giganti sono ferme all’ancora nel Golfo Persico, pronte a muoversi al primo segnale utile. Il Qatar sta preparando una manovra ad altissimo rischio per forzare l’imbuto dello Stretto di Hormuz e rimettere in moto le forniture di gas naturale liquefatto (GNL), mentre droni e missili continuano a minacciare le rotte marittime. Se la mossa fallisce, le bollette invernali in Europa e in Italia rischiano un’impennata insostenibile.

Le immagini satellitari e i dati di tracciamento navale rivelati da Bloomberg mostrano una concentrazione senza precedenti. Dodici metaniere vuote, capaci di trasportare 1,1 milioni di tonnellate di combustibile (il 2% dell’intera flotta mondiale), aspettano a motori accesi a ridosso degli impianti di Ras Laffan.

L’idea di Doha è giocare d’anticipo: farsi trovare con le stive pronte non appena si aprirà anche solo una temporanea finestra di tregua.

Tuttavia, attraversare quel braccio di mare resta una roulette russa. Pochi giorni fa un cargo greco è stato colpito da un ordigno misterioso, il petrolio ha sfondato quota 104 dollari al barile e le difese navali faticano a garantire passaggi tranquilli. Eppure, per il piccolo emirato, restare fermi significa il fallimento.

La fisica non fa sconti: perché il gas non può imitare il petrolio

Negli ultimi mesi i mercati hanno assistito a una parziale ripresa del traffico petrolifero attraverso Hormuz. Qualcuno a Bruxelles e a Roma sperava che la stessa cosa potesse accadere rapidamente anche per il gas, ma l’illusione si scontra con la dura realtà dell’ingegneria navale.

Per il petrolio greggio gli armatori usano il sistema delle “navette”: piccole imbarcazioni caricano il greggio nel Golfo, attraversano lo stretto rasentando la costa e trasbordano il carico su superpetroliere al sicuro nelle acque aperte dell’Oman.

Con il GNL questo trucco è tecnicamente molto più difficile. Il gas liquido deve rimanere a 162 gradi sotto zero, richiede serbatoi criogenici speciali e impianti di bordo ipertecnologici che non permettono trasbordi improvvisati in mezzo al mare. Non esistono “Piccole gasiere” e, anche se ci sono contenitori normalmente utilizzati con i TIR, non è un sistema di trasporto efficiente.

I vincoli che inchiodano le gasiere sono insormontabili:

  • Mancanza di navi ausiliarie per il travaso criogenico in mare aperto.
  • Rischio elevatissimo di incendi catastrofici in caso di attacco durante la navigazione.
  • Rotte rigide che collegano direttamente i terminali qatarioti ai rigassificatori europei e asiatici.

In parole povere: o le metaniere cariche sfidano le batterie costiere iraniane, oppure il combustibile resta imprigionato nei depositi sotterranei.

Il collasso del PIL di Doha 

Questa fretta del Qatar non è avidità, ma pura disperazione economica. Nel secondo trimestre dell’anno il PIL dell’emirato è crollato del 15,7% su base annua, dopo aver già perso il 7% nei primi tre mesi.

PIL del Qatar

Il confronto con i Paesi confinanti è impietoso. L’Arabia Saudita limita i danni a una contrazione del 4,7%, potendo contare su oleodotti che sbucano sul Mar Rosso, mentre l’Oman registra una crescita del 4,9% proprio perché i suoi porti sono già fuori da Hormuz.

I numeri delle esportazioni qatariote certificano un disastro industriale: dalle stive escono appena 1,7 miliardi di metri cubi al mese contro gli 8,6 miliardi del periodo pre-crisi. E l’ironia vuole che metà di quel poco gas resti comunque imprigionato nel Golfo, venduto al vicino Kuwait per far fronte ai suoi consumi elettrici.

Per il nostro Paese le ripercussioni sono pesantissime. Qatar Energy ha formalmente prorogato lo stato di “forza maggiore” sui contratti a lungo termine con l’Italia fino a dicembre inoltrato, mentre per clienti asiatici come Pakistan e Bangladesh la sospensione arriva a novembre.

Questo significa che i nostri acquirenti dovranno comprare il gas mancante sul mercato a pronti, dove i prezzi sono ai massimi dalla fine del 2022, con inevitabili ricarichi sui bilanci industriali e sui riscaldamenti domestici.

Niente miracoli prima del 2027

Gli analisti di UBS gelano ogni facile entusiasmo: da marzo a oggi dal Qatar sono salpati appena 23 carichi complessivi, contro una media ordinaria di 30 navi al mese. La banca stima che una vera normalizzazione dei flussi non arriverà prima del 2027.

Nel frattempo le agenzie di rating, pur mantenendo per ora la valutazione sul debito qatariota, mantengono prospettive negative a causa dell’eccessiva dipendenza da un’unica risorsa e da un unico passaggio marittimo.

Schierare dodici giganti del mare pronti a salpare è l’ultima carta di Doha per dimostrare ai clienti che la catena di fornitura è viva. Ma senza un vero accordo militare sullo stretto, quelle navi restano solo monumenti galleggianti alla fragilità energetica mondiale.

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