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Il conto da pagare: i pignoramenti immobiliari negli USA schizzano del 14%. Vittime dei tassi alti

I pignoramenti immobiliari negli Stati Uniti crescono del 14% su base annua. Famiglie americane schiacciate dai tassi d’interesse elevati della FED e dai costi in aumento. Ecco la mappa della crisi e i reali rischi per l’economia.

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Il mercato immobiliare americano inizia a mostrare le prime, evidenti crepe sotto il peso di un costo del denaro ormai insostenibile per molte famiglie. I dati parlano chiaro e ci raccontano di un’economia reale che arranca: a maggio si sono registrate ben 40.355 procedure di pignoramento immobiliare negli Stati Uniti. Se da un lato c’è un lieve respiro del 5% rispetto al mese precedente, dall’altro l’aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso è di un pesante 14%.

Come sottolinea ATTOM, azienda specializzata in analisi del mercato immobiliare, questa crescita conferma una tendenza al rialzo ormai costante su base annua. E non è certo un fulmine a ciel sereno: già ad aprile le procedure erano in crescita del 18% rispetto all’anno precedente, mentre nel primo trimestre dell’anno il balzo è stato addirittura del 26%. Per tradurre i numeri in drammatica realtà: a maggio le banche hanno definitivamente ripreso possesso di 4.092 case.

I numeri della crisi

Ma chi sta pagando il prezzo più alto? A maggio, un’abitazione su 3.562 negli Stati Uniti è finita nel mirino di un pignoramento. Questa la situazione dei cinque Stati più colpiti, in proporzione al totale delle case:

StatoTasso di Pignoramento (1 casa ogni…)
Florida2.110
Carolina del Sud2.287
Maryland2.369
Nevada2.386
Indiana2.516

Se guardiamo alle grandi aree metropolitane (sopra i 2 milioni di abitanti), Cleveland in Ohio indossa la maglia nera con un pignoramento ogni 1.524 abitazioni, seguita da Baltimora, Tampa, Riverside e Orlando. Spostando invece la lente sui pignoramenti completati in numeri assoluti, la classifica vede in testa il Texas (519), seguito da California, Florida, Illinois e Michigan.

Il CEO di ATTOM, Rob Barber, ha fatto notare che questi numeri riflettono la pressione continua su alcuni proprietari di casa. Tuttavia, ha anche ricordato che i volumi rimangono molto al di sotto delle medie storiche, indicando una certa “resilienza” generale del mercato immobiliare.

Perché i pignoramenti aumentano?

I motivi sono tutti legati al progressivo strangolamento finanziario della classe media:

  • Tassi di interesse sui mutui paralizzanti: il tasso fisso a 30 anni è rimasto quasi ininterrottamente sopra il 6% da settembre 2022. Alla fine anche l’economia più forte si piega.
  • Premi assicurativi: in forte aumento, specialmente in Stati come la Florida. Questo pesa sui proprietari immobiliari.
  • Costi di gestione: le spese condominiali e di mantenimento crescono senza sosta.

Secondo le previsioni dei servizi legali Nolo, questa tendenza continuerà a salire dolcemente verso la fine dell’anno, colpendo soprattutto i mercati con tasse di proprietà molto alte o economie più precarie e volatili, come Las Vegas.

La politica (tenta di) muoversi

Di fronte a questa silenziosa emorragia, la politica prova a correre ai ripari. Il senatore Jack Reed ha reintrodotto il Preserving Homes and Communities Act, una proposta di legge pensata per tutelare i proprietari.

Cosa prevede? Principalmente, vuole assicurare che enti locali e associazioni no-profit abbiano la priorità assoluta nell’acquisto dei mutui in difficoltà (FHA, Fannie Mae e Freddie Mac), battendo sul tempo i fondi di private equity e i grandi investitori che solitamente li comprano a forte sconto. Inoltre, obbligherebbe a dare un preavviso di almeno 90 giorni ai mutuatari prima che il loro debito venga venduto. Come ha ricordato Reed, “il sistema attuale priorizza i desideri degli investitori sui bisogni dei proprietari di casa”.

La vera cura: tagliare i tassi

Torniamo però al nocciolo della questione macroeconomica. Tassi d’interesse così alti, uniti al rincaro della vita, stanno mandando alle stelle i pignoramenti immobiliari e trasferendo enormi fette di ricchezza dalle famiglie al sistema finanziario.

La cura è evidente: servono tassi più bassi, anche a costo di svalutare la moneta, per rimettere in circolo ossigeno e salvare il ceto medio produttivo. Ma la FED, per ora, sembra pensarla in modo molto diverso, preferendo difendere la stabilità finanziaria astratta ai danni dell’economia reale.

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