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Il conto alla rovescia di Trump (di Michele Volpi)
Lo stallo iraniano, i negoziati di Abu Dhabi e la rete investigativa democratica. I molti fronti su cui è esposto il presdiente USA

Mancano due anni alle elezioni del 2028, ma la sconfitta alle midterm ha già tolto a Donald Trump margini importanti di manovra. I democratici hanno conquistato Camera e Senato; il nuovo Congresso entrerà in carica a gennaio 2027. Da quel momento qualsiasi mossa di politica estera che richieda fondi, sanzioni o supervisione legislativa passerà sotto lo sguardo di un’opposizione ostile. Nel frattempo l’amministrazione deve gestire contemporaneamente due fronti aperti: l’Iran e l’Ucraina. Non con lo stesso peso, però.
Iran priorità, Ucraina esercizio diplomatico
Per Washington il dossier iraniano è nettamente più rilevante di quello ucraino. La situazione intorno a Teheran rischia di erodere le posizioni americane in Medio Oriente, una regione che non è più al centro della strategia statunitense ma resta comunque un asset che nessuno a Washington vuole perdere del tutto. L’Ucraina, al contrario, sembra sempre più un esercizio di simulazione diplomatica: un modo per mantenere aperto un canale con Mosca e dimostrare che «si sta facendo qualcosa», senza la reale volontà o la capacità di chiudere il conflitto.
Iran: il blocco continua, i costi salgono
Il blocco navale americano contro l’Iran resta in vigore, ma il consenso politico che lo sosteneva si è incrinato. Il vicepresidente JD Vance ha scritto su X una dichiarazione che Reuters ha definito “straordinaria”: «La ragione per cui abbiamo perso è la guerra. Chiunque voglia sostenere che ne è valsa la pena… lo dica. Ma tutti sanno perché abbiamo perso». Trump ha riconosciuto che l’analisi di Vance era «in gran parte vera», ma ha ribadito che rifarebbe tutto: «Non avevamo scelta. Non puoi permettere all’Iran di avere un’arma nucleare».
Secondo il Wall Street Journal, le pressioni interne all’amministrazione sono diventate particolarmente intense dopo le midterm. Prima del post pubblico, Vance aveva già detto al presidente che avrebbe addossato la sconfitta alla guerra. Ora le fazioni si fronteggiano apertamente. Vance e l’inviato speciale Steve Witkoff spingono per una via diplomatica e per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Sul fronte opposto, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il comandante del CENTCOM, ammiraglio Brad Cooper, hanno sostenuto in recenti briefing la ripresa di operazioni di combattimento su larga scala. Una terza linea, sostenuta dal segretario di Stato Marco Rubio e dal segretario al Tesoro Scott Bessent, punta a mantenere e stringere il blocco e le sanzioni senza nuove campagne aeree.
Restano dunque tre opzioni, tutte difficili. Riprendere gli attacchi su larga scala sarebbe estremamente impopolare e terrebbe alti i prezzi della benzina. Negoziare ora, con Teheran che fiuta la debolezza politica di Washington, rischia di produrre richieste iraniane più alte. Continuare a «strangolare» il regime attraverso blocco e sanzioni potrebbe richiedere mesi prima di mostrare risultati concreti.
I mediatori del Qatar lavorano a una bozza a due fasi: nel primo giorno Washington rimuoverebbe il blocco e sbloccherebbe parte dei fondi iraniani congelati, mentre Teheran inviterebbe l’AIEA a ispezionare i siti nucleari bombardati; nel secondo giorno si riaprirebbe lo Stretto di Hormuz e riprenderebbero i negoziati sul programma nucleare. Parallelamente il Comando Centrale americano completa i preparativi per un’eventuale ripresa delle operazioni. Un segnale di possibile escalation sarebbe l’arrivo di un terzo gruppo d’attacco di portaerei nella regione.
Sul fronte iraniano, Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ha letto la sconfitta dei repubblicani come una “vittoria strategica e politica”. Tuttavia, secondo analisti come Ali Vaez dell’International Crisis Group, Teheran rischia di scambiare la debolezza politica americana per debolezza militare e di alzare troppo la posta, proprio quando un accordo sarebbe ancora possibile.
Abu Dhabi: negoziati trilaterali, Europa ai margini
Il 10 e 11 novembre rappresentanti di Russia, Stati Uniti e Ucraina si incontreranno ad Abu Dhabi. Il Cremlino ha confermato che la delegazione russa sarà guidata da Vladimir Medinskij; l’inviato speciale americano Steve Witkoff fungerà da mediatore, con il coinvolgimento di Jared Kushner.
Trump ha rilasciato segnali ottimistici dopo aver incontrato l’inviato russo Kirill Dmitriev, parlando di un «grande accordo» che «potrebbe coprire l’intera Europa». Ciò che ha generato tensione a Bruxelles sono state le dichiarazioni di Kushner sull’architettura di sicurezza europea. Ha elencato cinque obiettivi: un meccanismo permanente di consultazione, canali di crisi affidabili, maggiore trasparenza militare, misure reciproche di de-escalation e un quadro di sicurezza a lungo termine per l’Europa.
La reazione europea è stata prevedibile e rivelatrice. Funzionari di Bruxelles hanno definito le proposte «completamente inaspettate». Un portavoce della Commissione ha rivendicato, non senza durezza, che «spetta all’Unione europea decidere sulle questioni che riguardano la propria sicurezza».L’alto rappresentante Kaja Kallas ha escluso che Bruxelles discuta l’architettura di sicurezza europea a un tavolo con Russia e Stati Uniti.
In realtà, è proprio l’assenza di un’architettura di sicurezza europea condivisa – o meglio, il rifiuto di costruirne una che non fosse esclusivamente anti-russa – una delle cause scatenanti della guerra in Ucraina. Dopo la fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno spinto con decisione per l’allargamento della NATO, e l’Europa ha sostanzialmente avallato questa scelta, senza mai affrontare seriamente la questione di come integrare (o almeno non escludere sistematicamente) la Russia. Kushner, per quanto in modo unilaterale e americano-centrico, ha almeno messo sul tavolo il nodo strutturale del problema.
Come ha osservato di recente George Beebe, ex direttore dell’analisi sulla Russia alla CIA, l’Unione europea mostra grande resistenza ad accettare una nuova architettura di sicurezza europea che tenga conto delle preoccupazioni russe. Riconoscere che per Mosca esistono questioni di sicurezza (e non solo territoriali) metterebbe in discussione l’impostazione con cui Bruxelles ha finora giustificato il proprio coinvolgimento nella guerra.
Il risultato è paradossale: l’Unione europea, che pure è il soggetto più esposto alle conseguenze del conflitto, si auto-margina da un negoziato che riguarda direttamente la sua sicurezza. E mentre protesta per essere stata tenuta fuori, conferma di non avere né la volontà né la capacità di proporre un’alternativa credibile al modello attuale.
La rete investigativa democratica
La vittoria di midterm ha dato ai democratici gli strumenti per aprire indagini. Membri della Commissione per le relazioni estere del Senato hanno già inviato lettere di conservazione documenti a Elon Musk su Starshield, il sistema di comunicazioni satellitari militari di SpaceX da cui dipendono le forze ucraine. Restrizioni alla velocità di trasmissione, entrate in vigore a metà ottobre, avevano reso quasi inutilizzabili alcuni droni d’attacco e intercettori. Musk ha negato responsabilità personale, sostenendo che Starshield è controllato dal governo americano. Con il controllo del Congresso, i democratici potranno trasformare queste lettere in indagini formali.
Lo stesso schema si applica all’accordo sul diesel russo. A ottobre Trump aveva annunciato un’intesa con Mosca per far arrivare diesel russo sui mercati globali e aveva fatto emettere una licenza generale temporanea. L’accordo aveva già suscitato critiche bipartisan. Un Congresso a maggioranza democratica ha ora la forza per esaminarlo a fondo, insieme a banche, porti e operatori coinvolti.
Si prevede che la Commissione per le relazioni estere del Senato sarà presieduta da Chris Coons, dopo il ritiro di Jeanne Shaheen. Sotto la sua guida le indagini non si limiteranno a Starshield o al diesel, ma potranno estendersi alla legittimità complessiva delle decisioni di politica estera dell’amministrazione, dall’Iran agli accordi energetici con la Russia.
Il tempo non è dalla parte di Trump
In queste condizioni non è realistico aspettarsi grandi avanzamenti nella politica americana sulle esportazioni energetiche russe. Anche sul fronte ucraino la pace non si avvicina: le posizioni delle parti restano troppo distanti e non si intravede alcun compromesso credibile. L’amministrazione Trump cerca di chiudere entrambi i dossier prima del 2028, ma con priorità e strumenti diversi. Sull’Iran sembra disposta a un’escalation economica e militare. Sull’Ucraina si limita a tenere aperto un canale e a simulare attività diplomatica. In entrambi i casi, il tempo e i vincoli politici interni giocano contro di lei.
Le elezioni del 2028 sono ancora lontane, ma la finestra di manovra si restringe mese dopo mese. Il costo del confronto con l’Iran si accumula, le proposte americane sull’Europa trovano porte chiuse a Bruxelles e le indagini democratiche sono già in preparazione. Queste tre linee convergono su una data precisa: gennaio, quando il nuovo Congresso presterà giuramento.
Michele Volpi
Fonti
- The Wall Street Journal, “Trump’s Clashing Advisers Press Him to Make Iran War Decision”, 7 novembre 2026. https://www.wsj.com/world/middle-east/trumps-clashing-advisers-press-him-to-make-iran-war-decision-758c1e55
- Reuters, “Vance repudiates Iran war after US electoral defeat”, 4 novembre 2026. https://www.reuters.com/legal/government/vance-repudiates-iran-war-after-us-electoral-defeat-2026-11-04/
- Reuters, “Kremlin confirms trilateral Ukraine peace talks in Abu Dhabi next week”, 3 novembre 2026.https://www.reuters.com/world/europe/kremlin-confirms-trilateral-ukraine-peace-talks-abu-dhabi-next-week-2026-11-03/
- Kyiv Post, “Kushner Outlines Five-Point European Security Plan”, 6 novembre 2026 (e post di Jared Kushner su X del 5-6 novembre 2026). https://www.kyivpost.com/post/89289
- Reuters, “Ukraine must be part of Europe’s security architecture, EU foreign policy chief says”, 6 novembre 2026. https://www.reuters.com/world/ukraine-must-be-part-europes-security-architecture-eu-foreign-policy-chief-says-2026-11-06/
- POLITICO Europe, “Trump’s ‘big, beautiful’ European security plan isn’t convincing Europe”, 6 novembre 2026. https://www.politico.eu/article/jared-kushner-european-security-plan-is-not-convincing-europe/
- Reuters, “Qatar says its mediation efforts between US and Iran continue to prevent escalation”, 7 novembre 2026. https://www.reuters.com/world/middle-east/qatar-says-its-mediation-efforts-between-us-iran-continue-prevent-escalation-2026-11-07/
- Reuters, “EXCLUSIVE: Order to limit Starshield for Ukraine came from inside White House, sources say”, 15 ottobre 2026https://www.reuters.com/world/europe/order-limit-starshield-ukraine-came-inside-white-house-sources-say-2026-10-15/
– Reuters, “US Democratic senator probes Ukraine’s loss of Starshield service”, 22 ottobre 2026;https://www.reuters.com/legal/government/us-democratic-senator-probes-ukraines-loss-starshield-service-2026-10-22/
– CNN, “Pentagon watchdog declines bipartisan request to investigate Starshield slowdowns in Ukraine”, 28 ottobre 2026. https://www.cnn.com/2026/10/28/politics/pentagon-watchdog-declines-request-investigate-starshield-ukraine
- Reuters, “Trump says Russia to supply diesel to US and global markets”, 9 ottobre 2026. https://www.reuters.com/business/energy/trump-big-announcement-coming-up-diesel-2026-10-09/
- George Beebe in conversazione con Glenn Diesen, “George Beebe: Europe Must Face U.S. Consequences if It Blocks Ukraine Peace Agreement”, 29 ottobre 2026.https://glenndiesen.substack.com/p/george-beebe-europe-must-face-us(anche disponibile su YouTube: https://youtu.be/no_RorPjWb4)







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