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Il boom dei nuovi spagnoli: quasi 300 mila cittadinanze in un anno. Il piano di Sánchez per cambiare il corpo elettorale?

Il governo Sánchez triplica i passaporti concessi e batte i record di Francia e Germania: quasi 300 mila nuovi cittadini nel 2025. Un’accelerazione burocratica che introduce oltre un milione di potenziali elettori e ridisegna gli equilibri politici ed economici del Paese.

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Mentre l’Europa intera discute di come chiudere le frontiere, la Spagna di Pedro Sánchez ha deciso di spalancarle dall’interno. I dati ufficiali dell’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo (INE) rivelano una realtà senza precedenti. Nel solo anno 2025, il governo di Madrid ha polverizzato ogni record storico nazionale, concedendo la cittadinanza a quasi 300.000 residenti stranieri.

Non si tratta di una fluttuazione passeggera, ma di una precisa e metodica accelerazione politica. Questo dato rappresenta più del triplo delle concessioni registrate nel biennio 2018-2019, l’epoca in cui Sánchez si è insediato alla Moncloa. Con questa fiammata burocratica, la Spagna supera storici colossi dell’accoglienza e si piazza stabilmente al primo posto all’interno dell’Unione monetaria per numero di naturalizzazioni.

La grande scalata della demografia burocratica

La volatilità è sempre stata una costante nelle statistiche di Madrid, ma un trend rialzista così verticale non si era mai visto. Per capire la portata del fenomeno, basta confrontare i numeri attuali con l’ultimo anno intero del precedente governo conservatore guidato da Mariano Rajoy.

AnnoCittadinanze concesse (Spagna)
2017 (Governo Rajoy)~66.500
2025 (Governo Sánchez)~300.000

Se guardiamo al quadro europeo complessivo calcolato da Eurostat tra il 2019 e il 2024, la Spagna distacca tutti con 1,04 milioni di nuovi cittadini. Nello stesso periodo la Germania si è fermata a 1,02 milioni e la Francia non ha raggiunto nemmeno quota 700.000. Sommando la via ordinaria della residenza e i canali esteri della “Legge sulla Memoria Storica”, lo Stato spagnolo ha battezzato 1,8 milioni di nuovi cittadini tra il 2018 e il 2025.

Da dove arrivano i nuovi cittadini?

I requisiti standard prevedono dieci anni di residenza continuativa, ma il sistema iberico è storicamente generoso con le sue ex colonie. Per i cittadini dell’America Latina, infatti, il periodo minimo scende a soli due anni. Inoltre, i matrimoni misti azzerano l’attesa a un solo anno.

Questa corsia preferenziale spiega la mappa delle origini: oltre il 50% dei nuovi passaporti è stato consegnato a cittadini provenienti da nove Paesi latinoamericani, con punte massime per Venezuela, Colombia e Perù. Tuttavia, analizzando i singoli Stati, il Marocco si conferma la prima terra d’origine, coprendo da solo il 17% del totale nell’intero periodo.

Le ricadute economiche e il fattore elettorale

Il Ministero della Giustizia giustifica il boom con massicci investimenti nella digitalizzazione e nello snellimento delle pratiche. Tuttavia, un travaso demografico del genere ha un impatto immediato sul sistema economico e politico. Dal punto di vista lavorativo, l’impatto sul censimento dell’impiego non è automatico, poiché una fetta consistente dei richiedenti è composta da minorenni.

L’impatto più esplosivo si vedrà invece nelle urne. Secondo le proiezioni dei tecnici del think tank Freemarket, l’effetto combinato delle naturalizzazioni dei residenti e dei non residenti (tramite la “Legge sui Nipoti”) potrebbe gonfiare le liste elettorali di ben 1,3 milioni di potenziali nuovi votanti entro la fine della legislatura. Parliamo di un aumento secco superiore al 3% del corpo elettorale complessivo.

La distribuzione di questi voti sarà decisiva soprattutto nelle circoscrizioni delle aree interne e meno popolate, dove poche centinaia di preferenze spostano gli ultimi decisivi seggi parlamentari. Il sospetto dell’opposizione è chiaro: il Partito Socialista (PSOE) sta cercando di fabbricarsi una nuova base elettorale su misura, compensando il declino tra gli elettori storici. Attenzione, però: la storia insegna che i nuovi cittadini non sempre votano come spera chi ha firmato i loro passaporti. I laburisti britannici, di recente, se ne sono accorti a loro spese.

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