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I veri falsi. Chi c’è dietro i FakeBot dei finti terremotati su Twitter?

Proseguiamo l’informazione sul grave caso dei falsi account Twitter denunciati da diversi utenti, oltre che da noi e da La Verità ieri e dal il Fatto Quotidiano oggi. Ricordiamo rapidamente i fatti:

  • Sono state scoperte centinaia di account Twitter falsi, con nomi di fantasia (speriamo) e foto di ignari cittadini, anche stranieri – e almeno in un caso deceduti, che twittavano le stesse frasi.
  • Gli account avevano migliaia di followers (circa 25.000 a testa) e migliaia di like e RT, ovviamente opera dei loro fratelli FakeBot.
  • Gli account sono stati creati quasi tutti nell’aprile 2012.
  • I FakeBot producevano con un algoritmo tweet identici acchiappa-like generici mischiati a messaggi più politici, filogovernativi.
  • Il caso che ha fatto scoppiare il bubbone è un tweet di qualche mese fa su un fantomatico ritorno a casa di centinaia di persone dopo il terremoto, copia di un tweet vero fatto da un terremotato de L’Aquila.
  • I FakeBot sono stati segnalati da diversi utenti Twitter, non dai solerti cacciatori di bufale e debunker attivissimi o meno, né tampoco dai giornaloni in crociata anti-algoritmi come La Stampa o La Repubblica.
  • Una stima approssimativa calcola ben 50.000 FakeBot componenti questa allegra combriccola.

Un lodevole utente Twitter e il debunker David Puente (su nostro invito) sono riusciti a risalire alla società che ha registrato quei profili e ai suoi soci.

Dalle ricerche dell’utente @imibabbo e del debunker David Puente risulta che gli account fake sarebbero stati creati dalla società ISayBlog del sig. David Di Tivoli, Technical Director e fondatore. A questo signore puntano altri indizi, dai retweet dei FakeBot ai blog citati dai tweet dei FakeBot medesimi.

Il Fatto Quotidiano riporta oggi che i FakeBot sono stati cancellati in tutta fretta. Nessun altro solerte giornalone, nemmeno quelli che ci hanno recentemente diffamato in tema di #FakeNews, ha degnato questo caso di una riga. Immaginiamo inoltre che siano ravvedibili profili di reato nel furto dell’immagine altrui, e forse la Polizia Postale potrebbe verificare la faccenda.

In ogni caso saremo lieti di ospitare le eventuali spiegazioni e rettifiche del sig. David Di Tivoli, per sgombrare il campo dai legittimi dubbi sull’uso politico di Fake e Bot pro-governativi nell’imminente campagna elettorale.

E no, in questo caso escludiamo a priori che Putin e gli hacker russi c’entrino qualcosa.

 

 


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