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Hormuz va a picco: due navi emiratine affondate in 24 ore e la sicurezza del Golfo va in fumo

Due navi colate a picco in sole 24 ore: la stretta dell’Iran su Hormuz fa crollare le difese marittime e minaccia un’impennata immediata dei prezzi del petrolio.

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Lo Stretto di Hormuz sta diventando una trappola mortale e il commercio marittimo mondiale si trova davanti al suo peggior incubo. Nel giro di appena ventiquattro ore, due mercantili degli Emirati Arabi Uniti sono colati a picco dopo essere stati colpiti da raid iraniani.

Le navi mercantili stanno andando a fondo con un ritmo preoccupante.

A confermare il disastro è il Wall Street Journal insieme all’ufficio idrografico del Pakistan, che monitora le rotte del Medio Oriente. Le imbarcazioni affondate sono la GFS Pride e la Cape Dao. Una delle due navigava già danneggiata ed era stata abbandonata dal 23 settembre, ma il colpo di grazia delle ultime ore ne ha decretato la perdita totale.

Per ritrovare un affondamento completo in queste acque bisognava risalire allo scorso marzo. All’epoca un missile incendiò la sala macchine di un’altra unità, provocando quattro morti e tre feriti tra i marinai. Oggi la storia si ripete, ma a un ritmo che non lascia più tempo di reazione.

I Pasdaran iraniani non nascondono affatto la propria strategia. Anzi, la rivendicano apertamente sui canali ufficiali. Il segretario del consiglio di sicurezza di Teheran, Mohsen Rezaei, ha dichiarato senza giri di parole: «Colpiamo cinque o sei imbarcazioni ogni notte. Hormuz è sotto il controllo della Repubblica Islamica».

Mentre Washington assicura che le sue scorte navali garantiscono il passaggio del greggio, la realtà dei fatti racconta tutt’altro. Secondo l’agenzia britannica UKMTO e le fonti europee di sicurezza marittima, il bilancio di ottobre ha già superato le 24 navi mercantili colpite. Solo domenica scorsa si sono registrati sei attacchi in un singolo giorno.

Indicatore Hormuz (Ottobre)Dato registratoConseguenza pratica
Navi colpiteOltre 24 mercantiliBlocco rotte commerciali
Affondamenti (24 ore)2 navi da carico emiratinePerdita totale del carico
Attacchi rivendicati5-6 bersagli a notteRottura corridoi navali
Premi assicurativi guerraIn forte ascesa (+300%)Rincaro immediato delle merci

L’ironia amara della vicenda sta proprio nella distanza tra i comunicati diplomatici e ciò che accade in mare. Gli Stati Uniti sostengono di aver imbottigliato l’export di Teheran e di proteggere i flussi alleati. Teheran risponde trasformando lo stretto in un poligono di tiro notturno, accusando le navi occidentali di non osare avvicinarsi troppo alle sue coste. Alla fine il rischio è quello che lo stretto venga foderato dalle navi mercantili di entrambe le parti.

Nave portacontainer che affonda

L’impatto economico di questa escalation non tarderà a bussare alla porta di aziende e consumatori. Quando una rotta come Hormuz diventa insicura, non si parla solo di navi:

  • Le compagnie assicurative applicano tariffe di guerra insostenibili o rifiutano del tutto la copertura.
  • Le rotte alternative attorno all’Africa allungano i tempi di consegna di dieci o quattordici giorni, bruciando carburante e aumentando le tariffe dei noli.
  • Il petrolio subisce un rincaro istantaneo sul mercato dei contratti a termine, trasferendosi rapidamente su carburanti, logistica e bollette dell’energia.

Se l’Iran continuerà a prendere di mira i convogli al ritmo di cinque imbarcazioni a notte, il greggio non impiegherà molto a toccare vette capaci di spezzare la ripresa economica globale, non tanto per il prezzo del greggio all’imbarco, quanto per i costi assicurativi e i compensi per gli equipaggi che rischiano il pericoloso passaggio. La chiusura di Hormuz rischia di essere causata dai costi eccessivi per il transito.

 

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