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Attacco storico a Binance: spariti 6,3 miliardi di dollari in 20 minuti. Bitcoin crolla e i prelievi si bloccano
Colpo storico a Binance: gli hacker svuotano conti per 6,3 miliardi di dollari in soli 20 minuti passando dal computer di un dipendente. Prelievi sospesi, Bitcoin in forte calo e sospetti sulla Corea del Nord.

Oltre sei miliardi di dollari volatilizzati nel giro di venti minuti, mentre i risparmiatori di tutto il mondo fissavano schermi bloccati senza poter ritirare un solo centesimo. Binance, la più grande piattaforma mondiale per lo scambio di criptovalute, ha subito il più colossale furto informatico della storia finanziaria digitale, con un buco stimato in 6,36 miliardi di dollari (circa 5,63 miliardi di euro) che ha costretto il colosso a sospendere in fretta e furia tutti i depositi e i prelievi.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere, innescando un’ondata di vendite immediate. Come mostra chiaramente il grafico dell’andamento settimanale, il Bitcoin (BTC) viaggiava sopra gli 81.500 dollari prima della diffusione della notizia, per poi precipitare verticalmente fino a toccare un minimo vicino ai 76.600 dollari, cercando ora un precario equilibrio intorno a quota 78.400 dollari.
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Anche il resto del listino digitale paga un conto salatissimo. Il token proprietario di Binance (BNB) ha perso oltre l’8% in ventiquattro ore, mentre i titoli della finanza decentralizzata come Aave (-11,3% a 118,54 dollari) e Uniswap (-10,4% a 6,48 dollari) sono stati trascinati verso il basso dal panico generale.
Come è avvenuto il colpo: il tallone d’Achille umano
Spesso si pensa che per violare i caveau digitali servano supercomputer quantistici, ma la realtà è molto più banale e quasi ironica. Secondo le prime indagini interne di Binance, tutto sarebbe partito dal computer portatile infetto di un singolo ingegnere informatico (addetto al settore DevOps).
Non c’è stata alcuna fuga diretta delle “chiavi private”, cioè le password segrete che custodiscono i forzieri dell’azienda. Gli hacker hanno invece usato il portatile del dipendente per entrare nei sistemi interni e ingannare l’infrastruttura che autorizza le firme digitali. .
Gli esperti della società di sicurezza Blockaid hanno spiegato il meccanismo tecnico usato per svuotare il conto “Binance 14”:
- Gli aggressori hanno impacchettato 50 autorizzazioni speciali (chiamate EIP-7702) dentro una singola operazione.
- Tramite questa funzione, che permette a un conto di delegare i propri comandi a un programma esterno, hanno ceduto il controllo a un contratto automatico malevolo.
- Il programma ha agito come un aspirapolvere digitale, prosciugando token ed Ether in venti minuti netti prima che gli allarmi potessero bloccare le porte.
L’ombra della Corea del Nord e il bilancio dei danni
Dietro un’operazione così rapida e chirurgica spunta un nome ben noto alle polizie internazionali. La società di analisi TRM Labs attribuisce il colpo al gruppo di hacker nordcoreani chiamato TraderTraitor.
La dinamica ricorda da vicino il furto da 1,5 miliardi di dollari subito dalla piattaforma Bybit all’inizio del 2025, fino a ieri il record negativo del settore, anch’esso orchestrato da Pyongyang ingannando i sistemi di verifica. Si finisce così nel paradosso geopolitico di un Paese sottoposto a pesanti sanzioni internazionali che finanzia il proprio bilancio statale sfruttando le falle della finanza più moderna del pianeta.
Per capire la portata economica dell’evento e dove siano finiti i soldi, basta osservare la ripartizione attuale dei fondi sottratti:
| Voce del bilancio dell’attacco | Valore stimato (USD) | Stato attuale dei fondi |
| Bottino totale compromesso | 6,36 miliardi | Sottratto in circa 20 minuti |
| Fondi bloccati | 3,00 miliardi | Congelati sulla rete con l’aiuto dei partner |
| Fondi ancora in mano agli hacker | 2,40 miliardi | Convertiti per impedire il blocco dagli emittenti |
| Saldo residuo in tracciamento | 0,96 miliardi | Sotto indagine delle forze dell’ordine |
Binance ha rassicurato i clienti annunciando che coprirà tutte le perdite attingendo al proprio fondo di garanzia (SAFU) e alla cassa aziendale, promettendo a breve un nuovo rendiconto certificato delle riserve. Resta però il fatto pratico: quando un intermediario blocca i prelievi, la liquidità degli utenti diventa immediatamente zero, trasformando la ricchezza virtuale in una semplice promessa di rimborso.
Le ricadute economiche: fuga verso la decentralizzazione?
Un colpo da oltre sei miliardi mette a nudo la fragilità delle grandi piattaforme centralizzate (CEX), che funzionano come banche tradizionali ma senza la rete di protezione di una banca centrale. Da tempo ci sono dubbi circa la sicurezza di questo tipo di soluzione del mondo cripto.
Secondo Geoffrey Kendrick, responsabile della ricerca sugli asset digitali di Standard Chartered, questo disastro spingerà gli investitori a spostarsi verso gli scambi decentralizzati (DEX), dove non esiste un intermediario unico da colpire, ma tutto avviene in modo automatico, regolato dagli algoritmi. Nel secondo trimestre del 2026, il volume degli scambi decentralizzati rispetto a quelli centralizzati aveva già raggiunto il 23,5%, in crescita di oltre due punti percentuali rispetto a inizio anno.
Kendrick ritiene che piattaforme come Uniswap — mai violata finora — ne usciranno rafforzate nel lungo periodo, confermando la sua stima di un token UNI a 100 dollari entro il 2030, dentro un mercato della finanza decentralizzata che potrebbe toccare i 2.700 miliardi di dollari. Nel breve termine, tuttavia, il mercato dovrà assorbire lo shock: finché i tre miliardi congelati non verranno sbloccati e non ci sarà chiarezza sui buchi di sicurezza, la volatilità resterà altissima e il denaro reale cercherà porti più sicuri.









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