Idee & consigli
Il grande travaso del risparmio: gli italiani lasciano i conti correnti e tornano sui mercati

A fine 2025 la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ha raggiunto 6.487 miliardi di euro, 446 in più in dodici mesi (+7%), secondo le elaborazioni FABI su dati Banca d’Italia. La cifra da sola dice poco: il vero cambiamento sta nella composizione. La liquidità cresce appena, mentre fondi, azioni ed ETF corrono. Dopo un decennio di conti correnti gonfi e fermi, il risparmio italiano ha ripreso a muoversi.
La liquidità cresce poco, i fondi corrono
I numeri del travaso sono netti. Conti correnti e depositi valgono 1.603 miliardi, in aumento di appena l’1,5% sull’anno. I fondi comuni sono saliti a 901,9 miliardi, con una crescita del 6,9% e una raccolta netta che nel 2025 ha quasi triplicato quella dell’anno precedente. L’inflazione degli ultimi anni ha presentato il conto a chi ha tenuto i soldi fermi, e la lezione sembra recepita: il denaro parcheggiato perde valore in silenzio, mese dopo mese.
C’è anche un fattore di contesto che spinge nella stessa direzione. I vecchi porti sicuri non offrono più le certezze di un tempo: come abbiamo raccontato analizzando la fine dei “beni rifugio” nella perma-crisi globale, oro e titoli di Stato hanno smesso di proteggere i portafogli nei momenti di tensione. Se la protezione assoluta non esiste più, tanto vale cercare rendimento: è il ragionamento, pragmatico, che molti risparmiatori stanno facendo.
ETF e fai-da-te: il retail è tornato
Il fenomeno più interessante riguarda gli strumenti scelti. Gli ETF detenuti dai risparmiatori italiani hanno raddoppiato i capitali in cinque anni, superando i 39 miliardi: quote basse in assoluto, ma con il tasso di crescita più alto di tutto il risparmio gestito. In parallelo si allarga la platea di chi investe in autonomia: secondo il Rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie, il 67% degli investitori si informa sul web prima di decidere, mentre la partecipazione azionaria diretta resta sotto il 10% del portafoglio complessivo. Margini di crescita enormi, che spiegano perché ogni piattaforma di investimento stia corteggiando il retail italiano.
La generazione entrata sui mercati durante la pandemia, insomma, non è uscita. Ha cambiato strumenti: meno speculazione giornaliera, più piani di accumulo, ETF ed esposizione ai grandi listini.
La piattaforma è la prima decisione di portafoglio
Il travaso passa quasi sempre da un conto di trading online, e qui la scelta dell’intermediario è diventata essa stessa una decisione finanziaria. I confronti editoriali tra i migliori broker online valutano ormai gli operatori su sei parametri (regolamentazione, struttura commissionale, qualità della piattaforma, gamma di asset, assistenza e accessibilità) e riportano un’avvertenza che vale più di ogni classifica: tra il 74% e l’80% dei clienti retail perde denaro con i CFD, gli strumenti a leva più diffusi sulle piattaforme. Commissioni zero non significa rischio zero, e la differenza tra comprare un ETF reale e negoziare un derivato a leva resta la distinzione più importante per chi inizia.
Il ritorno degli italiani sui mercati è, nel complesso, una notizia positiva per un Paese che per anni ha lasciato la propria ricchezza a erodersi sui conti correnti. Ma la velocità con cui il retail si sta esponendo al capitale di rischio richiede una consapevolezza che i dati Consob sulla cultura finanziaria ancora non fotografano. Come sempre, questo è solo un nostro pensiero e non un consiglio di investimento: ognuno usi la propria testa.







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