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Gli USA schierano i laser da guerra a Hormuz. Puntatori guidati con il controller dell’Xbox?

Gli Stati Uniti blindano lo Stretto di Hormuz con cannoni laser termici per fermare droni e missili iraniani prima del blocco petrolifero: a governarli ci sono le levette dei controller dell’Xbox.

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Lo Stretto di Hormuz rischia di trasformarsi nel punto di non ritorno per l’economia mondiale. In questo corridoio strategico dove naviga un quinto del petrolio del pianeta, le navi della Marina statunitense affrontano la minaccia costante di droni kamikaze e missili iraniani. Basterebbe una sola petroliera affondata per bloccare i traffici navali, facendo schizzare verso l’alto i costi dei carburanti e le bollette energetiche delle famiglie occidentali.

Per disinnescare questo pericolo senza finire sul lastrico, il governo americano ha rotto gli indugi. Ha trasferito dai laboratori al mare aperto le sue armi a energia diretta: cannoni laser capaci di abbattere bersagli in volo alla velocità della luce.

La scena dentro le sale operative navali sembra uscita da una stanza per ragazzi. I marinai che puntano questi potenti fasci termici non usano apparati complicati dal costo esorbitante. Secondo notizie trapelate anche sui social media , tengono tra le mani un normale controller da gioco per Xbox, identico a quello venduto nei negozi.

La decisione nasce da una logica pratica: quasi tutte le giovani reclute hanno passato ore davanti a una console. L’ergonomia di quei comandi è il risultato di anni di investimenti miliardari dell’industria privata. Chi li impugna sa già come muovere le levette senza bisogno di lunghi corsi di addestramento. Durante una recente prova sul campo, sono bastati appena due minuti di spiegazione per consentire a un operatore di agganciare e distruggere un drone in volo.

Dietro la curiosità del joypad si nasconde però una feroce battaglia economica. Fino a oggi, la difesa navale ha subito un paradosso disastroso economicamente: abbattere un drone Shahed fabbricato con componenti civili da ventimila dollari richiedeva il lancio di un missile tradizionale da uno o due milioni di dollari.

Una sproporzione finanziaria impossibile da reggere a lungo. Nessun bilancio statale può sostenere una guerra di logoramento in cui chi si difende spende cento volte più di chi attacca. Inoltre, le scorte di missili a bordo delle navi sono limitate, e ricaricare i pozzi verticali richiede tempo e porti sicuri.

Il raggio laser capovolge questo svantaggio. L’arma non consuma proiettili o missili fisici. Si alimenta con l’elettricità prodotta dai motori e dalle batterie di bordo. Il costo di ogni singolo colpo scende così da milioni di dollari al valore di pochi litri di carburante bruciati dal generatore, offrendo un caricatore praticamente infinito.

L’apparato schierato a protezione della flotta si basa su diverse soluzioni tecnologiche:

  • HELIOS (60 kW): un laser a fibra ottica montato sui cacciatorpediniere. Emette un raggio a infrarossi invisibile a occhio nudo. Il fascio resta puntato per alcuni secondi sul bersaglio fino a fonderne la struttura, bruciare i motori o far esplodere il carico bellico.
  • ODIN (Dazzler ottico): un sistema a minore potenza che non distrugge l’ordigno, ma ne acceca le telecamere di bordo. Serve a fermare i missili teleguidati che usano sensori visivi per sfuggire al disturbo del segnale GPS.
  • Sistemi compatti CLWS e LOCUST: torrette mobili realizzate da colossi industriali come Boeing e AeroVironment, quest’ultima titolare di una commessa da 465 milioni di dollari per proteggere basi e navi.
CaratteristicaMissili tradizionaliArmi laser (HELIOS / ODIN)
Costo per singolo colpoTra 1 e 2 milioni di dollariPochi dollari di energia elettrica
Scorte disponibiliLimitate ai silos della naveIllimitate (finché i motori producono corrente)
Velocità sul bersaglioQualche migliaio di km/hVelocità della luce (immediata)
Impatto del meteoMinimo, operano con ogni tempoElevato, nebbia e fumo disperdono il raggio
Attacchi multipliPossono ingaggiare più bersagli insiemeColpiscono un solo bersaglio per volta

Arma laser

Questa tecnologia presenta comunque limiti reali. Dimentichiamo i soldati con il fucile laser a tracolla: questi impianti pesano svariate tonnellate e richiedono una potenza elettrica tale da poter essere ospitati solo su grandi navi militari o postazioni fisse a terra.

Inoltre, il clima del Golfo Persico non aiuta. La forte umidità salina, la nebbia marina e le tempeste di sabbia riducono la forza del raggio ottico. Infine, poiché il laser deve riscaldare il bersaglio per diversi istanti prima di distruggerlo, fatica a contrastare sciami composti da decine di velivoli lanciati tutti nello stesso momento.

Comunque questi laser, con i loro contratti federali da oltre 700 milioni di dollari, stanno modificando la filiera della difesa. Meno commesse destinate a polveri da sparo e acciai pesanti, più risorse indirizzate verso semiconduttori, accumulatori di energia e ottica avanzata.

Garantire la sicurezza del passaggio a Hormuz senza dissanguare le casse statali è fondamentale per evitare rincari a catena sui trasporti marittimi e sui beni di prima necessità. Resta l’ironia di una realtà in cui la protezione delle rotte commerciali più delicate del mondo dipende dalla prontezza del pollice di un soldato su una levetta di plastica nata per giocare in salotto.

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