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Gli USA approvano la prima richiesta per estrarre minerali preziosi dal fondo oceanico

La NOAA dà il via libera a The Metals Company per l’estrazione sottomarina nel Pacifico: la mossa strategica degli Stati Uniti per abbattere il monopolio cinese sui minerali critici.

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L’amministrazione Trump ha approvato il 1° maggio la sua prima richiesta di esplorazione di minerali critici in acque profonde, presentata dalla società di prospezione mineraria in acque profonde The Metals Company USA (TMC), con sede nella Carolina del Nord.

L’azienda prevede di trovare sul fondale marino milioni di tonnellate di nichel, rame, cobalto e manganese, necessari negli Stati Uniti per le batterie dei veicoli elettrici, le infrastrutture e i sistemi di difesa nazionale.

TMC ha presentato domanda per la licenza decennale lo scorso anno dopo che il presidente Donald Trump ha ordinato alla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) di accelerare il processo di revisione e rilascio dei permessi per le attività in acque profonde al fine di “sfruttare i minerali e le risorse critiche offshore dell’America”.

“La NOAA ha stabilito che questa domanda è pienamente conforme ai requisiti informativi applicabili”, ha riferito l’agenzia il 1° maggio.

La domanda passa ora alla fase di certificazione e sarà sottoposta a un processo di valutazione ambientale e aperta al pubblico per eventuali commenti prima del rilascio della licenza e del permesso. TMC USA prevede che il processo si concluda nei primi tre mesi del 2027.

Come dovrebbero apparire noduli di manganese sul fondo (elaborazione AI)

TMC è una controllata di una più grande società di esplorazione canadese con lo stesso nome che detiene i diritti su quella che descrive come la più grande risorsa non sviluppata al mondo di nichel, rame, cobalto e manganese di qualità per batterie.

“Questa decisione segna un importante passo avanti nel processo trasparente e basato su regole della NOAA e ci avvicina sempre più alla possibilità di fornire agli Stati Uniti una nuova fonte abbondante e a basso impatto di metalli critici,” ha dichiarato in un comunicato Gerard Barron, CEO della società madre TMC.

“Ciò riflette l’enorme portata dello sforzo e delle competenze scientifiche, ambientali e ingegneristiche che sono state messe in campo in questo progetto negli ultimi 15 anni, il che ci fornisce informazioni sufficienti per passare in modo efficiente e responsabile alle operazioni commerciali sotto la supervisione della NOAA”, ha affermato Barron.

La NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha stabilito che la domanda di The Metals Company (TMC) per l’esplorazione e il recupero commerciale di minerali sottomarini è pienamente conforme al Deep Seabed Hard Mineral Resources Act. Un passo decisivo: Washington ha scelto di non attendere l’Autorità Internazionale dei Fondali Marini (ISA) – che non ha ancora finalizzato le regole globali – procedendo con la propria legislazione in materia.

Il focus di TMC è la Zona Clarion-Clipperton (CCZ), un’area oceanica di 4.500 miglia tra le Hawaii e il Messico, tecnicamente considerata “patrimonio comune dell’umanità”. Tuttavia, di fronte a una Cina che limita costantemente le forniture globali, la sicurezza nazionale supera il multilateralismo. È un classico intervento strategico in ottica keynesiana: lo Stato (tramite la NOAA) utilizza una norma degli anni ’80 per sbloccare e facilitare l’iniziativa privata, garantendo la costruzione di una solida riserva interna di materie prime per blindare lo sviluppo manifatturiero e tecnologico americano.

Zona Clario Clipperton

I numeri previsti in un’area di esplorazione di circa 77.220 miglia quadrate sono imponenti e giustificano pienamente l’interesse economico e industriale:

Minerale StrategicoQuantità Stimata (TMC)
Nichel17 milioni di tonnellate
RameOltre 14 milioni di tonnellate
Cobalto2,2 milioni di tonnellate
Manganese380 milioni di tonnellate

Si tratta di risorse vitali. Secondo il Congresso, 43 dei 60 minerali strategici per la sicurezza economica americana si trovano sulla piattaforma continentale. Già nel 2022, TMC in collaborazione con Allseas ha testato la fattibilità tecnologica: un veicolo ha sollevato delicatamente dal fondale, a 4 chilometri di profondità, oltre 3.000 tonnellate di noduli polimetallici tramite getti d’acqua e aria compressa, trasferendoli sulla nave Hidden Gem.

Sul fronte dell’opinione pubblica, i circa 300 commenti ricevuti mostrano la chiara spaccatura tra la salvaguardia ambientale e la Realpolitik industriale. La preoccupazione ecologica è stata riassunta da Suzanne Reid: “Sono contraria all’estrazione mineraria in acque profonde. Non dovremmo distruggere i noduli naturali dell’oceano che producono ossigeno. Vi prego di optare per una moratoria per proteggere il nostro futuro.”

Di tutt’altro avviso James Selke, che fotografa la necessità sistemica del progetto: “Sebbene questo progetto possa comportare impatti inevitabili sui fondali marini profondi, l’area relativa di questa licenza (e della CCZ in generale) è molto piccola e isolata rispetto alla vastità degli oceani del mondo. Gli Stati Uniti dovrebbero considerare attentamente gli impatti sulla sicurezza nazionale di un progetto del genere, in modo olistico, piuttosto che valutare semplicemente gli impatti inevitabili, ma mitigabili, come fattore determinante.”

Il processo decisionale, assicura l’agenzia, sarà basato sulla scienza. Ma l’orizzonte finale rimane squisitamente economico, come sancito in una dichiarazione dall’amministratore della NOAA, Neil Jacobs: “Le missioni di mappatura della NOAA servono a ricordare che l’esplorazione oceanica è un elemento vitale dello sviluppo economico della nostra nazione”.

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