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Germania verso la rottura: la SPD si ribella ai tagli di Merz e la coalizione rischia di saltare
Crisi politica in Germania: dopo il disastro elettorale, la SPD blocca le riforme su pensioni e tagli sociali volute dal cancelliere Merz. La maggioranza a Berlino rischia di frantumarsi.

La tenuta del governo tedesco è a un bivio drammatico. Travolta dal tracollo nelle urne regionali, la SPD ha deciso di rompere gli indugi: il pacchetto di sacrifici su pensioni e spesa sociale, appena concordato con il cancelliere Friedrich Merz, viene rimesso del tutto in discussione. A Berlino si apre una voragine politica che rischia di far franare l’intera coalizione di governo.
Non è bastato l’inchiostro fresco dell’accordo tra popolari e socialdemocratici per fermare la resa dei conti. La batosta subita nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e nella capitale Berlino ha diffuso il panico nel partito. La paura concreta di sparire dai consensi popolari ha spazzato via la fedeltà al patto di governo.
I vertici della SPD hanno gettato la maschera nella sede del Willy-Brandt-Haus. La presidente Bärbel Bas e il vicecancelliere Lars Klingbeil hanno chiarito che proseguire su questa strada è ormai impossibile. Il messaggio è netto: senza modifiche sostanziali ai sacrifici richiesti ai cittadini, l’intesa non regge.

Barbel Bas, leade CDU con Klingbell
L’attacco più duro è arrivato da Manuela Schwesig, premier del Meclemburgo che probabilmente, torneràalla guida di un governo rosso+rosso+verde. La dirigente socialdemocratica ha puntato direttamente il dito contro il cancelliere Merz, intimandogli un esame di coscienza. Secondo Schwesig, scaricare l’onere del risanamento sui ceti deboli e sui pensionati sta distruggendo la fiducia democratica residua, regalando consensi record alle forze radicali.
Il nodo economico: tagliare la spesa mentre il motore è fermo
Il conflitto in corso non è solo una lite per qualche poltrona ministeriale, ma investe il modello economico del Paese. Il piano del cancelliere Merz risponde alla consueta ricetta del rigore: tagli lineari, freno alla spesa pensionistica e drastica riduzione dei sussidi per ristabilire l’ordine nei conti pubblici.
Applicare questa cura da cavallo a un’economia già paralizzata dalla deindustrializzazione rischia però di produrre conseguenze disastrose e di rivelarsi tragicamente pro-ciclica. Ridurre gli assegni previdenziali e stringere i cordoni della protezione sociale deprime all’istante il potere d’acquisto delle famiglie, proprio quando gli investimenti aziendali sono in calo.
Se i cittadini spendono meno, il commercio al dettaglio e la produzione interna crollano a catena. Il risultato paradossale dell’austerità cieca è una contrazione del gettito fiscale, che finisce per allargare il buco di bilancio invece di risanarlo.
| Nodo politico | Posizione di Friedrich Merz (CDU) | Richiesta della SPD ribelle | Ricaduta economica reale |
| Previdenza | Freno alla rivalutazione e aumento dell’età pensionabile | Blocco dei tagli e tutela del potere d’acquisto | Minori consumi delle famiglie anziane |
| Sussidi sociali | Strette severe sui beneficiari e tagli al sostegno al reddito | Difesa delle fasce vulnerabili contro la povertà | Crollo della domanda di beni di prima necessità |
| Finanza pubblica | Rigido rispetto del freno costituzionale all’indebitamento | Maggiori margini per investimenti e welfare | Paralisi della spesa e rischio di recessione prolungata |
Alla fine è quello che è successo all’Italia sotto il governo Monti dal 2011 al 2013, quando il rapporto debito/PIl è esploso proprio per la distruzione del consumo interno e la depressione del PIL risultante.
Il vicolo cieco del cancelliere e le sirene di Berlino
Per Friedrich Merz la situazione è un labirinto senza uscite facili. L’ala più intransigente della CDU pretende che i tagli vadano avanti a ogni costo, considerandoli l’unica prova di credibilità dell’esecutivo e per controbattere politicamente la AfD, che si presenta austera come la CDU dei bei tempi andati. Tuttavia, anche i cristiano-democratici escono con le ossa rotte dal voto locale, finendo addirittura sotto la soglia del 5% nel Meclemburgo e AfD vuole l’austerità, o meglio tagli alle spese improduttive, ma vuole anche una politica che tagli fortemente i costi, sia tagliando le normative ambientali, sia tornando al gas e al petrolio russi. CDU vuole austerità e costi altri, comprimendo al massimo la capacità d’acquisto dei consumatori.
La SPD, dal canto suo, si ritrova in una profonda crisi di identità. A Berlino, dove la sinistra massimalista di Die Linke ha trionfato alle elezioni comunali, crescono le pressioni per formare un governo locale rosso-rosso-verde.
Questa ipotesi crea però forte imbarazzo nei vertici nazionali. Le richieste di esproprio dei grandi gruppi immobiliari e le pesanti polemiche sull’antisemitismo interno all’estrema sinistra rendono una simile alleanza indigesta per molti dirigenti moderati. Inoltre allearsi con Linke significherebbe legittimarla anche altrove, oltre che provocare la CDU/CSU e dare argomenti all’AfD.
Il vertice socialdemocratico si trova quindi stretto in una trappola politica:
- Se cede alle pretese di austerità di Merz, perde il contatto con la propria base operaia e con i pensionati.
- Se sceglie la linea massimalista locale, spaventa il ceto medio e alimenta la frammentazione.
- Se fa saltare il banco a livello nazionale, spalanca la strada a elezioni anticipate dalle quali rischierebbe di uscire decimata.
Che cosa accadrà adesso tra Merz e gli alleati riluttanti?
Il cancelliere Merz tenterà inizialmente di mostrare i muscoli, ribadendo che gli accordi presi vanno rispettati senza eccezioni. Eppure, la matematica parlamentare non perdona: senza i voti dei deputati socialdemocratici, le leggi di bilancio e le riforme strutturali non possono superare l’esame del Bundestag. Tirare troppo la corda significa far cadere il governo e aprire la porta a un futuro incerto.
Lo scenario più probabile per le prossime settimane non sarà una rottura traumatica istantanea, ma un logorante braccio di ferro. Assisteremo a un mercanteggiamento fatto di mezze misure, deroghe temporanee e rinvii strategici, nel disperato tentativo di salvare la facciata. Una gerricciola politica poco comprensibile agli elettori di qualsiasi colore.
Resta però un dato di fatto incontrovertibile. Ostinarsi a voler curare la stagnazione della prima economia europea togliendo reddito a lavoratori e pensionati non solo non risana i conti, ma rischia di far saltare gli ultimi equilibri politici di una Germania sempre più divisa. Sembra che tutto stia coalizzandosi per aiutare AfD.







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