Seguici su

Conti pubbliciEconomiaGermaniaPolitica

Germania: l’industria dell’asilo fattura 400 miliardi. Che ne pensano i tedeschi?

I dati choc dell’inchiesta di Die Welt: mentre l’industria tedesca arretra, l’accoglienza è costata almeno 400 miliardi dal 2016. Scandali sugli affitti e boom di AfD scuotono Berlino.

Pubblicato

il

Non tutta l’economia tedesca ha dei problem,  c’è un comparto economico che non conosce crisi: il business dell’immigrazione. Il conto finale presentato dalle colonne di Die Welt certifica un salasso che lascia senza fiato: almeno 400 miliardi di euro spesi dal 2016 a oggi per sostenere il sistema dell’asilo, una cifra calcolata al ribasso che rischia di superare i mille miliardi se si sommano i costi indiretti.

Quella partita iniziata come un’azione umanitaria ha generato  un florido apparato economico foraggiato dalla spesa pubblica, dove il rischio d’impresa è azzerato e il profitto è garantito dallo Stato.

A Berlino, di fronte al parco di Hasenheide, sorge un monolite di nove piani un tempo sede dell’ente pensionistico federale. Rimasto vuoto, il complesso è stato trasformato dal Senato cittadino in un centro d’accoglienza per 921 persone: costo per l’erario, tra affitto e spese fino al 2035, quasi 150 milioni di euro. L’operazione ha arricchito il fondo proprietario e la stessa agenzia immobiliare pubblica della capitale (BIM), che ha incassato oltre 930.000 euro solo per aver mediato l’accordo, oltre a ricche provvigioni mensili a cinque zeri.

Attorno all’emergenza migratoria si è consolidata una filiera industriale indistruttibile che impiega proprietari immobiliari, cooperative, agenzie di sicurezza privata, società di catering e studi legali. Ovviamente tutta questa spesa viene mantenuta anche attraverso una pressione politica verso gli apparati dello stato.

I dati raccolti su oltre l’80% dei circondari tedeschi mostrano un’infrastruttura tentacolare:

  • 4.437 centri collettivi censiti ufficialmente a inizio 2026;
  • Circa 295.000 ospiti mantenuti a totale carico dell’erario tedesco;
  • Una persona ogni 227 residenti in Germania alloggia oggi in una struttura d’accoglienza finanziata dalle tasse dei cittadini.

Il salasso della gestione migratoria (2016–2025)

Voce di spesaImporto stimatoDestinatari principali
Bilancio federale (Bund)242 miliardi €Sussidi, trasferimenti diretti, corsi
Länder e ComuniOltre 100 miliardi €Alloggi, sicurezza, gestione logistica
Costi sanitari, istruzione, giustizia58+ miliardi €Servizi pubblici locali e contenziosi
Totale minimo certificato400 miliardi €Apparato burocratico e fornitori privati

Il caso di Amburgo è emblematico: la municipalizzata Fördern & Wohnen, interamente di proprietà cittadina, ha visto esplodere il proprio fatturato da 60 milioni di euro nel 2013 a ben 747 milioni nel 2025, moltiplicando i dipendenti da meno di mille a oltre 2.200. Persino l’ex direttrice generale è riuscita a incassare 453.000 euro per appena cinque mesi di incarico.

Nel frattempo, la macchina dell’integrazione mostra rendimenti fallimentari: nel solo 2025 Berlino ha stanziato 1,3 miliardi di euro per corsi di lingua e inserimento, ma sei partecipanti su dieci hanno abbandonato le aule senza ottenere alcuna qualifica.

Le promesse fatte nel 2016 dalla classe dirigente di governo — riassunte dal celebre “non toglieremo nulla a nessuno” pronunciato dall’allora capogruppo CDU Volker Kauder — si infrangono contro la realtà quotidiana di pensionati e lavoratori delle periferie, costretti a subire il deterioramento dei servizi essenziali.

La pubblicazione di questi numeri ha immediatamente infiammato il dibattito politico federale, offrendo formidabili argomenti ad Alice Weidel e ad Alternative für Deutschland (AfD), che hanno rilanciato l’inchiesta denunciando il tradimento economico della maggioranza.

Lo Stato sociale è per definizione un patto chiuso e mutualistico tra i membri di una comunità definita. Pensare di estenderne i benefici a un bacino indefinito mentre si tagliano le tutele per chi lavora non è carità: è la ricetta sicura per distruggere il patto fiscale. Milton Friedman diceva: “Non si possono avere contemporaneamente frontiere aperte e uno Stato sociale (welfare state) generoso”. La Germania rischia di esserne la dimostrazione immediata.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento