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Germania al collasso politico: Merz è solo, la CDU si sgretola e l’SPD blocca tutto. L’AfD ringrazia
Germania nel caos: il Cancelliere Merz perde il controllo della CDU mentre la SPD blocca i tagli alle tasse per la classe media. La paralisi di governo spiana la strada alla crescita dell’AfD.

Il governo guidato da Friedrich Merz sta scivolando verso una crisi di sistema senza precedenti. A Berlino lo dicono ormai senza mezzi termini: il Cancelliere è isolato, non controlla più il suo partito e l’esecutivo appare del tutto paralizzato. L’ipotesi di un crollo prematuro della coalizione non è più un tabù, ma una prospettiva concreta che spaventa le istituzioni.
Tra i corridoi del Bundestag circola una battuta spietata che riassume la drammaticità del momento: nessuno riesce a contare nemmeno dieci deputati della CDU disposti a difendere a spada tratta il proprio Cancelliere. Un dato devastante per un leader che si era presentato come l’uomo della fermezza e del rilancio conservatore.
L’isolamento del Cancelliere e la sfiducia interna
L’entusiasmo della base con cui Merz era tornato alla guida dei cristiano-democratici si è dissolto nel giro di pochi mesi. I parlamentari e i dirigenti della CDU descrivono un clima cupo, forse il peggiore della storia recente del partito. Manca la fiducia nella capacità di risolvere la crisi, nella capacità di gestire il futuro, e questa è la magiore colpa per un leader.
Il metodo di governo di Merz si è rivelato il suo limite principale. La gestione solitaria delle decisioni, i rimpasti di governo malgestiti e le continue marce indietro hanno alienato il sostegno dei suoi alleati storici. Anche la potente ala economica e il gruppo delle piccole e medie imprese si sentono traditi da riforme considerate del tutto insufficienti. La base elettorale non si sente difesa dalla politica economica e fiscale del cancelliere, che deve scendere sempre a continui e umilianti mediazioni con la SPD.
| Settore della CDU | Stato dell’alleanza con Merz | Motivo del malcontento |
| Junge Union (Giovani) | In aperta rivolta | Promesse elettorali tradite e troppi compromessi |
| Ala Economica (MIT/PKM) | Fortemente delusa | Riforme fiscali deboli e inefficaci |
| Governatori Regionali | In opposizione | Veti diretti sulle riforme chiave (es. pensioni) |
| Base del Partito | Fuga d’iscritti | Perdita d’identità e sottomissione all’SPD |
La sfiducia è talmente profonda che persino i ministri presidenti regionali della CDU si ribellano apertamente. Il veto posto su riforme chiave come quella previdenziale dimostra che la direzione centrale del partito non ha più alcuna presa sul territorio.
La fuga dei tesserati e la rabbia della base
Il malcontento non è confinato ai soli Palazzi berlinesi. Alla base del partito assistiamo a una vera e propria fuga. Amministratori locali con decenni di militanza e giovani leader della Junge Union stanno rassegnando le dimissioni o passando ad altre forze politiche o spesso ritirandosi, per non rimanere schiacciati dal crollo.
Le accuse di chi lascia sono sempre le stesse: la CDU ha svenduto la propria identità per mantenere il potere. Le battaglie storiche portate avanti in campagna elettorale sono state spazzate via dagli accordi di palazzo.
I numeri dell’emorragia sono impressionanti:
- Fuga degli iscritti: rischio concreto di perdere fino a 50.000 tesserati entro fine legislatura. Un’emorragia che taglia la base.
- Prospettive locali: gli amministratori territoriali pagano a caro prezzo le scelte sbagliate fatte a Berlino. I land a partire da quelli dell’Est, vedono un peso politico sempre crescente o dell’AfD o dell’estrema sinistra della Linke
- Crisi di credibilità: i giovani del partito denunciano una totale mancanza di visione e coerenza.
Il peccato originale: l’alleanza con la SPD
La radice di questa paralisi risiede nel peccato originale compiuto da Merz: la scelta di formare un governo di coalizione con i socialdemocratici della SPD. Un matrimonio d’interesse che sta soffocando ogni spinta di rinnovamento.
L’azione del governo viene sistematicamente bloccata dagli alleati di sinistra. Il ministro delle Finanze della SPD, Lars Klingbeil, sta infatti riducendo al minimo i promessi tagli alle tasse. Dei 10 miliardi di euro di sgravi fiscali annunciati per dare sollievo alla classe media, sul tavolo rimarranno solo briciole. Questo perché la SPD non vuole rinunciare alle prebende sociali che sono l’alimentazione necessaria per la sua base.
A peggiorare il quadro c’è la gestione del drenaggio fiscale legato all’inflazione e il tentativo di tassare il mondo delle associazioni e del volontariato. Una scelta che ha scatenato la furia della CSU bavarese, ormai in aperto contrasto con le decisioni del Ministero delle Finanze.
L’AfD attende alla sponda del fiume
La CDU si trova così intrappolata in un vicolo cieco. Non può realizzare il programma economico con cui ha vinto le elezioni, non offre risposte alle imprese e appare del tutto sottomessa ai diktat della SPD. Merz è impopolare perché ormai non è più sentito coerente con i desideri politici della base.
Questa totale paralisi politica sta spianando un’autostrada al partito di destra Alternative für Deutschland (AfD). L’opposizione raccoglie senza sforzo i voti dei cittadini delusi, della classe media impoverita e dei conservatori traditi dalla CDU. Ormai non c’è msondaggio che la veda sotto il 28% e con molti punti di vantaggio nei confronti della CDU.
Germany, Ipsos poll:
AfD-ESN: 28%
CDU/CSU-EPP: 21% (-1)
GRÜNE-G/EFA: 15% (+1)
LINKE-LEFT: 13%
SPD-S&D: 12% (-1)
FDP-RE: 5% (+1)
BSW-NI: 3%+/- vs. 04-06 July 2026
Fieldwork: 31 July – 02 August 2026
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— Europe Elects (@EuropeElects) August 7, 2026
Per Merz gli spazi di manovra sono ridotti a zero. Andare a elezioni anticipate ora significherebbe consegnare il Paese a un crollo elettorale della CDU. Restare al governo significa invece subire un’agonia quotidiana. L’alleanza con la SPD doveva garantire la stabilità, ma si sta trasformando nella tomba politica di Merz. Le prossime elezioni nei lad orientali rischiano comunque di mettere una fine al suo governo.







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