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GCAP e l’ombra di Londra: l’inefficienza britannica farà precipitare il caccia Tempest?
Il Regno Unito rischia di affondare il nuovo caccia Tempest. Tra sprechi storici, inefficienza cronica e costi folli, Londra potrebbe frenare Italia e Giappone. È ora di cercare partner più solidi come Arabia Saudita o Germania?

Il Regno Unito si scontra oggi con una dura realtà finanziaria: i fondi per la spesa pubblica scarseggiano e i bilanci della difesa sono sotto forte pressione. Tra i grandi progetti a rischio tagli c’è il Global Combat Air Programme (GCAP), il programma multinazionale in cui Londra, insieme a Italia e Giappone, punta a costruire il caccia di sesta generazione “Tempest”. Ma, leggendo le cronache industriali ed economiche britanniche, sorge spontanea una domanda: un eventuale passo indietro inglese sarebbe davvero una perdita o, piuttosto, una salvezza per i paesi partner?
I precedenti: una storia di sprechi e miopia
La storia recente delle forniture militari inglesi è un vero e proprio manuale su come bruciare il denaro dei contribuenti. Le collaborazioni passate sollevano pesanti dubbi sulla reale capacità gestionale di Londra:
- Tornado: Concepito per volare basso e sfuggire ai radar, si rivelò tragicamente vulnerabile già nel 1991, in Iraq. La successiva versione da caccia puro (Tornado ADV) si dimostrò un fallimento totale, uno spreco di fondi per un mezzo praticamente inutile, per fortuna utilizzato quasi solo da Regno Unito.

- Typhoon (Eurofighter): Un parto infinito. Arrivato ai reparti con un’intera generazione di ritardo rispetto ai caccia americani (come l’F-22), ha comportato un vero e proprio salasso economico ed ha richiesto continui aggiornamenti che, tra l’altro, il Regno Unito ha applicato in grande ritardo rispetto agli altri partner. Un aereo che, ancora oggi, costa moltissimo se utilizzato operativamente.
- Il disastro strategico del 2010: Per ragioni di bilancio mal calcolate, Londra decise di rottamare la flotta di versatili aerei Harrier per tenere in vita i vecchi Tornado. Pochi mesi dopo, durante la crisi in Libia, i jet inglesi erano costretti a volare fino al Nord Africa partendo dall’Inghilterra o dall’Italia con costi operativi folli, mentre i francesi decollavano comodamente dalle portaerei a pochi minuti dai bersagli. A che servivano le portaerei senza aerei da bombardamento?
Le ricadute economiche di questa cattiva gestione sono impressionanti. Guardiamo i costi operativi attuali:
| Modello di Aereo | Costo per ora di volo stimato | Generazione Tecnologica |
| Eurofighter Typhoon | £45.000 – £48.000 | Quarta |
| F-35A Lightning II | £25.000 – £31.000 | Quinta |
Il Typhoon costa quasi il doppio per volare rispetto a un aereo molto più moderno. Secondo alcune stime, se la Royal Air Force operasse solo con gli F-35A risparmierebbe circa 300 milioni di sterline l’anno, quasi 9 miliardi nell’intero ciclo di vita. Lo stesso identico discorso petrebbe essere fatto per l’Italia, che opera sia gli F-35 sia gli Eurofigher.
Il confronto impietoso con l’Italia
Il vero problema non è il mezzo tecnico in sé, ma l’incapacità organizzativa britannica. L’inefficienza inglese ha toccato il suo punto più basso nello sviluppo delle capacità di attacco al suolo del Typhoon. Nel 2011, la forza aerea britannica era in totale disarmo: aerei parcheggiati e cannibalizzati per fornire pezzi di ricambio ad altri velivoli e piloti impossibilitati ad addestrarsi.
Al contrario, l’Italia disponeva della versione cacciabombardiere dell’Eurofighter in piena operatività ben prima del 2011. Roma è riuscita a integrare e usare le tecnologie molto prima di Londra. Questo dimostra chiaramente che le colpe dei continui ritardi non sono strutturali dell’aereo, ma derivano da un modello di gestione britannico disastroso e senza chiare catene di comando, come confermato dalle spietate relazioni della loro stessa Corte dei Conti (National Audit Office).
Il pericolo GCAP: Londra sarà la nostra zavorra?
Oggi siamo sicuri che la partecipazione del Regno Unito al programma GCAP sarà un successo e non frenerà l’intero gruppo? I precedenti dicono il contrario. I pericoli dell’inefficienza britannica sono enormi. La cronica disorganizzazione di Londra potrebbe generare enormi sforamenti di spesa e ritardi intollerabili, con potenziali ricadute negative gravissime sull’industria e sui bilanci di Italia e Giappone.
Alla luce di questi precedenti e dell’attuale situazione di cassa britannica, non sarebbe molto meglio guardare altrove? Affiancare al programma partner diversi, come l’Arabia Saudita, il Canada o perfino la Germania, che sta cercando di sciogliere i propri legami con il FCAS e che storicamente è più solida finanziariamente e tecnicamente, potrebbe garantire le risorse e le capacità necessarie per far decollare il Tempest senza restare ostaggi del caos di Londra.









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