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GameStop all’assalto di eBay: l’ingegneria finanziaria al potere e il paradosso del pesce piccolo

GameStop punta clamorosamente all’acquisizione di eBay per salvare il proprio business. Come un’azienda da 12 miliardi vuole comprare un colosso da 46 miliardi e quali sono i veri rischi economici dietro l’operazione di Ryan Cohen.

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Il mondo della finanza ci ha abituato a mosse audaci, ma l’ultima indiscrezione riportata dal Wall Street Journal ha del clamoroso: GameStop, il noto rivenditore di videogiochi salvato dal fallimento dai piccoli trader durante l’era delle “meme-stock”, sta preparando un’offerta per acquisire eBay. Un’operazione che sovverte ogni logica tradizionale delle fusioni e acquisizioni (M&A), portando un’azienda con 12 miliardi di dollari di capitalizzazione a lanciare l’assalto a un gigante dell’e-commerce che ne vale ben 46. Il David dei retailer fisici in declino vuole inghiottire il Golia delle vendite online.

Quotazione ebay, da Investing.com

I numeri in campo e le reazioni del mercato

Non appena la notizia è trapelata, i mercati hanno risposto con la consueta frenesia speculativa:

  • Azioni eBay: balzate di circa il 14% nelle contrattazioni after-hours.
  • Azioni GameStop: in crescita del 4%, trainate dall’entusiasmo per la nuova avventura.
  • I fondamentali: GameStop ha registrato un calo del 14% dei ricavi (1,1 miliardi nel trimestre natalizio), mentre eBay gode di ottima salute, con ricavi in crescita del 19% su base annua.

Come può, dunque, un’azienda in contrazione fagocitare una realtà quasi quattro volte più grande? L’amministratore delegato di GameStop, Ryan Cohen, sembra intenzionato a forzare la mano. Secondo le fonti, GameStop ha già iniziato a costruire silenziosamente una partecipazione azionaria in eBay. Se il consiglio di amministrazione dell’e-commerce dovesse respingere l’offerta (un’ipotesi molto probabile), Cohen è pronto a rivolgersi direttamente agli azionisti con un’offerta ostile. Un’acquisizione di questa portata si baserebbe pesantemente sull’indebitamento (leverage) e sull’emissione di nuove azioni, scommettendo sugli utili futuri dell’entità combinata per giustificare i costi enormi dell’operazione.

Il fattore Ryan Cohen: un bonus da 35 miliardi

Per comprendere il perché di questa mossa apparentemente folle, bisogna guardare ai vertici e ai meccanismi di incentivazione manageriale. A gennaio, GameStop ha approvato un pacchetto retributivo per Cohen che potrebbe valere fino a 35 miliardi di dollari. La condizione? Portare la capitalizzazione di mercato di GameStop a 100 miliardi di dollari e generare 10 miliardi di EBITDA cumulativo. È evidente che tali traguardi siano del tutto irraggiungibili vendendo solo console fisiche in un mercato ormai digitalizzato. A Cohen serve un’operazione trasformativa “monstre”, e l’ha trovata nel mirino su eBay.

Quindi GameStop compra eBay? Quali sinergie possono esserci?

Rispondiamo ai dubbi più concreti: l’offerta è reale e in fase di preparazione. Ma la sinergia industriale latita. GameStop ha una rete di negozi fisici in sofferenza; eBay è un marketplace puro, fortissimo nell’usato, nel collezionismo e nei ricambi auto.

L’eventuale sinergia è quasi esclusivamente finanziaria e di database:

  • Monopolio dell’usato: GameStop potrebbe sfruttare l’immensa infrastruttura di eBay per dominare il mercato globale dei videogiochi, dell’elettronica ricondizionata e dei collezionabili.
  • Acquisizione di flussi di cassa: GameStop ha un disperato bisogno del flusso di cassa costante e prevedibile di eBay per mascherare il declino strutturale del proprio core business.
  • Riconversione digitale forzata: L’unico modo per GameStop di diventare un peso massimo dell’e-commerce è comprare la struttura di chi lo è già.

Quindi sicuramente Gamestop cercherà una propria via di crescita proprio attraverso queste sinergie e questo è l’unico modo che ha il CEO per raggiungere il valore che ha promesso.

Le ricadute economiche: il trionfo della speculazione sull’investimento reale

Da una prospettiva macroeconomica e keynesiana, questa potenziale acquisizione rappresenta il lato più oscuro e improduttivo della finanza contemporanea. Non stiamo assistendo a investimenti per creare nuova capacità produttiva, innovazione tecnologica o nuova occupazione. Al contrario, l’ingegneria finanziaria necessaria per sostenere una fusione a debito così massiccia porterà inevitabilmente a:

  1. Razionalizzazione e licenziamenti: Per ripagare i creditori, la nuova mega-azienda dovrà tagliare spietatamente i costi operativi, colpendo i lavoratori di entrambe le sponde. Ci sarà l’ennesimo bagno di sangue occupazionale nel Retail.
  2. Chiusure fisiche: Un’accelerazione della dismissione dei punti vendita GameStop, impoverendo il tessuto commerciale reale. Questo avrà una ricaduta sui centri commerciali in tutto il mondo che ospitano Gamestop in abbondanza.
  3. Drenaggio di risorse: I capitali vengono assorbiti dalle banche d’affari per le commissioni di M&A, invece di fluire nell’economia reale. I soliti noti guadagnano, ma la prouttività reale, vera, non cresce.

Siamo di fronte a un capitalismo di carta, dove i vertici aziendali giocano a “Risiko” con i bilanci per sbloccare bonus miliardari personali, scaricando i rischi sistemici e l’enorme debito sulla struttura aziendale, sui dipendenti e, in ultima analisi, sull’economia reale. Sarà interessante vedere se la mossa andrà in porto o se si rivelerà un azzardo insostenibile.

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