Economia
Fuga dei cervelli, i numeri ridimensionano l’allarme: l’Italia attrae laureati e nel 2025 crollano anche le partenze

Per anni la “fuga dei cervelli” è stata raccontata come una delle grandi emergenze italiane: giovani laureati che, terminati gli studi, fanno le valigie e lasciano il Paese perché incapace di offrire opportunità e prospettive. Un fenomeno che esiste e che soprattutto nel Mezzogiorno rimane serio, ma che i dati più recenti invitano quantomeno a ridimensionare. Perché se si guarda soltanto a chi parte e si dimentica chi arriva, la fotografia inevitabilmente risulta incompleta.
È questa la conclusione dell’ultimo rapporto dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, significativamente intitolato “Altro che fuga: i cervelli arrivano e nessuno se n’è accorto”. Elaborando i dati Istat, la Cgia mette in evidenza un numero che cambia parecchio la prospettiva: tra il 2019 e il 2024 poco più di 78 mila giovani italiani laureati tra 25 e 34 anni hanno lasciato il Paese, al netto dei rientri. Nello stesso periodo, però, quasi 88 mila giovani laureati stranieri della stessa fascia d’età hanno scelto di trasferirsi in Italia. Risultato: il saldo complessivo è positivo per 9.593 laureati.
Insomma, l’Italia perde capitale umano italiano ma contemporaneamente ne attrae dall’estero in quantità persino superiore. Un dato difficilmente conciliabile con l’immagine di un Paese dal quale i giovani qualificati fuggono in massa e nel quale nessuno vuole arrivare.
C’è poi un altro elemento che aiuta a dimensionare il fenomeno. Nel solo 2024 sono stati 20.711 i laureati italiani tra 25 e 34 anni che hanno lasciato l’Italia, al netto di quelli rientrati. Ma nella stessa fascia d’età i laureati italiani residenti erano oltre 1,8 milioni. Significa che a trasferirsi all’estero è stato circa l’1,1% del totale. Se il confronto viene fatto con l’intera popolazione italiana tra 25 e 34 anni, l’incidenza scende addirittura allo 0,4%. Non proprio quell’esodo generalizzato che spesso emerge dal dibattito pubblico.
A rafforzare ulteriormente questa lettura arrivano ora anche i dati Istat relativi al 2025, pubblicati all’inizio di agosto. Dopo il forte incremento registrato nel 2024, le emigrazioni verso l’estero sono diminuite in maniera molto consistente: da circa 189 mila a 144 mila, quasi 45 mila partenze in meno in un anno, pari a una flessione del 23,7%. L’Istat sottolinea che si tratta di uno dei livelli più bassi osservati nel periodo precedente.
Ancora più significativo il dato relativo ai cittadini italiani: gli espatri sono passati dai 141 mila del 2024 ai 109 mila del 2025, con una diminuzione del 22,7%. Di conseguenza, anche il saldo migratorio negativo degli italiani si è sensibilmente ridotto, passando da -83 mila a -53 mila. Il saldo complessivo dell’Italia con l’estero, grazie soprattutto agli ingressi di stranieri, è invece migliorato da +263 mila a +296 mila persone.
Va fatta una precisazione: questi ultimi numeri riguardano la popolazione nel suo complesso e non esclusivamente i giovani laureati. Non possono quindi essere utilizzati per sostenere che la fuga dei cervelli sia terminata. Mostrano però che nel 2025 la tendenza generale alle partenze dall’Italia si è fortemente attenuata e rendono ancora meno convincente una rappresentazione dell’emigrazione italiana come fenomeno in continua e inarrestabile espansione.
Il problema reale emerge invece quando si sposta lo sguardo sul territorio. La Cgia fotografa infatti due Italie molto diverse. Tra il 2019 e il 2024 il Nord Ovest guadagna complessivamente 12.817 giovani laureati, il Centro 5.849 e il Nord Est 2.346. La Lombardia da sola presenta un saldo di +9.076, seguita dall’Emilia-Romagna con +3.531, dal Lazio con +3.286 e dalla Toscana con +2.667.
Il vero allarme riguarda il Mezzogiorno, dove il saldo complessivo dei laureati resta negativo per 11.419 unità. Campania (-3.762), Sicilia (-2.994) e Puglia (-2.581) sono le regioni maggiormente penalizzate. E gli ultimi dati Istat confermano che il problema meridionale riguarda soprattutto la mobilità interna: tra il 2019 e il 2025 il Sud ha perso circa 150 mila giovani laureati italiani tra 25 e 34 anni, soprattutto perché si sono trasferiti verso il Centro-Nord e non necessariamente all’estero.
È forse questa la vera questione che rischia di essere oscurata dalla formula semplicistica della “fuga dei cervelli”. Più che un’Italia dalla quale tutti i giovani migliori scappano verso Londra, Berlino o New York, i dati mostrano un Paese che continua a perdere una quota dei propri laureati, ma che allo stesso tempo ne attrae dall’estero e presenta fortissime differenze tra Nord e Sud.
La stessa Cgia solleva una questione più generale sulla narrazione del fenomeno. Secondo l’associazione, una parte del dibattito pubblico tende a trasformare le esperienze di determinati ambienti sociali, soprattutto della borghesia urbana delle grandi città, in una realtà universale, attribuendo a fenomeni circoscritti una dimensione nazionale che i numeri non sempre confermano.
Naturalmente sarebbe altrettanto sbagliato passare dall’allarmismo alla negazione del problema. Le partenze dei giovani laureati italiani sono aumentate negli anni: le cancellazioni verso l’estero dei 25-34enni laureati sono passate da 16.615 nel 2019 a 25.552 nel 2024, +53,8%. E nel solo 2024 il saldo complessivo tra laureati italiani e stranieri è stato leggermente negativo, -548 unità.
Ma proprio i numeri obbligano a evitare gli slogan. La “fuga dei cervelli” esiste, soprattutto in alcune aree del Paese, ma non descrive da sola ciò che sta accadendo in Italia. Tra il 2019 e il 2024 il saldo complessivo dei giovani laureati è stato positivo di quasi 10 mila unità; nel 2025 le emigrazioni complessive sono diminuite di quasi un quarto e anche gli espatri degli italiani hanno registrato una forte frenata.
Il problema, dunque, non è un Paese che si sta svuotando indistintamente dei suoi talenti. La sfida è piuttosto trattenere più laureati italiani, continuare ad attrarne dall’estero e soprattutto ridurre il divario territoriale che continua a spingere migliaia di giovani del Mezzogiorno verso il Centro-Nord. Una realtà più complessa di quella raccontata per anni e, dati alla mano, anche decisamente meno catastrofica.









You must be logged in to post a comment Login