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Francia: la proposta di legge del governo Macron sull’immigrazione battuta in Parlamento

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Macron ha dei problemi nelle sue politiche di immigrazione: il parlamento francese, con voto contrario congiunto di destra e sinistra, ha respinto la sua proposta di legge per regolare l’immigrazione.

Il ministro degli interni francese, Gérald Demardin, c’è rimasto male e ha accusato le opposizioni di fare solo pura polemica e, alla fine, di fargli perdere solo del tempo:

 

In realtà questa riforma, che prometteva da un lato norme più lassiste per la regolarizzazione dei lavoratori, dall’altro più durezza nel controllo dell’immigrazione clandestina, è stata brutalmente cassata e mandata a casa. Come mai? Semplicemente perché è riuscita a scontentare tutti!

Una via di mezzo che ha scontentato tutto

Come annunciato da novembre, il governo intendeva regolarizzare la situazione di alcuni lavoratori stranieri. L’articolo 3 del testo creava, in via sperimentale per quattro anni, “una carta di soggiorno temporanea che menziona il lavoro nelle professioni carenti”. Tale tessera sarebbe stata disponibile “di diritto” a qualunque “straniero che abbia svolto per almeno otto mesi negli ultimi ventiquattro mesi un’attività professionale subordinata figurante nell’elenco delle professioni (in carenza) e che giustifica «un periodo di residenza ininterrotta di almeno tre anni». Praticamente una sanatoria dell’immigrazione totale, purché l’immigrato si impegnasse a fare qualche lavoro ingrato.

La carta avrebbe avuto validità di “un anno”. Il governo vuole anche creare un nuovo permesso di soggiorno per gli operatori sanitari per attrarre medici stranieri e “soddisfare la necessità di reclutamento” in questo settore in difficoltà.

Rispondendo ai desideri di Gérald Darmanin, l’articolo 1 del disegno di legge inoltre condizionava il rilascio di un permesso di soggiorno pluriennale alla padronanza di un livello minimo di francese, cosa che però apriva le porte alla libera immigrazione dai paesi francofoni, che non sono pochi: praticamente era una porta all’africanizzazione della Francia. Inoltre i richiedenti asilo che avrebbero potuto probabilmente ottenere protezione internazionale, soprattutto gli ucraini, avrebbero avuto immediato accesso al mercato del lavoro.

Per quanto riguarda l’aspetto “controllo” dell’immigrazione, il testo, attraverso l’articolo 9, mirava a “facilitare le espulsioni degli stranieri che non rispettano i valori della Repubblica e commettono reati sul territorio nazionale”. Il suo articolo 10 riduceva inoltre “la portata delle tutele contro le decisioni che impongono l’obbligo di lasciare il territorio francese (OQTF) quando lo straniero ha commesso atti che costituiscono una minaccia grave per l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sicurezza dello Stato “. Inoltre accelerava i tempi di giudizio per l’approvazione di eventuali immigrati giunti con l enavi delle ONG a 48 ore, e questa norma dovrebbe essere imitata in Italia pari passo.

Il fatto di contenere norme che erano un colpo al cerchio e uno alla botte, promettondo controli, ma oggettivamente aprendo la Francia all’immigrazione, ha portato questa norma ad essere respinta, per motivi opposti, sia dalla sinistra sia dalla destra. Il fatto poi di essere stata, come sempre con il governo Macron-Bourne , calata dall’alto, senza consultazioni preventive con el parti politiche, l’ha condannata alla bocciatura. Se prima il governo avesse trattato con il Rassemblement National magari la norma sarebbe passata. Ma questo richiedeva umiltà e intelligenza politica. Non scherziamo!

 


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