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Francia: dove troverà il ministro Le Maire 10 miliardi di euro?

Il ministrod elle finanze Bruno Le Maire deve trovare 10 miliardi per tenere sotto controllo i defici francese. Non ha molte possibilità a parte aumentare le tasse

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Le Maire, ministro delle finanze francese, è sottoposto a grandi pressioni per dimostrare le sue capacità economiche e politiche in questo. Invece del 4,9 percento previsto, il deficit di bilancio dello scorso anno è stato del 5,5 percento, come confermato dall’ufficio nazionale di statistica la scorsa settimana. Un bel problema per un paese che si svuole porre come un esempio per tutta la UE.

Il Presidente della Corte dei Conti francese, Pierre Moscovici, un politico spostato alla magistratura contabile ha parlato di una “situazione molto preoccupante delle finanze pubbliche” e di un “problema di credibilità” all’interno della zona euro. Soprattutto perché anche l’obiettivo del 4,4 percento per quest’anno è diventato traballante, dopo che Le Maire ha dovuto rivedere al ribasso le sue ottimistiche previsioni di crescita economica dall’1,4 all’1,0 percento. Anche se la sostenibilità non è messa a repentaglio, il deficit pubblico deve essere finalmente riportato in equilibrio, ha avvertito Moscovici.


Un periodo duro per il ministro francese delle finanze

In questo contesto, la presenza di Le Maire sui media e il suo ultimo libro, “La Via Francese“. sono stati criticati. Secondo la rivista economica “Challenges”, Macron avrebbe affermato  che “è un peccato che l’autore non sia il Ministro dell’Economia”. Anche il governatore della banca centrale francese François Villeroy de Galhau ha criticato il libro. “Per quindici anni, il nostro Paese e i governi che si sono succeduti non hanno rispettato gli impegni pluriennali di ristrutturazione dei bilanci pubblici”, ha dichiarato la scorsa settimana.

Gli avvertimenti non sono una coincidenza: tra la fine di aprile e la fine di maggio, le tre agenzie di rating più importanti – Fitch, Moody’s e S&P Global Ratings – valuteranno l‘affidabilità creditizia dello Stato francese. Un declassamento potrebbe rendere più costoso il prestito sui mercati finanziari – e limiterebbe fortemente il già limitato margine di manovra del Governo.

Attualmente la Francia paga circa il 2,9 percento di interessi sulle obbligazioni decennali. Si tratta di poco meno di mezzo punto percentuale in più rispetto alla Germania e quindi ancora molto lontano dal quasi 2 percento raggiunto durante la crisi del debito sovrano europeo, ma tre anni fa questo ‘spread’ era ancora circa la metà del suo valore attuale.

La crescita economica più debole e le minori entrate fiscali stanno ora costringendo Le Maire a tappare un buco non previsto nel bilancio statale francese. Sono già state cancellate autorizzazioni di credito per 10 miliardi di euro, ma secondo il Ministero, i risparmi necessari per la prossima pianificazione del bilancio sono circa il doppio. Dove prendere i 10 miliardi che mancano?

“Possiamo certamente risparmiare sulla spesa pubblica senza colpire i francesi in tasca”, ha spiegato Le Maire alla radio RTL. L’aumento delle tasse è fuori questione per lui. “Mi rifiuto di cedere al solito compiacimento in tempi difficili”, ha aggiunto il Ministro in un commento per il giornale economico “Les Echos”.

Il 10% dei contribuenti francesi rappresenta i tre quarti del gettito dell’imposta sul reddito, un prelievo speciale introdotto sui redditi elevati nel 2011 è ancora in vigore e l’aliquota fiscale marginale ha raggiunto il livello record del 60% in Europa. Un ulteriore giro di vite fiscale metterebbe a rischio i successi della politica economica degli ultimi anni – e sarebbe una fuga dal difficile dibattito sulla riduzione della spesa pubblica, sostiene Le Maire.

Poi  c’è un altro problema non indifferente: chi vuole parlare di aumento delle tasse nell’anno delle elezioni francesi? Già il governo del presidente Macron non vanta una popolarità estrema, attaccato da sinistra e da destra. Si può pensare che, proprio in quest’anno, aumenti il carico fiscale?

Tuttavia, il dibattito fiscale è tutt’altro che concluso. In una recente intervista televisiva, il Primo Ministro Gabriel Attal ha dichiarato che un ulteriore onere per la classe media e le aziende è una “linea rossa”. All’inizio di questa settimana, tuttavia, ha annunciato la convocazione di un gruppo di lavoro per elaborare proposte entro giugno per una tassa non ancora specificata sui ‘superprofitti’. Quali sono i “Superprofitti”, considerando che EDF, la società energetica, è dello stato e che le banche

Proposte di tassazione giunono dall’opposizione, soprattutto di sinistra, e da fasce della maggioranza. Queste includono un’imposta più elevata sui riacquisti di azioni e sulle plusvalenze o la sospensione della promessa riduzione dell’imposta sulla produzione, che viene applicata indipendentemente dai profitti e che da tempo è una spina nel fianco dei datori di lavoro francesi. È in discussione anche la reintroduzione dell’imposta sul patrimonio che Macron aveva cambiato. Magari sembreranno più simpatiche, ma sono sempre, comunque,

A metà aprile, Le Maire vuole presentare le cifre chiave su come il deficit può essere portato al di sotto dell’obiettivo europeo del 3 percento entro il 2027. I risparmi previsti saranno presentati alla fine di giugno, dopo le elezioni europee, oppure saranno presentate le tasse. Un’ottima tempistica!


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