Politica
Fitto da Madeira rilancia il diritto di restare La nuova sfida europea contro lo spopolamento

Il viaggio di Raffaele Fitto a Madeira non rappresenta soltanto una tappa istituzionale dedicata alle regioni ultraperiferiche dell’Unione. È anche il punto di partenza di una sfida destinata a diventare centrale nella prossima programmazione europea: garantire alle persone il diritto di continuare a vivere nei luoghi in cui sono nate, senza essere costrette ad abbandonarli per mancanza di lavoro, servizi e collegamenti.
«Presenterò alle istituzioni e ai cittadini la nuova Strategia europea per le regioni ultraperiferiche, per discutere insieme come portare avanti progetti concreti e migliorare la qualità della vita dei cittadini», ha spiegato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, arrivando nell’arcipelago portoghese.
Madeira è una delle nove regioni ultraperiferiche dell’Unione, insieme alle Azzorre, alle Canarie e ai territori francesi di Guadalupa, Guyana francese, Martinica, Mayotte, Riunione e Saint-Martin. Territori europei lontani dal continente, caratterizzati da una condizione geografica particolare, ma anche da difficoltà che ricordano quelle vissute da molte altre zone interne, montane, rurali e insulari dell’Europa.
La nuova strategia presentata dalla Commissione vuole rafforzarne lo sviluppo economico e sociale attraverso un approccio capace di coordinare politiche diverse: coesione, trasporti, agricoltura, pesca, turismo, energia, formazione e accesso ai servizi. Non più interventi frammentati, dunque, ma una visione complessiva che tenga conto delle caratteristiche concrete di ogni territorio.
Il right to stay come nuova frontiera della coesione
È in questo quadro che assume valore politico il concetto di right to stay, il diritto di restare. Non si tratta di impedire alle persone di partire né di contrapporre la mobilità alla permanenza. Significa fare in modo che la partenza sia una scelta e non l’unica possibilità rimasta.
Per un giovane nato in un’isola, in un paese di montagna o in un piccolo comune dell’entroterra, restare deve essere possibile senza rinunciare a un’istruzione di qualità, a un lavoro dignitoso, all’assistenza sanitaria, alla mobilità e alla connessione digitale. La libertà di movimento, uno dei pilastri dell’Unione, rischia altrimenti di trasformarsi nella libertà dei territori più forti di attirare popolazione e risorse, lasciando agli altri soltanto anziani, abitazioni vuote e servizi progressivamente ridotti.
La missione affidata a Fitto dalla presidente Ursula von der Leyen prevede espressamente il sostegno alle comunità e la riduzione dei divari regionali, affinché tutti i cittadini europei dispongano di un effettivo diritto a rimanere nel luogo che chiamano casa. Nelle sue competenze rientrano anche le condizioni economiche e sociali delle isole e delle regioni ultraperiferiche.
È un cambio di impostazione importante. Per troppo tempo lo spopolamento è stato considerato quasi una conseguenza inevitabile della modernizzazione: le persone si trasferiscono verso le grandi città, i piccoli centri perdono popolazione e lo Stato riduce i servizi perché diminuiscono gli abitanti. È un meccanismo che finisce per alimentare se stesso. Meno residenti significano meno scuole, meno trasporti, meno presidi sanitari e meno attività economiche; la riduzione dei servizi spinge poi altre famiglie ad andarsene.
Dalle regioni ultraperiferiche alle aree interne italiane
La questione non riguarda soltanto le terre europee più lontane. Madeira può diventare il laboratorio di una politica applicabile alle Alpi e agli Appennini, ai comuni dell’entroterra, alle aree terremotate, alle isole minori e alle zone rurali dell’Europa orientale.
In Italia il problema è particolarmente evidente. Intere aree interne continuano a perdere giovani, competenze e attività produttive. In molti comuni non manca la volontà di restare: mancano le condizioni per farlo. La distanza da un ospedale, l’assenza di collegamenti adeguati, la chiusura di una scuola o la difficoltà di trovare un impiego qualificato possono pesare più di qualsiasi incentivo economico temporaneo.
Per questo il right to stay non può essere ridotto a uno slogan. Deve tradursi in una politica europea riconoscibile, sostenuta dal prossimo bilancio pluriennale dell’Unione e costruita integrando risorse e competenze oggi distribuite tra programmi differenti.
Fitto dispone, da questo punto di vista, di una responsabilità particolarmente ampia: coesione territoriale, agricoltura, pesca, turismo e trasporti sono settori strettamente collegati alla sopravvivenza economica e sociale dei territori più fragili. Metterli in relazione significa passare dalla semplice compensazione degli svantaggi alla costruzione di reali opportunità di sviluppo.
Servizi e lavoro per trasformare il diritto in realtà
Garantire il diritto di restare significa innanzitutto proteggere i servizi essenziali. Una comunità non può sopravvivere senza scuole, medici, farmacie, trasporti e collegamenti digitali. La sola banda larga, però, non basta: occorre creare lavoro, sostenere le imprese locali, favorire il turismo sostenibile e rendere più conveniente investire nei territori periferici.
Le regioni ultraperiferiche possono diventare laboratori europei per le energie rinnovabili, l’economia del mare, l’agricoltura di qualità, la ricerca climatica e il turismo. Allo stesso modo, le aree montane e interne possono sviluppare filiere agroalimentari, artigianato, manutenzione del territorio, produzione energetica, servizi digitali e forme nuove di ospitalità.
Occorre anche cambiare i criteri con cui vengono valutati gli investimenti pubblici. Se un servizio viene giudicato soltanto in base al numero degli utenti, le aree meno popolose saranno sempre penalizzate. In questi territori una scuola, una strada o un presidio sanitario non rappresentano semplicemente un costo: sono infrastrutture indispensabili per impedire l’abbandono e tutelare l’equilibrio ambientale e sociale.
Lo spopolamento, infatti, non impoverisce soltanto chi resta. Territori privi di residenti diventano più vulnerabili agli incendi, al dissesto idrogeologico e al degrado del patrimonio storico e ambientale. Difendere la presenza umana significa quindi proteggere un bene che appartiene all’intera collettività.
La prova del prossimo bilancio europeo
La nuova strategia per le regioni ultraperiferiche avrà valore soltanto se troverà spazio e risorse nel prossimo bilancio dell’Unione. È qui che si misurerà la capacità della Commissione di trasformare il right to stay in uno strumento operativo.
Serviranno finanziamenti più accessibili ai piccoli comuni, procedure meno complesse, maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi e una valutazione preventiva dell’impatto territoriale delle politiche europee. Una stessa norma non produce infatti gli stessi effetti in una capitale, in un’isola dell’Atlantico o in un comune dell’Appennino.
La politica di coesione dovrà tornare a essere non soltanto uno strumento per finanziare opere, ma una leva per garantire pari opportunità territoriali. L’obiettivo non è mantenere artificialmente in vita comunità destinate a scomparire, ma mettere quelle comunità nella condizione di costruire autonomamente il proprio futuro.
Il viaggio di Fitto a Madeira assume così un significato che supera i confini dell’arcipelago portoghese. Da una delle periferie geografiche dell’Unione può partire una nuova idea di Europa: un’Europa che non concentra tutte le opportunità nelle grandi aree urbane, ma riconosce il valore economico, sociale e strategico dei suoi territori più lontani.
Il diritto di partire è già garantito dalla libertà di movimento. La vera sfida dei prossimi anni sarà garantire anche il diritto di tornare e, soprattutto, quello di restare.










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