Economia
Fisco, casa e sicurezza: la nuova agenda del Governo Meloni per parlare al ceto medio con l’aiuto dell’Europa

Il Governo Meloni prepara la nuova fase politica puntando su tre dossier ad alto impatto elettorale: riduzione delle tasse per il ceto medio, Piano Casa e sicurezza. Tre temi diversi, ma uniti da un filo comune: intercettare le preoccupazioni quotidiane degli italiani, rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie e consolidare il consenso in vista delle prossime scadenze elettorali. Il centro studi di Fratelli d'Italia, creato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari ed ora guidato dal suo fido scudiero Francesco Filini, ha presentato ieri un attento dossier su tutte le riduzioni fiscali, che questo governo ha fatto in quattro anni. Un pacchetto di misure che vanno dalla riduzione delle aliquote Irpef, al taglio del cuneo fiscale, fino ai bonus come quello per le mamme lavoratrici. Un dossier assai
accurato che dovrebbe servire a smontare la narrazione, fatta dalle opposizioni e dai media attigui, che il governo abbia alzato le tasse.
Il fatto che il carico fiscale generale sia in effetti aumentato, infatti, dipenderebbe, a detta del governo ( e non solo a dir il vero) da fattori esogeni come ha spiegato la stessa premier qualche settimana fa, secondo la quale la pressione fiscale sarebbe aumentata perché «è cresciuta l’occupazione, sono aumentati i salari, e di conseguenza anche le entrate contributive e fiscali dello Stato».
Ma questa teoria sarebbe corroborata da uno studio della CGIA di Mestre, pubblicato a gennaio di questo anno, nel quale appunto si ritiene che “negli ultimi quattro anni le famiglie italiane hanno
beneficiato di una riduzione del carico fiscale superiore a 33 miliardi di euro.” Nonostante ciò, la pressione fiscale complessiva è tornata a crescere e nel 2025, ma secondo l’Ufficio studi della CGIA, questo aumento è riconducibile soprattutto al forte incremento dell’occupazione registrato negli ultimi anni che ha incrementato le entrate tributarie e
contributive e al maggiore prelievo richiesto alle grandi imprese, alle banche e alle assicurazioni.
Inoltre per evidenziare la concretezza di questi dati, due settimane fa, le simulazioni elaborate dal Dipartimento per il Programma di Governo, guidato da Fazzolari, hanno dimostrato come una madre lavoratrice con due figli può arrivare, nel 2026, a un reddito disponibile superiore di oltre 11.600 euro rispetto al 2022, sommando taglio del cuneo, Irpef più leggera, bonus mamme, congedi parentali rafforzati, assegno unico, bonus nido, fringe benefit e premi di produttività. Per un lavoratore senza figli, invece, il beneficio stimato supera i 2.400 euro annui. Sono cifre che il centrodestra intende trasformare in messaggio semplice: meno tasse, più soldi in busta paga, più sostegno alle famiglie. Numeri che hanno certamente rafforzato il concetto di un governo che punta ad una riduzione delle tasse soprattutto per i ceti meno abbienti e per il tanto celebrato ceto medio.
Ma al di là di quello che è stato il passato, Giorgia Meloni, già all'indomani del infausto risultato del
referendum sulla giustizia, convocando i suoi più stretti collaboratori (e i leader alleati), ha indicato come assolute priorità da qui alla fine della legislatura, tre temi: riduzione fisco al ceto medio, sicurezza e piano casa. Il primo terreno è appunto quello fiscale. L’obiettivo politico, ribadito dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, riguarda, infatti,
l’ampliamento della fascia di reddito beneficiaria della seconda aliquota Irpef ridotta, con l’ipotesi di portare fino a 60 mila euro il perimetro del taglio dal 35 al 33 per cento. Il viceministro dell’economia Maurizio Leo, ha aggiunto a questo la volontà del governo di tagliare anche l’iva sugli affitti per i giovani al 5%, legando il taglio delle tasse alla seconda
emergenza soprattutto per i giovani, che è appunto quella di trovare una casa. Si tratta di una misura a cui la premier tiene particolarmente, e sulla quale sta lavorando anche a stretto contatto con la commissione, dove Raffaele Fitto sta alacremente lavorando ad un piano casa europeo che potrebbe e dovrebbe venire in soccorso di quello nazionale messo a punto dal governo ma che ancora deve trovare finanziamenti.
Ma dall’Europa, che non viene vista più come matrigna e come nemico, lasciando questa narrazione alla nuova formazione di estrema destra di Vannacci (che comunque in Europa si è fatto eleggere con lauto stipendio e annessi e connessi), Meloni si aspetta anche un sostegno sul tema sicurezza, soprattutto quello legato ai migranti. E l’Europa anche in tal senso sembra voler voltare pagina e adottare una politica migratoria più dura proprio sul modello proposto dal governo Meloni. Il decreto varato dal Governo rafforza gli strumenti di prevenzione e controllo contro violenza giovanile, uso di
armi improprie, criminalità urbana, danneggiamenti durante manifestazioni, furti e situazioni di degrado nelle città. Il fatto che questi reati siano in larga misura generati comunque da una incontrollata immigrazione clandestina, come si può tranquillamente constatare facendo un giro per una delle stazioni centrali di qualsiasi grande città italiana. Il via libera al nuovo decreto rimpatri, rappresenta certamente un buon punto di partenza ed un riconoscimento da parte dell’Europa della bontà di quel modello Meloni sul tema migranti, di cui tanto si parla da mesi.
Un modello che prevede una politica più dura contro la migrazione clandestine e soprattutto una serie di accordi con paesi terzi di origine e con la massa a punto del grande Piano Mattei di sviluppo dei paesi africani. Molti leader europei hanno ormai riconosciuto come questa appaia l’unica e più semplice via percorribile per limitare gli arrivi di clandestini
in Europa. Anche qui insomma con il riconoscimento di Bruxelles ai centri di raccolta in paesi terzi, Meloni può a buon titolo rivendicare di aver ottenuto La strategia complessiva è chiara. Meloni punta a costruire una piattaforma di consenso fondata su bisogni concreti: pagare meno tasse, trovare casa, vivere in città più sicure. È una triangolazione pensata per
parlare al nucleo centrale dell’elettorato italiano: lavoratori dipendenti, famiglie, autonomi, commercianti, giovani coppie, anziani e residenti delle periferie. Un blocco sociale ampio, che spesso non chiede grandi riforme ideologiche, ma risposte visibili nella vita quotidiana.
Certo per soddisfare questi buoni propositi rimane il nodo delle coperture, ed è proprio qui che Meloni aspetta un aiuto da Bruxelles, che ha già dimostrato maggiore disponibilità al dialogo, in occasione della decisione sulla maggiore flessibilità per i costi legati all’energia. Sul piano casa si è già detto è sulla sicurezza il fatto che ci sia una comunità di intenti
europea è già un fondamentale punto di partenza. Ecco anche perché l’Europa diventa ora un alleato preziosissimo e anche questo tema rischia di essere per la maggioranza una barriera a qualsiasi ipotesi, per altro assai prematura, ad un accordo con Vannacci.










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