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Fine corsa per il Cybertruck: Musk taglia il pickup d’acciaio e scommette tutto sui robotaxi

Addio al Cybertruck: il mercato punisce il pickup di Musk, la produzione chiude a metà 2027

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La fortezza d’acciaio inossidabile di Elon Musk ha ufficialmente terminato la sua corsa. Con un annuncio su X, Tesla ha comunicato che fermerà la produzione del Cybertruck nello stabilimento texano entro la metà del 2027. Una resa industriale mascherata da riorganizzazione strategica: lo spazio produttivo servirà per fare largo al Cybercab, il taxi a guida autonoma.

I mercati finanziari hanno reagito con un paradosso tipico: il titolo Tesla è salito del 4,7% subito dopo l’annuncio. Gli investitori tirano un sospiro di sollievo quando un gruppo taglia un ramo secco che drena risorse senza generare i volumi promessi.

Il miraggio dei grandi numeri si infrange sul mercato reale

Presentato nel 2019 con la promessa di resistere a martellate e proiettili, il Cybertruck doveva rivoluzionare il mondo dei veicoli da lavoro americani. Le ambizioni dichiarate puntavano a un ritmo di 250.000 unità vendute all’anno.

La realtà dei bilanci e delle concessionarie ha raccontato una storia ben diversa:

  • 2024: 38.965 unità vendute;
  • 2025: 20.237 unità consegnate, con un crollo verticale del 48% su base annua;
  • Target dichiarato: 250.000 consegne annue, rimaste un puro miraggio contabile.

I problemi di assemblaggio, i continui richiami per pedali bloccati, telecamere difettose e parti strutturali deboli hanno minato la fiducia dei clienti. Con un prezzo di partenza superiore a 60.000 dollari, il veicolo è rimasto un bene di lusso per appassionati della prima ora, senza mai penetrare nel ceto produttivo che usa i pickup per lavorare.

Dati a confronto: le promesse industriali contro i numeri reali

IndicatoreObiettivo dichiarato da TeslaRisultato effettivo
Vendite annue a regime250.000 unità20.237 unità (nel 2025)
Prezzo base di lancioPrevisto a circa 40.000 $Salito a oltre 60.990 $
Capacità di traino promessa14.000 libbre (6.350 kg)Convalidata, ma frenata da richiami tecnici
Stabilimenti produttiviEspansione globaleSolo la Gigafactory in Texas

La Gigafactory di Austin è l’unico stabilimento al mondo attrezzato per stampare e assemblare i pesanti pannelli in acciaio inossidabile del Cybertruck. La chiusura delle linee texane equivale quindi, per ammissione degli analisti, alla fine definitiva del progetto.

Dalla catena di montaggio alla politica: le ragioni di un declino

Oltre ai difetti di fabbrica, il mezzo ha pagato caro il ruolo politico assunto da Musk alla guida del Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE) nell’amministrazione USA. Il pickup è diventato un bersaglio visibile di contestazioni e atti vandalici davanti alle concessionarie.

Quando un bene di consumo si trasforma in un manifesto ideologico polarizzante, il bacino di acquirenti si dimezza all’istante. Se a questo si somma un costo proibitivo e un’utilità pratica discutibile nei cantieri o nelle aziende agricole, il risultato economico è segnato.

Cybercab

L’attenzione del gruppo si sposta ora sul Cybercab, il veicolo a due posti privo di volante e pedali. Per l’analista Dan Ives, la mossa serve a liberare spazi fisici e capitali per l’era dei robotaxi e della robotica, anticipando perfino una possibile integrazione tra Tesla e SpaceX. Resta da vedere se le promesse sulla guida autonoma sapranno creare valore tangibile o se seguiranno la stessa parabola dell’ormai archiviato colosso d’acciaio.

Nello stesso tempo il Cybertruck ora diventerà un oggetto da collezione, unico e relativamente raro. Non sarei stupito se, nel futuro, riuscisse a mantenere, o incrementarel, il proprio prezzo.

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