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Fincantieri lancia l’assalto agli abissi: nasce il colosso italiano dei droni sottomarini per blindare il Mediterraneo

Fincantieri lancia un’offensiva da 600 milioni per dominare gli abissi: comprate quattro aziende hi-tech per blindare i cavi sottomarini e creare un colosso dei droni navali. Ecco i numeri dell’operazione.

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La vera guerra per il nostro futuro non si combatte più nei cieli o sulle terre emerse, ma nel buio degli abissi. Sotto i nostri mari corrono i cavi che trasportano il 99% di internet e i tubi che portano il gas per scaldare le nostre case. Chi controlla il fondale marino, controlla il mondo. Fincantieri lo ha capito prima di molti governi europei e ha appena lanciato un’operazione che cambia gli equilibri strategici del Mediterraneo.

Con un colpo a sorpresa, il gruppo navale italiano ha annunciato l’acquisizione in blocco di quattro gioielli tecnologici: Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm. Non stiamo parlando di semplici barche, ma del cuore dell’alta tecnologia sottomarina.

L’obiettivo è chiaro: Fincantieri vuole creare il primo vero polo nazionale e internazionale dei mezzi senza pilota sottomarini. Un colosso capace di fare tutto: dalla costruzione del drone, al software che lo guida, fino alla rete internet subacquea per farli comunicare tra loro.

I sabotaggi ai gasdotti e il taglio dei cavi dati sono diventati armi di ricatto quotidiano in un mondo sempre meno sicuro. L’Italia dipende, nelle proprie forniture energetiche, da gasdotti sottomarini per loro natura esposti. L’attacco alle condotte del Nord Stream sono avvenute ieri, dal punto di vista storico. La costruzione di un polo d’eccellenza in questo settore, dove le nostre capacità sono storicamente ampie, permette di costruire una strategia unitaria di difesa sottomarina con e senza equipaggio.

In questo scenario, Fincantieri non si limita a costruire scafi, ma diventa un fornitore di sicurezza globale. La mossa ha un senso industriale formidabile. Mettendo insieme otto centri di eccellenza (incluse le precedenti acquisizioni di WASS e Remazel), il gruppo riunisce 1.500 professionisti altamente qualificati.

Dal punto di vista pratico, l’Italia si dota di un “campione nazionale” in grado di difendere i nostri mari e, contemporaneamente, di vendere servizi avanzati in tutto il mondo. Anche economicamente l’investimento apre a notevoli prospettive, soprattutto nell’ottica delle recenti crisi nel Golfo Persico.

ROV sottomarino Nextgeo Solutions

La campagna acquisti è stata chirurgica e mirata su quattro aziende che rappresentano l’avanguardia assoluta:

  • Next Geosolutions: Un gigante delle ispezioni marine e del supporto alle costruzioni offshore. Fincantieri ne prenderà il 52,6% per poi lanciare un’Opa e toglierla dal listino Euronext Growth Milan.
  • WSense: Nata da uno spin-off della Sapienza di Roma, è leader mondiale nell’Internet delle cose sottomarine (IoUT). Crea veri e propri “modem” subacquei per far dialogare i droni.
  • Graal Tech: Gioiellino nato dall’Università di Genova, progetta e costruisce robot sottomarini modulari (AUV e ROV) perfetti per esplorare e intervenire sui fondali.
  • Defcomm: Startup italiana specializzata in droni di superficie senza pilota, capaci di navigare in autonomia e fare da ponte radio per i mezzi immersi.

Le ricadute economiche di questa operazione sono massicce e immediate. I fondi usati provengono dall’aumento di capitale da 500 milioni di euro concluso con successo lo scorso febbraio 2026. Questo significa che l’azienda non si indebita oltre il previsto, ma usa liquidità fresca per comprare fatturato e margini.

Graaltech Explorer AUV

Anche finanziariamente l’operazione si incastra molto bene nella strategia complessiva del gruppo: la decisione di Fincantieri di esercitare a febbraio l’opzione per l’aumento di capitale tramite ABB si è rivelata particolarmente tempestiva. Un eventuale rinvio avrebbe infatti esposto l’operazione a condizioni di mercato profondamente diverse da quelle che ne hanno consentito il successo. Un’indicazione in questa direzione arriva anche dalla tedesca KNDS, produttore di carri armati, che venerdì ha annunciato il rinvio del proprio progetto di IPO. Un caso che, per contrasto, conferma quanto il timing rappresenti uno degli elementi più decisivi nelle operazioni di raccolta di capitale sui mercati.

I numeri parlano chiaro. Il settore sottomarino di Fincantieri, con queste acquisizioni, brucia le tappe. Gli obiettivi previsti per il 2030 vengono raggiunti con ben quattro anni di anticipo. Un’accelerazione che farà felici gli azionisti.

Ecco un quadro sintetico delle stime finanziarie del polo Underwater di Fincantieri:

AnnoRicavi PrevistiEBITDA PrevistoMargine EBITDA
2025 (Reale)667 milioni €N/DN/D
2026 (Pro-forma)1,1 miliardi €220 milioni €19,2%
20281,4 miliardi €N/D21,0%
20301,8 miliardi €N/D23,0%

Solo per l’anno in corso, il 2026, le quattro aziende comprate porteranno 60 milioni di euro in più di utile netto. A livello di gruppo, stiamo parlando di un balzo in avanti dell’utile netto pro-forma del 40%. Numeri che in Borsa si traducono in un previsto aumento degli utili per azione (EPS) del 30% entro il 2028.

C’è poi un aspetto che rende l’operazione un capolavoro tattico: la clausola di permanenza. I fondatori e i manager di queste aziende tecnologiche non prenderanno i soldi per scappare alle Bahamas. Le tecnologie di base specifiche non andranno ad altri operatori, ma resteranno nelle aziende acquisite e verranno ulteriormente sviluppate.

Gli accordi prevedono che reinvestano parte dei capitali e restino alla guida per i prossimi anni. Fincantieri si compra la tecnologia, ma si assicura anche i cervelli che l’hanno creata. Un dettaglio fondamentale in un settore dove l’esperienza umana fa ancora la differenza.

Il mercato di riferimento è gigantesco. Basti pensare che l’80% dei fondali marini è ancora inesplorato. Lì sotto ci sono terre rare, giacimenti di gas, petrolio e nuove frontiere per l’acquacoltura. Tutto questo fa gola a molti, e difenderlo richiede mezzi adeguati.

Il modello di business cambia radicalmente. Fincantieri non si limiterà a vendere il sottomarino al Ministero della Difesa. Si passa al modello “Underwater as a Service“.

In pratica, si venderà il servizio di sorveglianza chiavi in mano. Un porto commerciale o un’azienda petrolifera potrà affittare il pacchetto completo: nave appoggio, droni di superficie, robot sottomarini e rete dati. Tutto integrato e funzionante.

Drone di superfice Defcomm

Questo approccio “dual-use”, civile e militare, è la chiave della redditività futura. Le tecnologie sviluppate per dare la caccia ai sottomarini nemici verranno usate per controllare che nessuno manometta i cavi in fibra ottica al largo della Sicilia.

Con un mercato sottomarino globale stimato in 155 miliardi di euro entro il 2030, il posizionamento italiano diventa dominante. Se guardiamo ai multipli di mercato, il settore “Underwater” viaggia su valutazioni stellari, circa 20 volte l’EBITDA.

Questo significa che il solo polo sottomarino di Fincantieri potrebbe arrivare a valere tra i 3,6 e i 4,5 miliardi di euro entro il 2028. Praticamente quanto o più dell’intera capitalizzazione attuale dell’intero gruppo navale.

In conclusione, ci troviamo di fronte a una mossa di vera politica industriale. L’Italia, nazione intimamente legata al mare, si attrezza per difendere i propri interessi vitali e fare profitti sul mercato globale. Una boccata d’ossigeno in un panorama europeo spesso troppo concentrato sulla burocrazia e poco sulla realtà produttiva.

 

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