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Fiammata sui titoli di Stato: i rendimenti esplodono ai massimi decennali e il debito francese supera quello italiano

Impennata globale dei rendimenti dei titoli di Stato: Bund ai massimi dal 2011, Gran Bretagna sopra il 5% e la Francia paga il debito più dell’Italia. Ecco cosa rischiano mutui e conti pubblici.

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Una vera e propria scossa tellurica ha colpito i mercati obbligazionari globali. I rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine stanno registrando un’impennata violenta, toccando livelli che non si vedevano da oltre un decennio. Dai Treasury statunitensi ai Bund tedeschi, il costo per finanziare il debito pubblico sta salendo a ritmi allarmanti, mettendo sotto pressione i governi e minacciando direttamente le tasche dei cittadini.

L’evento è chiaro se valutiamo il rendimento del decennale tedesco, con multipli dei rendimenti di 10 anni fa:

La causa immediata di questo terremoto finanziario è il riaccendersi delle paure inflazionistiche, spinte dalle tensioni energetiche e dai blocchi nello Stretto di Hormuz. Più sale il costo dell’energia, più si allontana la prospettiva di un taglio dei tassi da parte delle banche centrali.

La fotografia dei rendimenti a 10 anni

La tabella seguente mostra chiaramente le tensioni in atto sulle scadenze decennali dei principali paesi:

PaeseRendimento 10YSituazione di mercato
Regno Unito5,08%Massimi dalla crisi finanziaria
Stati Uniti4,74%Pressione costante da deficit e petrolio
Francia4,10%Sorpasso storico sul debito italiano
Italia4,07%Pressione alta, ma spread con Parigi invertito
Germania3,25%Record negativo dal 2011
Giappone2,94%Livelli vicini ai massimi storici
Cina1,67%In controtendenza: crollo dei rendimenti

Parigi paga più di Roma

Il dato politico ed economico più clamoroso arriva dal cuore dell’Eurozona. Il titolo decennale francese (OAT) ha toccato il 4,10%, superando il corrispondente BTP italiano, fermo al 4,07%. Per anni a Parigi hanno dato lezioni di rigore fiscale a Roma, ma oggi i mercati presentano il conto delle fragilità politiche e del disavanzo transalpino.

Allo stesso tempo, il Bund decennale tedesco è salito sopra il 3,25%, il valore più alto dal 2011. La Germania scopre così che l’era del denaro a costo zero è definitivamente sepolta. Quando il benchmark dell’intera Europa paga oltre il 3%, l’intero costo del credito continentale ne risente immediatamente.

Rendimento titoli decennali tedeschi

Londra e Washington nella morsa dei tassi

Nel Regno Unito il rendimento dei Gilt ha sfondato quota 5% (5,08%). Per il governo britannico e per i piani di spesa pubblica promossi da Burnham, la strada si fa ripidissima: realizzare nazionalizzazioni e investimenti infrastrutturali con tassi al 5% rischia di mandare fuori controllo la spesa per interessi.

Negli Stati Uniti, i titoli decennali viaggiano vicini al 4,74%. Con un debito federale imponente e un deficit in crescita, il Tesoro americano è costretto a offrire cedole sempre più generose per attrarre compratori.

L’anomalia cinese e le contraddizioni globali

In questo scenario di fuoco, l’unica eccezione è la Cina. I rendimenti dei titoli cinesi sono crollati all’1,67%. Questo dato rivela una forte debolezza interna: le famiglie cinesi risparmiano per paura e non consumano.

Rendimento titoli decennali cinesi

Pechino si trova così in una trappola deflazionistica interna, che cerca di superare riversando enormi volumi di merci a basso costo sui mercati esteri, alimentando il proprio surplus commerciale. Se i modelli teorici funzionassero, valute come dollaro e sterlina dovrebbero rafforzarsi nettamente; il fatto che ciò non avvenga solleva dubbi sulla reale fedeltà dei dati statistici sull’inflazione dichiarata.

Le ricadute per famiglie e imprese

Questo balzo dei rendimenti non è un mero esercizio per addetti ai lavori. Le conseguenze sull’economia reale sono immediate e concrete:

  • Mutui e prestiti più cari: i tassi sui finanziamenti a lungo termine per l’acquisto della casa e per le imprese salgono di pari passo con i titoli di Stato.
  • Meno risorse per servizi e sanità: ogni punto percentuale in più di rendimento costringe gli Stati a destinare miliardi aggiuntivi solo per pagare gli interessi sul debito pubblico. Ovviamente questo ha una ricaduta anche sull’occupazione, ovviamente.
  • Freno agli investimenti: le aziende preferiscono rimandare i progetti di espansione a causa dell’onere insostenibile del denaro. I tassi elevati taglinao gli investimenti e l’occupazione privata.

Quella odierna è una giornata tecnica rilevante, ma per la sostenibilità dei conti pubblici e il potere d’acquisto dei cittadini rischia di trasformarsi nell’inizio di una fase drammatica. Inoltre i differenziali di tasso d’interesse dovranno essere riequilibrati, prima o poi, anche dai tassi di cambio delle valute, anche se questo sembra assurdo.

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