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Fazzolari scopre le carte: la strategia di Meloni tra voto, alleanze e futuro del centrodestra

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Prima dei riflettori di Palazzo Chigi, Giovanbattista Fazzolari ha conosciuto il lavoro delle segreterie tecniche, degli uffici legislativi e dell’amministrazione. Consigliere giuridico del vicepresidente della Camera, poi capo della segreteria tecnica del ministro della Gioventù, ha ricoperto anche incarichi nella Regione Lazio. Alla nascita di Fratelli d’Italia, nel dicembre 2012, diventa responsabile del programma: un ruolo mantenuto fino all’agosto 2023, attraversando gli anni della costruzione del partito e il passaggio dall’opposizione al governo. È in questo percorso che prende forma il suo rapporto politico con Giorgia Meloni.

Questa esperienza aiuta a capire il peso delle sue parole. Fazzolari appartiene a quella parte della classe dirigente che ha dovuto trasformare le idee di una forza minoritaria in proposte capaci di parlare a un elettorato più ampio. Oggi, da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, segue l’attuazione del programma di governo, con funzioni di impulso, coordinamento e verifica. La sua responsabilità riguarda dunque un passaggio decisivo: portare le scelte politiche dentro il funzionamento concreto dello Stato.

È da questa prospettiva che va letta l’intervista al Foglio, ripresa dal Secolo d’Italia. Quando definisce Meloni «il primo presidente del Consiglio della Terza Repubblica», Fazzolari propone una lettura politica del rafforzamento della guida di Palazzo Chigi. Il punto, nel suo ragionamento, è la capacità della premier di dare continuità e direzione al lavoro dei ministeri.

La formula è ambiziosa e naturalmente discutibile. Ma rivela quale sia l’obiettivo: fare della stabilità una capacità di governo, oltre che una durata. Per chi ha lavorato per anni al programma, la permanenza a Palazzo Chigi acquista valore se permette di seguire una decisione fino alla sua realizzazione. È lì che una maggioranza dimostra di avere un progetto.

Anche il richiamo ai vincoli delle finanze pubbliche, indicati da Fazzolari come ostacolo ad alcune misure, si inserisce in questa impostazione. È una giustificazione politica che richiede riscontri sulle singole scelte, ma rende esplicita la distanza fra un programma elettorale e le possibilità del bilancio.  Governare significa scegliere priorità, sostenere rinunce e spiegare agli elettori perché alcune promesse richiedano più tempo. Il responsabile dell’attuazione del programma è precisamente il punto in cui queste tensioni si incontrano.

La polemica con Roberto Vannacci e Giuseppe Conte completa il quadro. Fazzolari li accomuna nell’accusa di adattare le posizioni alla convenienza e chiude a un’alleanza con il generale. Sul sostegno all’Ucraina rivendica invece una scelta di interesse nazionale, richiamando anche la fermezza di Sergio Mattarella.

Dietro la durezza del giudizio si può leggere un messaggio rivolto soprattutto all’elettorato di destra: l’identità politica deve reggere anche quando una decisione costa consenso. È il terreno sul quale Fazzolari cerca di distinguere il progetto di Meloni dalla concorrenza sul suo fianco. Una destra di governo, in questa visione, deve offrire agli alleati e agli interlocutori internazionali una ragionevole certezza sulle proprie scelte.

L’intervista di Fazzolari restituisce soprattutto l’immagine di una destra che ha ormai superato la fase della conquista del potere e ragiona su come consolidare il proprio ruolo nella guida del Paese. Non c’è soltanto l’orizzonte delle elezioni del 2027, ma l’ambizione di dare continuità a un progetto politico che ha nella stabilità, nella credibilità internazionale e nella capacità di governo i suoi punti di forza. Ed è proprio questo il significato più profondo delle parole del sottosegretario: Meloni non guarda alla prossima legislatura come a un semplice traguardo elettorale, ma come alla possibilità di proseguire un percorso destinato a incidere sugli equilibri politici e istituzionali italiani. Una prospettiva nella quale Fazzolari, da sempre tra gli interpreti più ascoltati del pensiero della premier, continua a svolgere un ruolo tutt’altro che secondario.

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