Attualità
Fascista è chi il fascista lo fa

Allarmi son fascisti! Questo è il succo liofilizzato, stando agli strilloni dei giornaloni, del post voto in Sassonia. Sicuramente sarà vero perché – come ci ricordava quel prezioso slogan andato in onda a reti unificate qualche giorno prima dell’arrivo del Covid-19 – bisogna fidarsi “dei professionisti dell’informazione, degli editori responsabili, degli editori veri”. Però, siccome dubitare ci fa esistere come insegnava Cartesio, e quindi vivere, e forse addirittura sopravvivere, andiamo a dare una controllatina. Quantomeno a queste due cosette: 1. Se l’AfD è effettivamente fascista; 2. laddove non lo fosse, chi è davvero il fascista.
Ovviamente, merita una precisazione l’aggettivo di cui trattasi, altrimenti si ciancia del nulla condito col niente, come fa chiunque usi il pretesto del fascismo come manganello virtuale da picchiare in testa, o olio di ricino verbale da far ingurgitare agli avversari. È d’uopo allora specificare – posto che il fascismo storico è morto e sepolto da quasi un secolo – che oggi si discorre del fascismo latamente inteso. Potremmo rifarci, per comodità espositiva, al concetto di Ur-fascismo (o fascismo eterno) di Umberto Eco che OpenAI riassume così: “Nel linguaggio politico e sociologico moderno, la parola ‘fascismo’ viene utilizzata per descrivere qualsiasi movimento o regime politico contemporaneo che manifesti atteggiamenti: autoritari e illiberali; xenofobi o razzisti; populisti, basati sulla polarizzazione ‘noi contro loro’; intolleranti verso il dissenso e le minoranze”.
Bene, ora diamo un occhio al programma di AfD per appurare se, e in che misura, tale partito sia rubricabile alla stregua di fascista in senso lato. Fior da fiore, attingendo direttamente dalla fonte e sintetizzando, e cioè dal loro manifesto programmatico in tedesco tradotto in italiano, essi vorrebbero: drastica stretta sull’immigrazione illegale e rimpatrio di chi non ha diritto a restare; meno tasse, burocrazia e regolamentazione; ritorno al nucleare, stop alla tassa sulla CO₂ e difesa del motore a combustione; sostegno alla famiglia e alla natalità; dialogo con la Russia e neutralità dell’Ucraina; trasformazione della UE in una comunità di Stati sovrani; più democrazia diretta; difesa del contante e rigore sulla spesa pubblica. Cosa ci sia di fascista in questo programma solo Dio (e magari la Schlein) lo sa. Forse quell’inquietante accenno a “più democrazia diretta”? Scherzi a parte, andiamo ora al secondo punto della nostra “inchiesta”.
Se l’AfD non è fascista nel senso universale di cui sopra, c’è qualcuno che potrebbe temere di esserlo? Dico “temere” perché magari si tratta di persone, autorità, giornali che dovrebbero avere molta più paura del fascismo in sé (stessi) che del fascismo in sé (come archetipo dello spirito). Allora, sinceramente qualche sospetto ci coglie. Partiamo dalla prima caratteristica dell’Ur-fascismo: essere autoritari e illiberali. A tal proposito, qualcosina di interessante si trova. Per esempio, parole come queste: «AfD, Trump, Futuro nazionale ci insegnano una lezione. L’uomo forte cerca sempre di imporsi sulla democrazia corretta ma debole. La libertà si difende con la forza, non con gli appelli». Parole e musica di un comunista (ops, pardon, di un liberale a 24 carati già ex comunista) come Giuliano Ferrara. Dove par di capire che la democrazia andrebbe difesa dalla canaglia fascistoide anche con la “forza”. Ora, nel pezzo pubblicato su “Il Foglio” effettivamente si leggono tesi che non sembrano esattamente “democratiche”. Quantomeno laddove arrivano ad auspicare un’abiura, da parte della democrazia, dei suoi stessi metodi quando c’è magari da mettere fuori legge un partito che non piace alla gente che piace (proprio come i “liberali”, i “democratici”, i “liberaldemocratici”, gli ex compagni quali Ferrara o i compagni tout court come molte stelle splendenti dell’attuale cielo “progressista”).
Passiamo adesso alla seconda qualità dell’Ur-fascista: essere xenofobo e razzista. Per esempio, avercela non solo con i neri se sei un bianco o con i bianchi se sei un nero, ma anche con specifiche porzioni del corpo sociale ritenute “imbarazzanti” se non “inferiori”. Infatti, nell’era corrente, il senso della parola “razzista” ha un’accezione meno letterale rispetto a un tempo, come giustamente ci ricorda Wikipedia: “In senso più ampio, invece, si tratta di una generale antica tendenza a discriminare i “diversi” (nazioni, culture, classi sociali inferiori) e la principale funzione del razzismo, in tutte le varianti, fu sempre di giustificare qualche forma di discriminazione o oppressione”. Diteci allora come dobbiamo leggere, interpretare e classificare il seguente articolo uscito su Repubblica (tempio cartaceo e digitale dell’italica aristocrazia di sinistra), all’indomani delle elezioni tedesche, col titolo: “Maschi, giovani, spaventati: l’Afd vince pescando nell’astensionismo e al centro. L’identikit di chi ha votato blu: uomini poco istruiti e con difficoltà economiche. A motivarli la paura dei migranti e il caro vita”. Dal che traspare, quasi senza pudore, il malcelato disprezzo per la “mascolinità” (forse un perverso effetto collaterale dell’overdose di propaganda contro il misterioso “patriarcato”). Ma anche una discreta schifiltosità verso i poveri e gli ignoranti. Quasi a voler rimarcare che l’AfD si giova del consenso di una platea “disagiata”. I tossici maschi bianchi e bruti della Sassonia, potrebbero fantozzianamente rispondere alla testata di Largo Fochetti: com’è democratica lei.
E non sembra una svista occasionale. Nei giorni a cavallo del voto, Repubblica ci aveva già regalato un altro identikit da manuale: «Maschi, bianchi, arrabbiati: l’identikit dei tedeschi ammaliati dall’ultradestra». Poi, a urne chiuse, aveva precisato il concetto: «Uomini, operai, persone economicamente disagiate e con un’istruzione bassa: ecco chi ha votato AfD». Insomma, il ritratto è completo: maschi, bianchi, arrabbiati, ammaliati, operai, poveri, poco istruiti e, per finire, spaventati. Più che l’identikit dell’elettore di un partito, la scheda segnaletica di una sottospecie antropologica.
Ad ogni buon conto, par di capire, Alice Weidel vince perché la votano categorie “subumane” della comunità civile, mica i laureati bocconiani del Presidente Bonaccini. Cioè, e siamo alle comiche finali, esattamente lo stesso elettorato che costituiva il bacino preferenziale, nonché la “massa critica”, della sinistra d’antan (quella, per intenderci, ossessionata da stipendi, salari, istruzione gratuita, pensioni e diritti dei cittadini e non da gender, lgbtq+, queer, identità liquide e interessi dei migranti).
Stringendo il cerchio, abbiamo già intercettato, divagando un po’ a naso e un po’ a caso di qua e di là, non già un indistinguibile olezzo, ma un vero e proprio aroma di autoritarismo, xenofobia e razzismo. Ma non nel campo dell’AfD, bensì in quello dell’intellighentia nostrana. Sicuramente trattasi di sparute eccezioni in quel campo largo di democrazia sopraffina che è l’area dem, direte. Proviamo allora a verificare se anche le altre caratteristiche del nostro idealtipo dell’“ur-fascista” cadono, putacaso, proprio nello schieramento ideologico in cui meno te le aspetteresti.
Ebbene, un altro connotato del fascista eterno è quello di essere ossessionato dalla polarizzazione “noi contro loro”. A questo punto, ci starebbe benissimo un Ferrara qualsiasi, ma ce lo siamo già giocato. Onde per cui, proviamo direttamente con i partiti “democratici”. E chi più graniticamente “temokratico” di un democratico-cristiano tedesco? E allora vai con Hendrik Wüst direttamente da Berlino, l’ultima ridotta prima che i cosacchi filo-putiniani e, va da sé, neri come la pece facciano dell’europarlamento un bivacco di manipoli. Così ci riferisce un giornale al di sopra di ogni sospetto, come il Corriere della Sera, in data 09 settembre: “Proibire l’AfD? Alla fine, anche nelle file della Cdu il tabù viene rotto. Un politico cristiano-democratico di primo piano apre a questa ipotesi. È Hendrik Wüst, il presidente del Nord Reno-Vestfalia: e se è un nome che fuori dalla Germania dice ancora poco, basti sapere che Wüst è il candidato più accreditato per diventare cancelliere, dovesse saltare Friedrich Merz. Autorevole, potente, con forte seguito nella Cdu”. Che vi credete? Stan mica a pettinare le bambole con la “teoria” lorsignori. Sono uomini di “prassi”. E che uomini! Quello citato è un pezzo grossissimo (più grosso di una Grosse-Koalition), il miglior fico del bigoncio teutonico. E dal tenore dell’articolo, al Corrierone nazionale l’idea di mettere al bando un partito votato da quasi un elettore su due in Sassonia-Anhalt pare mica male (oltre che sinceramente democratica, s’intende).
Del resto, se il campionario delle reazioni contro AfD, in questi anni, non ha certo brillato per sobrietà, negli ultimi giorni siamo ormai al tana liberi “rutti” dell’antifascismo militante. Tipo: «L’ultradestra vince e fa paura» (il Corriere della Sera in prima pagina il 7.9.2026); «Il buio sopra Berlino» accompagnato dal richiamo ai «nostalgici del nazismo» (la Repubblica, 7.9.2026); «È sconcertante constatare quante persone legittimano e minimizzano il pericolo AfD solo perché è stato eletto democraticamente»; dopotutto, «anche Hitler arrivò al potere attraverso un processo elettorale» (Ilaria Salis, 7.9.2026); l’avanzata di AfD è una «nube nera» alimentata da «xenofobia» e «demagogia nazionalista» che sarebbe un «dovere» fermare anche per l’Italia (Riccardo Magi, +Europa, 6.9.2026); con AfD «l’Unione europea è a rischio»; tornano nazionalismi che guardano «ai totalitarismi passati» con una forza mai conosciuta nel dopoguerra (Carlo Calenda, 6.9.2026); «È notte fonda a Magdeburgo» (Filippo Sensi, PD, 6.9.2026); AfD costituirebbe un tale pericolo che occorrerebbe addirittura «vietare l’AfD»: richiesta rilanciata sulle pagine italiane di Repubblica dallo storico Jens-Christian Wagner (la Repubblica, 5.7.2026); intanto – giusto per portarsi avanti coi lavori – mille giuristi tedeschi hanno già chiesto formalmente la messa al bando del secondo partito tedesco perché violerebbe «i principi di dignità umana e democrazia sanciti dalla Costituzione» (Tagesschau/ARD del 3 agosto 2026).
Dopo questa parata di rinfrescante cultura libertaria, manca solo l’ultimo tassello per completare il puzzle del fascista 3.0: egli deve essere intollerante verso il dissenso e le minoranze. Ora, basta solo scorrere le righe precedenti per accorgersi che – dall’intellettuale liberal-libertario ai giornali della gauche caviar, fino al politico cristiano-democratico – è tutto un florilegio di anatemi e di inviti a “passare per le armi” chiunque osi votare o esprimersi, nell’ordine, contro: l’Unione europea, l’immigrazione incontrollata, la prosecuzione dei finanziamenti all’Ucraina, l’establishment e il mainstream dominanti. Perché, cari miei, chi “eccepisce” è, senza eccezione, un fascista.
Morale della favola: oggi puoi votare chi vuoi. Sempre che tu voti come vogliono loro: destra, sinistra, sopra, sotto, in alto, in basso, socialisti, socialdemocratici, conservatori. Va tutto bene, basta che siano filo-UE, filo-Nato e odino a morte i russi. L’unica fobia tollerata e, anzi, imposta è proprio la russofobia. E anche qua, una vaghissima somiglianza col disprezzo del duce in orbace per la perfida Albione, lo percepisci. Una roba, insomma, leggerissimamente fascista anche questa.
Ma allora, in fin dei conti, un dubbio atroce ci sovviene: se l’AfD di caratteristiche del fascista in senso lato non ne ha, mentre quegli altri che la detestano – i sinceri democratici cresciuti a pane, salame (sugli occhi), occidente e libertà – ne sono pieni, come la mettiamo?
Forse han davvero ragione loro. C’è un pericolo fascista alle porte. Ma magari stiamo guardando nella direzione sbagliata. E se ce l’avessimo già in casa? Dopotutto, a voler parafrasare l’immortale battuta di Forrest Gump, fascista non è chi fascista lo chiami: «Fascista è chi il fascista lo fa».
Francesco Carraro







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