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Evitare la fine della Civiltà: il piano miliardario per salvare la Terra da una super-tempesta solare

Il progetto StormWall prevede sei satelliti giganti e un “airbag” di plasma artificiale per evitare il collasso totale della rete elettrica e di internet.

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Il nostro pianeta vive costantemente sotto il tiro del Sole. Anche se l’atmosfera e il campo magnetico terrestre ci proteggono ogni giorno dalle radiazioni e dalle particelle cariche, ci sono momenti in cui la nostra stella rilascia quantità di energia spaventose. Per evitare che una di queste super-tempeste solari distrugga la nostra civiltà tecnologica e ci rimandi indietro nel tempo, un team di scienziati ha proposto un piano audace chiamato StormWall.

I dettagli di questo progetto sono stati diffusi in un articolo sul Wall Street Journal. L’idea prevede l’uso di satelliti giganti e tonnellate di elementi chimici per creare una sorta di “airbag” spaziale intorno alla Terra.

Cos’è l’Evento Carrington del 1859 e perché fa così paura?

Per capire l’importanza di StormWall, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo fino al settembre del 1859. In quel periodo, l’astronomo britannico Richard Carrington registrò una straordinaria eruzione sulla superficie solare. Quella che colpì la Terra nelle ore successive fu la più grande tempesta geomagnetica mai documentata nella storia umana, passata alla storia proprio come l‘Evento Carrington.

All’epoca, la tecnologia umana era agli albori: l’unica vera infrastruttura elettrica esistente era la rete del telegrafo. Gli effetti furono comunque incredibili:

  • I fili del telegrafo presero letteralmente fuoco, causando incendi in diverse stazioni.
  • Le linee continuarono a trasmettere messaggi anche dopo essere state scollegate dalle batterie, alimentate solo dalle correnti elettriche generate nell’atmosfera dalla tempesta.
  • Le aurore polari furono così intense e luminose da essere visibili fino ai tropici (come nei Caraibi) e i lavoratori del settore minerario si svegliarono nel cuore della notte pensando che fosse già l’alba.

I danni di una super-tempesta oggi

Se un evento della stessa portata dell’Evento Carrington colpisse la Terra oggi, le conseguenze sarebbero catastrofiche. Nel 1859 non c’erano smartphone, satelliti, server o reti elettriche ad alta tensione. Oggi la nostra società dipende interamente dall’elettronica.

Un’eruzione solare massiccia, nota come espulsione di massa coronale (CME), scaglia nello spazio miliardi di tonnellate di plasma e particelle cariche ad altissima velocità. Quando questo blocco di energia si scontra con la magnetosfera (lo scudo magnetico naturale della Terra generato dal nucleo di ferro fuso del pianeta), deforma le linee del campo magnetico e genera correnti elettriche parassite gigantesche sul suolo.

Come funziona il vento solare contro magnetosfera : immagine illustrativa AI

I danni principali includerebbero:

  1. Il collasso delle reti elettriche: Le correnti indotte brucerebbero i grandi trasformatori delle centrali elettriche, lasciando interi continenti al buio per mesi o addirittura anni, poiché questi macchinari richiedono molto tempo per essere costruiti e sostituiti.
  2. La distruzione dei satelliti: I sistemi GPS, i satelliti per le telecomunicazioni (come Starlink) e i satelliti meteorologici verrebbero messi fuori uso dalle radiazioni.
  3. Il blackout dei Data Center e dell’IA: Le infrastrutture digitali globali, compresi i server che fanno funzionare internet e i giganteschi centri dati per l’addestramento dell’intelligenza artificiale, subirebbero danni hardware permanenti, trasformandosi in ammassi inutilizzabili di silicio e acciaio.

Eventi minori avvenuti di recente ci ricordano questo pericolo costante. Nel 1989 una tempesta solare ha lasciato al buio la provincia canadese del Quebec per nove ore. Nel maggio del 2024, un’altra forte tempesta solare (denominata Gannon) ha costretto la Nuova Zelanda ad attivare piani di emergenza e ha causato un blackout dei sistemi GPS che è costato circa un miliardo di dollari agli agricoltori americani a causa del blocco dei trattori automatizzati.

Il Piano StormWall: un airbag per la Terra

Il progetto StormWall, ideato dagli scienziati Brian Walsh (Boston University) e Daniel Welling (University of Michigan), nasce proprio per evitare questo scenario apocalittico. L’idea di base è potenziare le difese naturali della Terra nel momento esatto del bisogno.

Il piano prevede il posizionamento in orbita geosincrona (a circa 22.000 miglia o 36.000 chilometri di altezza) di sei satelliti delle dimensioni di uno scuolabus. Questi satelliti rimarrebbero in modalità dormiente per la maggior parte del tempo, agendo esattamente come i dispositivi di sicurezza delle nostre automobili.

Come funziona il sistema ionico

Nel momento in cui i telescopi spaziali e i sensori a terra rilevano una super-tempesta solare diretta verso la Terra con un preavviso di poche ore, viene dato l’ordine di attivazione:

  1. I sei satelliti aprono i propri serbatoi e rilasciano nello spazio aperto centinaia tonnellate  di materiali specifici, come bario, litio o sodio.
  2. Nel giro di pochissimi minuti, la luce del Sole colpisce queste sostanze e, attraverso il processo di fotoionizzazione, le trasforma in un gas ionizzato (plasma).
  3. Questo scudo di plasma artificiale si dispone lungo le “autostrade naturali” create dalle linee del campo magnetico terrestre, posizionandosi sul lato della Terra esposto al Sole.
  4. Quando l’ondata di particelle solari distruttive colpisce questo scudo artificiale, l’airbag ionico rallenta il trasferimento di energia e devia il flusso di plasma solare attorno alla Terra, facendolo scivolare via verso la parte posteriore della magnetosfera.

Questo sistema garantirebbe una protezione cruciale di circa sei ore, riducendo drasticamente la violenza della tempesta e trasformando quello che doveva essere un disastro planetario in una spettacolare aurora visibile nel cielo notturno. Come spiega Welling, si tratta di un sistema usa e getta: una volta attivato, i serbatoi si svuotano e i satelliti vanno sostituiti, ma la Terra sarebbe salva.

Le grandi sfide: Razzi giganti e costi elevati

Nonostante la solidità teorica del progetto, confermata anche da esperti indipendenti come Ian Cohen della Johns Hopkins University, la realizzazione pratica deve superare enormi ostacoli ingegneristici ed economici.

Il problema principale riguarda il peso del materiale da trasportare nello spazio. Per creare uno scudo efficace, i satelliti devono trasportare complessivamente circa 838.000 libbre (oltre 380 tonnellate) di materiale. Portare una massa così gigantesca a un’altezza di 22.000 miglia – un’orbita ben 68 volte più alta rispetto a quella in cui viaggiano i normali satelliti Starlink – è un’impresa attualmente impossibile con i vettori tradizionali.

Per attuare StormWall sarà necessario affidarsi alla nuova generazione di super-razzi riutilizzabili. Tra questi spicca il sistema Starship di SpaceX, progettato proprio per trasferire grandi carichi utili nello spazio profondo, e il futuro razzo cinese Lunga Marcia 9, il cui debutto è previsto per i primi anni del 2030.

Lunga Marcia 9

Anche l’aspetto finanziario è mastodontico: i calcoli preliminari stimano un costo complessivo compreso tra le decine e i 100 miliardi di dollari. Tuttavia, se si confronta questa cifra con i danni stimati di un Evento Carrington moderno (che ammonterebbero a svariati trilioni di dollari e alla paralisi totale della civiltà), la spesa appare incredibilmente conveniente. Basti pensare che le aziende tecnologiche spendono cifre simili ogni anno solo per espandere le infrastrutture legate all’intelligenza artificiale, infrastrutture che verrebbero spazzate via in poche ore senza una protezione adeguata.

Secondo gli inventori di StormWall, saranno necessari almeno altri cinque anni di ricerche teoriche e simulazioni prima di poter avviare la costruzione vera e propria, poiché la precisione deve essere millimetrica: un airbag spaziale che non si gonfia in tempo o che si gonfia troppo poco non servirebbe a nulla. In ogni caso, con l’aumento costante della nostra dipendenza dai chip e dai dati, la creazione di uno scudo planetario potrebbe diventare presto una scelta obbligata per l’intera comunità internazionale.

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