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Evasione fiscale: nel 2025 cresce il recupero strutturale, al 87% del totale

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Tra le tante nefandezze che le opposizioni e i media compiacenti rimproverano al governo, una tra le tante rivelatasi una sorta di boomerang, è quella seconda la quale questo governo sarebbe amico degli evasori e farebbe poco o nulla per contrastare l’evasione. Basta dare una scorsa ai numeri per capire che invece proprio sotto il governo Meloni si è registrato un vero e proprio record di recupero di evasione fiscale. Nel 2025, l’Agenzia delle Entrate ha registrato un recupero record di 36,2 miliardi di euro dall’evasione fiscale, pari all’1,6% del PIL e in crescita dell’8,4% rispetto all’anno precedente e in crescita del 43% rispetto al dato del 2022 quando il governo si è insediato. Di questi, 29 miliardi provengono direttamente dalle attività di contrasto (+10,3%), con un particolare giro di vite su 12mila partite IVA fittizie (“apri e chiudi”).

È il risultato più elevato di sempre ed è la somma tra i 29 miliardi incassati dalle due Agenzie con il contrasto all’evasione fiscale (+10,3% sul 2024) e i 7,2 miliardi di recuperi ottenuti da Agenzia entrate-Riscossione (AdeR) per conto di altri enti (+1,4%). Crescono anche gli importi versati autonomamente dai cittadini per i tributi gestiti dalle Entrate (gettito spontaneo): nel 2025 hanno superato quota 595 miliardi di euro (+2,8%).

Un segno tangibile insomma che il governo abbia puntato molto sul contrasto reale a quelle che sono le forme più odiose di evasione fiscale e quelle che incidono maggiormente sui conti pubblici e sull’immaginario collettivo. Come per esempio il fenomeno degli evasori totali o delle grandi evasioni Iva, come quelle operate da chi utilizza il sistema dell’apri e chiudi in poche settimane un’attività, proprio per non pagare le tasse.

Un’utile informazione per valutare l’impegno contro l’evasione fiscale è l’importo del recupero delle somme dovute e non pagate in passato. Si tratta di importi, relativi a esercizi passati, che l’Agenzia delle Entrate sa che devono essere incassati, ma che famiglie e imprese non hanno ancora pagato. Questa informazione viene pubblicata all’inizio di ogni anno per l’anno precedente.

Ebbene secondo questo dato che è stato analizzato dall’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università cattolica di Milano, il recupero record viene definito come ormai strutturale. “Gran parte del recupero è strutturale. Nel 2025, il recupero ordinario è stato di 31,5 miliardi, l’87% del totale, una percentuale in aumento rispetto al biennio precedente, anche se non un massimo storico. Le misure straordinarie (condoni, rottamazioni e altro) hanno contato per meno di 5 miliardi.” scrivono gli esperti della Università Cattolica di Milano.

Anche al netto dell’inflazione, sempre secondo il report dell’Unicat,  il recupero del 2025 è un record: “calcolando il dato a prezzi 2020 con il deflatore del Pil, il recupero è stato di 31,2 miliardi, il più alto almeno dal 2013. L’aumento dal 2024 (6%) è dovuto solo alle misure ordinarie”. Prosegue dunque il miglioramento strutturale della capacità di riscossione, dopo un calo nel 2023, quando l’aumento rispetto al 2022 proveniva dai condoni. Il gettito da misure straordinarie è invece sceso del 19%, soprattutto per il calo delle entrate della “rottamazione-quater”, introdotta con la Legge di Bilancio 2023 dal Governo Meloni per i carichi affidati dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022

L’Agenzia delle Entrate attribuisce i risultati positivi ottenuti nel 2025 alle seguenti misure:

  • cessazione delle partite IVA “apri e chiudi”, cioè di attività che rimangono aperte solo per brevi periodi, nei quali emettono fatture senza versare l’IVA, e poi chiudono prima che l’AdE avvii controlli su di esse. Nel 2025 sono state chiuse 12mila partite IVA “utilizzate per fini illeciti”, più del doppio del 2024.[5] Dai dati pubblicati non è però possibile sapere quanta parte del recupero corrisponda a questo intervento. Non è chiaro poi come questa misura contribuisca ad aumentare il recupero dell’evaso, anziché a ridurre l’evasione. La cessazione dell’attività interrompe infatti l’evasione dell’IVA, ma non consente di per sé il recupero dei crediti maturati;
  • contrasto ai crediti d’imposta fittizi legati ai bonus edilizi (introdotti dai decreti Rilancio e Cura Italia), impedendone la cessione, per 1,2 miliardi;
  • blocco dei falsi crediti di imposta usati in F24 e delle istanze irregolari di rimborso IVA, per 4,4 miliardi;
  • lotta alle truffe internazionali e allo sfruttamento dei lavoratori, per 1,1 miliardi, attraverso: (i) l’individuazione dei falsi “esportatori abituali”, cioè imprese che, avendo effettuato esportazioni per oltre il 10% del proprio volume d’affari nell’ultimo anno, possono beneficiare di esenzioni sull’IVA; (ii) la regolarizzazione di manodopera irregolare.
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