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Economia

Europa apre all’Italia, e’ ancora possibile l’uscita dalla procedura di infrazione già ad autunno

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È ancora possibile che l’Italia esca dalla procedura per deficit eccessivo nel 2026. Il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha dichiarato al quotidiano La Stampa che nella conversazione che ha avuto con il ministro Giancarlo Giorgetti a margine dell’Eurogruppo, quest’ ultimo gli ha detto che “potrebbero esserci alcune rivalutazioni dei dati in autunno, alla luce dei numeri definitivi del Superbonus. E quindi potrebbero esserci degli sviluppi”.

“Teoricamente è possibile”, ha detto ancora Dombrovskis, confermando che la decisione sarebbe presa “in autunno sulla base dell’eventuale rivalutazione di Eurostat”. Ma, ha sottolineato, per chiudere la procedura il deficit deve “stabilizzarsi sotto la soglia”. Le regole stabiliscono che il deficit/Pil deve essere sotto il 3%. Insomma dopo la delusione del mancato raggiungimento del 3% per poche centinaia di milioni, l’Europa apre al nostro paese su una possibile uscita anticipata, rispetto a quella prevista nel 2027. Per ora si tratta di una ipotesi, ma il fatto che a dirlo sia stato proprio il commissario europeo all’economia, certamente è un segnale incoraggiante per il nostro paese.

E la cosa non sarebbe per nulla irrilevante, considerando che secondo alcuni dati l’uscita anticipata dalla procedura di infrazione libererebbe risorse utilissime in questo delicato momento. Se l’Italia uscisse già nel 2026 dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, infatti, nel biennio 2026-2027 si libererebbero o verrebbero messi al riparo circa 6,4 miliardi di euro tra minori oneri finanziari e costi potenziali evitati, senza alcun allentamento automatico dei vincoli di spesa previsti dalle nuove regole fiscali europee. Nel dettaglio, l’impatto più significativo si concentrerebbe nel 2026, quando il beneficio complessivo supererebbe i 5 miliardi di euro. Circa 450 milioni deriverebbero dal risparmio sul servizio del debito pubblico, grazie alla riduzione dei rendimenti sui nuovi titoli di Stato connessa al miglioramento del profilo di rischio Paese. La stima si basa su emissioni a medio-lungo termine pari a 360 miliardi di euro e su una riduzione prudenziale dei rendimenti di 25 punti base, con applicazione del criterio della mezza annualità.

A questa voce si aggiungerebbe il deposito infruttifero Ue evitato, pari allo 0,2% del pil, che in caso di permanenza nella procedura potrebbe essere richiesto nelle fasi più avanzate. Con un pil nominale stimato intorno ai 2.300 miliardi, il deposito ammonterebbe a circa 4,6 miliardi, importo che verrebbe integralmente sterilizzato con la chiusura anticipata della procedura.

Pertanto, se Eurostat confermasse una revisione del deficit 2025 dal 3,1% al 2,9% nel prossimo ottobre, la Commissione potrebbe decidere di chiudere la procedura subito. “Teoricamente è possibile”, ha detto ancora Dombrovskis, confermando che la decisione sarebbe presa “in autunno sulla base dell’eventuale rivalutazione di Eurostat”. Ma, ha sottolineato, per chiudere la procedura il deficit deve “stabilizzarsi sotto la soglia”. Le regole stabiliscono che il deficit/Pil deve essere sotto il 3%.

Il commissario Ue all’economia, dunque, conferma che la decisione verrebbe presa “in autunno sulla base dell’eventuale rivalutazione di Eurostat”, pur ribadendo che per chiudere la procedura il disavanzo deve “stabilizzarsi sotto la soglia”. Rispetto alla gestione della crisi energetica, Dombrovskis dichiara che “il nostro consiglio è di adottare misure temporanee, limitate e che non portino a un aumento della domanda di combustibili fossili”, ma soprattutto “di farlo rispettando le traiettorie di bilancio concordate”.

Giorgetti di recente ha spiegato che “il fatto che l’Italia si sia ritrovata in questo nuovo contesto con fondamentali macroeconomici, strutturali e di finanza pubblica in salute ha permesso finora di contenere l’impatto del mutato contesto globale. Se il Paese si fosse trovato in una situazione di maggiore fragilità, la reazione dei mercati sarebbe stata molto più accentuata di quanto abbiamo sin qui osservato”. Il ministro dell’Economia ha specificato: “Di fronte a uno shock di tale portata, il governo continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese: sarebbe irresponsabile non farlo, perché il costo che ne deriverebbe in termini di danni persistenti all’economia e al tessuto sociale sarebbe inaccettabile”. Poi Giogetti ha spiegato che “al momento, come testimoniato dai provvedimenti adottati a partire dall’inizio dell’anno, gli interventi sono stati effettuati attraverso una riallocazione di altre componenti del bilancio, cosicché sono risultati neutrali dal punto di vista della finanza pubblica”.

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