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Economia

Ecco perchè la strategia “right to stay” di Fitto può essere decisiva per il Sud

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Nell’ ultimo rapporto sul sud Italia da parte dell’istituto Svimez, che riguarda il 2025, emerge un Mezzogiorno che vive una stagione di forti contrasti: cresce come l’occupazione, ma al contempo continua l’esodo che svuota il Sud di competenze e futuro. Tra il 2021 e il 2024 quasi mezzo milione di posti di lavoro è stato creato nel Sud, spinto da PNRR, Zes unica e
investimenti pubblici. Ma negli stessi anni 175mila giovani lasciano le regioni meridionali in
cerca di opportunità.


Si rinnova insomma quella che qualcuno ha definito come la “trappola del capitale umano”: Secondo i dati dello Svimez quasi la metà di chi parte è laureato; e questa migrazioni dei laureati comportano per il Mezzogiorno una perdita secca di quasi 8 miliardi di euro l’anno. I giovani che restano, troppo spesso, trovano lavori poco qualificati e mal retribuiti. Con i
salari reali che calano aumentano i lavoratori poveri: un milione e duecentomila lavoratori meridionali, la metà dei lavoratori poveri italiani, è sotto la soglia della dignità. Si evidenzia, inoltre, una emergenza sociale nel diritto alla casa. “Nel triennio 2021-2024 gli under 35 occupati aumentano a livello nazionale, con una crescita che nel Mezzogiorno è
particolarmente intensa: 100mila giovani occupati in più nel Sud. Ma il Mezzogiorno non trattiene i giovani: nell’ultimo triennio 175mila giovani hanno lasciato il Sud per il Nord e l’estero.

Un paradosso evidente: più lavoro ma non migliori condizioni di vita, né opportunità professionali adeguate alle competenze. si legge nel rapporto. Freedom to move, right to stay: libertà di muoversi, diritto a restare, dice lo slogan del rapporto Svimez 2025. “Se la libertà di muoversi è uno dei diritti fondanti della cittadinanza europea, affiancarla al diritto
di restare – si legge nell’introduzione del rapporto – «permette di coniugare il rilancio dei principi di integrazione e cooperazione strategica e la riduzione delle disuguaglianze territoriali, così da contrastare lo spopolamento e una mobilità dettata dalla necessità, non dalla scelta.”

Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes, tra il 2014 e il 2024 il saldo migratorio interno del Mezzogiorno è stato negativo per 511mila unità: circa un milione e 98mila persone si sono spostate verso il Centro-Nord, contro 587mila che hanno compiuto il percorso opposto. Quasi la metà di questi trasferimenti (48,5%) ha riguardato giovani tra i 20 e i 34 anni, con una perdita netta di circa 373mila giovani italiani in quel decennio. Tra questi, la componente più qualificata è cresciuta in modo costante: i trasferimenti verso il Centro-Nord di giovani laureati sono aumentati di oltre il 50% dal 2014, con la Campania che ha perso circa 65mila giovani laureati e la Sicilia 56mila, mentre la Lombardia ne ha guadagnati 111mila.

Ed è in questo contesto, che è piuttosto desolante, che Raffaele Fitto, che al sud rimane legato non solo per una questione puramente sentimentale, ma anche perché, forse prima di altri, essendo li nato cresciuto e vissuto, ha capito che mai come ora sono vere le parole di Giuseppe Mazzini, quando diceva “L’Italia sarà quel che il Mezzogiorno sarà”. Ma il
problema dello spopolamento di alcune zone, che sono spesso le più disagiate e le più povere, è un problema che sta dispiegando i suoi effetti negativi in molte zone d’Europa. La politica di coesione degli anni passati, che avrebbe dovuto avere tra i suoi obiettivi proprio quello di aiutare queste zone a crescere di più e meglio, non sempre hanno funzionato a dovere.

Ma in Italia il problema dello spopolamento non è solo ed esclusivamente questione meridionale, per quanto riguarda il nostro paese. Basti pensare, solo per fare un esempio, alle zone interne dell’ Appennino centrale colpite dal sisma, sulle quali il commissario alla ricostruzione Guido Castelli sta realizzando una importante politica basata sulla cosiddetta “restanza”, come cardine per la rinascita dell’ Appennino centrale. Per Castelli, restare non è una rassegnazione, ma un diritto e un atto d’ amore verso il proprio territorio. Ed è proprio per queste ragioni che il vicepresidente esecutivo della Ue, ha lanciato la strategia “right to stay”. che ha come obiettivo quello di ridurre le disparità regionali, rafforzare i servizi essenziali, migliorare la connettività e sostenere istruzione, innovazione e occupazione nei territori più fragili. D’altra
parte Raffaele Fitto, come ministro per gli affari europei, è stato l’ideatore di una delle misure più efficaci per lo sviluppo del sud Italia, come quella della Zes unica, la cui gestione affidata alle sapienti mani di Giosy Romano, ha registrato dei veri numeri record, con oltre 1300 autorizzazioni uniche concesse, che hanno generato investimenti per oltre 20 miliardi di euro, proprio grazie alle sue maggiori semplificazioni burocratiche, cosa che ha permesso al sud Italia di segnare tassi di crescita più elevati che nel resto del paese e una crescita dell’occupazione di oltre 40.00 unita.

E anche di questo ha parlato proprio Fitto nel suo intervento di dieci fa a Sorrento al forum verso sud organizzato da Thea Ambrosetti. “La Zes Unica, ha aggiunto, rappresenta uno strumento strategico per comparti fondamentali come il
turismo ed è il risultato di una stretta collaborazione tra Governo italiano e istituzioni europee. Gli investimenti sul fronte infrastrutturale possono definire un nuovo ruolo del Mezzogiorno d’Italia nel contesto mediterraneo e fare la differenza negli scenari futuri”. Ed ecco perché questa può essere un'occasione unica per il meridione, finalmente la
commissione europea sembra prendere a cuore un tema assai delicato come quello dello spopolamento di alcune zone disagiate dell’Europa, come appunto il mezzogiorno d’Italia, che da anni assiste al depauperamento di una delle risorse più importanti per la crescita e lo sviluppo, il capitale umano più giovane ed istruito.

Oltre all’ agenda per le città” la Commissione europea è al lavoro – ha detto Fitto – “per presentare altre quattro strategie” che riguarderanno “le isole, le regioni ultra periferiche, le aree di confine orientale e, infine, il diritto a restare, per affrontare la grande sfida che abbiamo per la popolazione e per le aree interne” prima della chiusura del confronto sul prossimo Quadro finanziario pluriennale. Il sud torna centrale non solo nelle politiche del governo italiano, ma indirettamente anche in quelle europee. Ed è anche per questo motivo, che Giorgia Meloni guarda con grande interesse a questa “nuova” strategia che sta portando avanti il “suo” commissario, ben sapendo che molto probabilmente, al di là della legge elettorale con cui si andrà a votare, gran parte dell’esito elettorale, verrà deciso proprio al Sud. Ed è per questo che strategie come quelle portate avanti da Fitto che aiutano lo sviluppo delle regioni meridionali, non possono che fare da volano per l’azione del governo, che non a caso, sta valutando di allargare la Zes unica a tutta Italia, e che ha nominato a capo del nuovo dipartimento Sud, proprio Giosy Romano.

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