Seguici su

CinaDifesaEconomiaGiappone

Droni sottomarini e mine navali: il piano stealth di Pechino per sigillare il Pacifico

L’esercito cinese valuta l’uso di droni sottomarini giganti per minare le acque del Giappone e delle Filippine. L’obiettivo? Bloccare la flotta USA in caso di invasione di Taiwan. Ecco i dettagli della nuova strategia stealth di Pechino.

Pubblicato

il

Se pensavate che in un ipotetico conflitto per Taiwan il Mar Cinese Meridionale si sarebbe riempito esclusivamente di portaerei e caccia di quinta generazione, forse è il caso di guardare sotto la superficie dell’acqua. Secondo recenti indiscrezioni filtrate dalla stampa militare di Pechino – in particolare dalla rivista tecnica Shipborne Weapons – l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) starebbe affinando una strategia decisamente più subdola e asimmetrica per bloccare le forze occidentali: l’impiego massiccio di droni sottomarini per minare la “Prima Catena di Isole”.

Il piano, rilanciato dal South China Morning Post, punta a sfruttare l’innovazione tecnologica per inibire i movimenti della marina statunitense e dei suoi alleati, evitando scontri diretti e paralizzando le rotte logistiche del Pacifico.

L’arma del blocco: il drone gigante AJX002

Al centro di questa potenziale dottrina tattica troviamo droni sottomarini di grandi dimensioni (XLUUV), come il modello AJX002, svelato durante le recenti parate militari a Pechino. Non parliamo di semplici giocattoli telecomandati, ma di vettori a forma di siluro gigante, progettati specificamente per missioni di posa occultata di mine navali.

Le ragioni per cui la marina cinese (PLAN) guarda con estremo interesse a questi mezzi sono riassumibili in tre punti chiave:

  • Invisibilità e infiltrazione: Essendo nettamente più piccoli e silenziosi di un sottomarino tradizionale, questi droni possono scivolare non visti attraverso i colli di bottiglia oceanici.
  • Raggio d’azione: Con un’autonomia stimata in oltre 1.800 km, possono coprire enormi distese marittime partendo dalle coste continentali.
  • Rischio umano zero: In caso di intercettazione e distruzione da parte del nemico, si perde un hardware costoso, ma nessun equipaggio.

Una volta posizionate, le moderne mine intelligenti non si limitano a galleggiare in attesa di un urto, ma possono essere programmate per attivarsi esclusivamente al riconoscimento della firma acustica di specifiche tipologie di navi.

AJX002 da Naval News

Obiettivo: Giappone e Filippine, non Taiwan

L’aspetto tatticamente più interessante dell’analisi cinese è il vero bersaglio di questa operazione di “minamento offensivo”. La rivista militare suggerisce che non vi sarebbe alcuna necessità di riempire di mine le acque immediatamente circostanti Taiwan. L’isola di Formosa verrebbe già isolata grazie alla schiacciante superiorità aerea, missilistica e navale di superficie del PLA.

Le mine verrebbero invece posate molto più in là, nelle acque del Giappone (incluso lo strategico arcipelago delle Ryukyu) e delle Filippine. L’obiettivo primario è sigillare la Prima Catena di Isole – la linea geografica che dagli arcipelaghi giapponesi scende fino alle Filippine – per impedire fisicamente alla flotta USA di penetrare nel teatro operativo e portare soccorso a Taipei.

Un’arma a doppio taglio

Bloccare snodi vitali come ha fatto l’Iran nello Stretto di Hormuz insegna una lezione chiara: le vie d’acqua strategiche sono estremamente vulnerabili. Disseminare ordigni nel Pacifico renderebbe quasi impossibile la navigazione sicura non solo per le navi grigie militari, ma anche per il traffico mercantile giapponese e filippino.

Tuttavia, la strategia del PLA non è priva di rischi enormi per la stessa Pechino. Le operazioni di sminamento sono notoriamente lunghe, pericolose e faticose. Anche a crisi terminata, le compagnie di navigazione (e soprattutto i colossi assicurativi) esiterebbero a lungo prima di ripristinare le rotte abituali. A rischiare sarebbero anche i commerci.

Minare acque internazionali e neutrali equivarrebbe a un’escalation militare senza precedenti, un vero e proprio atto di guerra globale. Soprattutto, questo blocco si trasformerebbe rapidamente in un boomerang: paralizzando il traffico marittimo della regione, la Cina finirebbe per auto-sabotare le proprie rotte di approvvigionamento, scatenando reazioni internazionali e chiudendosi in una gabbia che essa stessa ha contribuito a costruire. Un azzardo tattico brillante sulla carta, ma dalle conseguenze strategiche letali per tutti.

 

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento