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Droni da 2.000 km e fabbriche blindate: il Marocco si arma per un confronto con Spagna e Algeria
Il Marocco avvia fabbriche di armi, veicoli blindati e droni con 2.000 km di gittata: un piano industriale e militare che ribalta i rapporti di forza con Algeria e Spagna.

Il Marocco ha deciso di trasformarsi a tappe forzate in una potenza militare e industriale, approfittando delle tensioni globali per costruire in casa gli arsenali del futuro.
.Si tratta di un programma economico e bellico concreto che sta alterando gli equilibri di forza nel Mediterraneo occidentale e nel Maghreb.
A tremare sono soprattutto due vicini. Da una parte l’Algeria, storica rivale con cui i rapporti sono da tempo congelati. Dall’altra la Spagna, che guarda con crescente ansia al rafforzamento di un vicino sempre più assertivo, proprio mentre Madrid affronta delicate questioni di confine e sovranità marittima.
La svolta industriale: non solo comprare, ma produrre
Fino a ieri, il Marocco acquistava quasi tutto all’estero: tra il 2021 e il 2025, Stati Uniti e Israele hanno coperto da soli l’84% delle sue importazioni militari.
Ora la musica è cambiata. In base alla Legge 10-20 varata nel 2020, lo Stato impone che la produzione avvenga sul proprio territorio con capitale prevalentemente locale o con solide joint venture. L’obiettivo dichiarato è l’autonomia strategica, ma il motore reale è una classica politica di sviluppo guidata dalla mano pubblica.
L’accordo simbolo riguarda la Moroccan Military Industry (MMI). L’azienda, formalmente nazionale ma collegata da fonti di settore alle tecnologie dell’israeliana Elbit Systems, produrrà torrette per veicoli corazzati a partire da marzo 2027, insieme a munizioni, sistemi anti-drone e mortai semoventi.
Questi pezzi andranno a equipaggiare i blindati 8×8 assemblati dal colosso indiano Tata nello stabilimento di Berrechid. Qui la quota di componenti realizzati localmente è al 35% e salirà presto al 50%.
I numeri della nuova officina militare di Rabat
Lo Stato non si è limitato a firmare contratti: ha creato la SGZID, una società pubblica incaricata di gestire due enormi zone industriali dedicate alla difesa, per oltre 675 ettari complessivi:
- Nouaceur: destinata alle tecnologie avanzate, all’elettronica e ai software per la difesa;
- Sidi Yahya: riservata alla meccanica pesante, all’assemblaggio di blindati e alla produzione di munizioni.
Il bilancio militare, secondo i dati del SIPRI, è salito da circa 5,3 miliardi di dollari nel 2021 a oltre 6,3 miliardi nel 2025, con una crescita reale del 6,6% nell’ultimo anno. A questa spesa si aggiungono dieci progetti industriali approvati per 260 milioni di dollari, capaci di garantire oltre 2.500 posti di lavoro diretti.
| Partner / Azienda | Settore di produzione | Sede / Progetto principale |
| Tata (India) | Veicoli blindati WhAP 8×8 | Stabilimento di Berrechid |
| Harmattan AI (Francia) | Sistemi anti-drone e velivoli IRIFI | Polo di ricerca e 1.000 nuovi occupati |
| Baykar (Turchia) | Droni tramite filiale Atlas Defence | Manutenzione e sviluppo locale |
| BlueBird (Israele) | Droni d’attacco SPY-X | Assemblaggio e formazione operai |
| EDGE Group (Emirati) | Armi di precisione per aerei e motori | Accordo per droni e munizioni leggere |
Il drone IRIFI e l’allerta di Madrid e Algeri
Il vero salto di qualità è arrivato durante il recente Salone dell’Aeronautica di Marrakech. L’accordo con l’azienda francese Harmattan AI prevede la nascita di una filiera per droni e contromisure elettroniche, ma soprattutto la produzione del sistema d’attacco a lungo raggio “IRIFI“.

Il drone IRIFI
La gittata dichiarata tocca i 2.000 chilometri. Con un’arma simile prodotta in serie, la dottrina militare dell’area viene riscritta:
- Per Algeri: il vantaggio delle storiche forniture russe viene eroso dall’agilità dei droni marocchini di matrice israeliana e turca.
- Per Madrid: la vicinanza dello Stretto di Gibilterra, unita alle storiche rivendicazioni marocchine sulle enclave di Ceuta e Melilla, rende questo massiccio riarmo una fonte di costante apprensione politica.
Mentre l’Europa dibatte su regole e vincoli di bilancio, Rabat applica la più tradizionale ricetta di spesa produttiva: agevolazioni fiscali mirate, attrazione di capitali esteri e trasferimento forzato di tecnologia.
Il Marocco si prepara così a scalare ancora la classifica di Global Firepower (passato già dal 61° al 56° posto) e punta a vendere i suoi sistemi d’arma persino a paesi membri della NATO e all’Africa subsahariana. Chi pensava a Rabat come a un semplice importatore di grano e acquirente passivo dovrà presto fare i conti con un polo bellico a poche miglia dalle coste europee, in grado di fornire forze armata in modo continuativo e forte.







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