DifesaUcraina
Difesa antiaerea in appalto: l’Ucraina privatizza l’abbattimento dei droni. Un affare (solo per chi paga)?
Per la prima volta un drone russo a reazione è stato abbattuto da un’azienda privata. Boom industriale per l’Ucraina o rischio che la sicurezza nazionale diventi un servizio a pagamento solo per chi può permetterselo?

L’Ucraina segna un primato tecnologico e militare, ma dal punto di vista macroeconomico e sociale non è detto che sia una buona notizia. Secondo quanto riportato da fonti ufficiali di Kiev e confermato dal Ministero della Difesa, per la prima volta una società privata di difesa antiaerea ha intercettato e abbattuto un drone d’attacco russo a reazione. Il bersaglio, una variante avanzata dei noti Geran/Shahed, sfrecciava a oltre 400 km/h nei cieli della regione di Kharkiv ed è stato neutralizzato non dall’esercito regolare, ma da un’unità corporativa.
Il governo esulta. Attualmente, nel Paese operano ben 19 unità private di difesa aerea, formalmente integrate nella struttura di comando dell’Aeronautica militare. Il loro scopo primario? Proteggere le infrastrutture critiche dagli attacchi incessanti. I video circolati in rete suggeriscono l’impiego della stazione d’arma automatizzata Sky Sentinel, capace di tracciare e ingaggiare autonomamente minacce ad altissima velocità.
La situazione sul campo è riassumibile in pochi punti chiari:
La minaccia muta: La Russia sta progressivamente abbandonando i lenti droni a elica per modelli a reazione (come gli Shahed-238 iraniani modificati), decisamente più veloci, che volano ad altitudini maggiori e sono più complessi da intercettare.
Soluzioni low-cost aziendali: L’industria privata ucraina sta schierando torrette gestite dall’intelligenza artificiale per compensare la cronica (e costosa) carenza di missili occidentali.
Integrazione di rete: Le aziende private, pur essendo autonome nel fuoco, si appoggiano evidentemente ai radar militari per ottenere la cosiddetta “consapevolezza situazionale”, creando un ibrido pubblico-privato.
Dal punto di vista prettamente industriale, la mossa ha del geniale. L’Ucraina sta sviluppando, collaudando sul campo e scalando un vero e proprio settore di “mercenari tecnologici della difesa”. È oltremodo facile immaginare come, a conflitto terminato (o persino durante), queste stesse aziende potranno vendere i loro servizi “chiavi in mano” a Paesi terzi. Si pensi agli Stati del Golfo Persico, costantemente minacciati da sciami di droni a basso costo contro le loro raffinerie. Un mercato di esportazione potenzialmente immenso.
Tuttavia, c’è un enorme elefante keynesiano nella stanza che quasi nessuno vuole vedere: il modello economico alla base di questa transizione. Chi paga per queste intercettazioni? Se un’azienda sviluppa capacità difensive per proteggere i propri stabilimenti, lo Stato le garantisce crediti o incentivi? E soprattutto, se la difesa aerea – la quintessenza del servizio pubblico statale e della sicurezza collettiva – viene esternalizzata, non rischiamo di scivolare verso uno scenario oscuro?
Se oggi, in Occidente, ci preoccupiamo della privatizzazione e del de-finanziamento della sanità pubblica, domani potremmo doverci preoccupare della privatizzazione della sopravvivenza fisica. Il rischio di questo pur affascinante esperimento tecnologico è palese: i cieli sicuri potrebbero diventare un lusso, un servizio “premium” garantito solo alle grandi multinazionali e a chi può permettersi di installare il proprio Sky Sentinel privato nel cortile di casa. Forse, un sano e robusto intervento statale, in grado di farsi carico monopolistico della difesa, eviterebbe che la sicurezza si trasformi nell’ennesimo bene di consumo per pochi.
L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link







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