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Dalla svendita del Pireo all’azzardo di Eleusi: lo scontro tra superpotenze scuote le coste greche

A 15 km dal Pireo cinese, gli Stati Uniti finanziano la rinascita di Eleusi per fermare Pechino. Ma tra bassi fondali e costi enormi, l’operazione rischia di arenarsi.

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A soli quindici chilometri dalle banchine del Pireo, finite dieci anni fa sotto il pieno controllo di Pechino per fare cassa durante i duri piani di rientro imposti dal FMI e dalla UE dalla crisi del debito, gli Stati Uniti hanno deciso di aprire una trincea logistica e marittima.

La baia di Eleusi, oggi segnata da carcasse di navi arrugginite e un tempo culla dei celebri misteri sacri dell’antichità greca, è diventata improvvisamente il fulcro di un aspro braccio di ferro tra Washington e la Cina.

Nell’antichità classica i misteri eleusini promettevano la rinascita dopo la morte; oggi l’unico vero enigma è come l’amministrazione americana pensi di trasformare una secca marina degradata in una fortezza commerciale capace di sfidare il colosso asiatico. La risposta risiede nella fretta di rimediare a un colossale errore di calcolo dell’Occidente.

Nel 2016, costretta dai creditori internazionali a privatizzare qualsiasi risorsa pubblica per ridurre il debito, Atene cedette l’autorità portuale del Pireo all’unico acquirente rimasto al tavolo: la statale cinese Cosco. Con oltre un miliardo di euro di investimenti, Pechino ha trasformato lo scalo nel quarto porto dell’Unione Europea, gestendo circa 4,7 milioni di container all’anno.

Da quelle banchine transita ormai tra il 10% e il 15% di tutte le merci cinesi destinate al mercato continentale europeo. Per Washington e per la NATO, vedere il principale terminal commerciale del Mediterraneo orientale sotto la diretta influenza della Repubblica Popolare rappresenta una minaccia strategica insostenibile, soprattutto in caso di tensioni militari o blocchi logistici.

Dopo aver tentato invano di convincere il governo greco a rivedere i contratti con Pechino, gli strateghi americani hanno cambiato piano, puntando dritti sulla vicina Eleusi. L’obiettivo è costruire dal nulla una struttura alternativa fondata su tre pilastri:

  • Sostegno pubblico straordinario: la banca di sviluppo statale americana (DFC) ha concesso un prestito di 125 milioni di dollari al cantiere Onex per bloccare le offerte cinesi.
  • Alleanza industriale asiatica: l’accordo da 1,35 miliardi di dollari con la sudcoreana Hanwha Ocean per modernizzare gli scali navali e creare diecimila posti di lavoro.
  • Snodo logistico ed energetico: l’integrazione con il vicino terminale di rigassificazione di Revithoussa per favorire l’arrivo del gas liquefatto americano.

Come si presenta ora Eleusi

Parametro operativoIl Pireo (Controllo cinese – Cosco)Eleusi (Progetto USA – Onex)
Profondità naturale dei fondali18 – 19 metri (ideale per mega-portacontainer)Basso fondale (richiede enormi dragaggi)
Volumi commerciali annui4,7 milioni di TEU movimentatiNessun traffico commerciale attivo
Vocazione primariaHub di transito merci globaleManutenzione navale militare ed energia
Orizzonte temporale concessioneOperativo e blindato fino al 2052Gare pubbliche rinviate al 2027

Tuttavia, i desideri della diplomazia si scontrano con le dure leggi della fisica e dell’economia reale. Il Pireo possiede fondali naturali profondi fino a diciannove metri, perfetti per accogliere i mostri marini del commercio globale.

La baia di Eleusi presenta invece acque basse, dove perfino una nave da carico di medie dimensioni rischierebbe di incagliarsi. Per rendere l’area navigabile servirebbero scavi colossali, milioni di metri cubi di dragaggi e investimenti sproporzionati che nessun operatore di mercato privato affronterebbe a cuor leggero.

Non a caso, il fondo sovrano greco ha già rimandato le gare per l’assegnazione dell’area al 2027, mentre le comunità locali protestano per l’impatto ambientale e la presenza di reperti archeologici sommersi. I fondi americani  potranno agevolmente resuscitare un cantiere per riparare navi militari della NATO, ma l’idea di fabbricare a tavolino un rivale commerciale del Pireo rischia di restare una costosa illusione contabile. Poi c’è da chiedersi se ci sia , commercialmente, spazio per due grandi porti commerciali in un’area così ristretta e per servire un’economia come quella greco-balcanica.

Il vero dramma è stata la vendita del Pireo , forzata dall’avidità delle autorità europee e fel FMI che all’epoca volevano affamare i gresci per obbligarli a pagare i debiti. Ora non possono lamentarsi se i cinesi controllano i commerci marittimi nell’area.

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