Energia
Cuba al collasso: blackout totale e l’ombra del fallimento economico
Cuba è senza elettricità a causa del collasso totale della rete elettrica nazionale. Mentre l’economia affonda e il turismo crolla del 58%, il nipote di Castro apre a trattative dirette con Donald Trump per evitare la fine del regime.

L’intera isola di Cuba è rimasta completamente al buio. Il sistema elettrico nazionale è crollato di colpo, lasciando milioni di cittadini senza luce, acqua e servizi base. La crisi energetica di L’Avana ha raggiunto il punto di non ritorno, esasperata dal blocco delle forniture di petrolio estero.
Il ministero dell’Energia cubano ha confermato il blackout totale. I tecnici sono al lavoro, ma la rete è vecchia e priva di manutenzione da anni. Non si tratta di un semplice guasto, ma del risultato finale di un isolamento economico che sta soffocando l’isola.
Un’economia in ginocchio senza turismo e alleati
Il blocco economico di Washington sta mostrando effetti devastanti sui conti pubblici di Cuba. La mancanza di carburante ferma i trasporti, le scuole e la produzione industriale. L’impatto pratico è una paralisi totale delle attività commerciali e di sussistenza.
Anche il turismo, storica fonte di valuta estera per il regime, è crollato. Nei primi cinque mesi del 2026, Cuba ha registrato solo 360.000 turisti. Si tratta di un calo del 58% rispetto all’anno precedente. Per fare un confronto, la vicina Repubblica Dominicana ha ospitato nello stesso periodo un numero di visitatori dieci volte superiore.
I vecchi partner strategici non possono più aiutare L’Avana:
- Venezuela: Il regime di Maduro non è più in grado di inviare greggio e, tra l’altro, ora il paese è devastato da un terremoto epocale.
- Cina e Russia: Evitano di inviare aiuti militari o massicci carichi di carburante per non sfidare la flotta navale statunitense nella regione.
La mossa geopolitica: il nipote di Castro lancia un segnale a Trump
In questo scenario di emergenza assoluta, si muove la diplomazia sotterranea. Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote del defunto dittatore e figura chiave del potere ombra cubano, ha rotto il silenzio. In un’intervista esclusiva ai media statunitensi, ha dichiarato di essere pronto a trattare.

Raul Guillermo Rodriguez Castro
Il giovane Castro non ha ruoli ufficiali nel governo, ma il suo cognome garantisce un accesso diretto all’élite comunista. La sua apertura è un chiaro segnale di disperazione economica. Senza riforme o un accordo con gli Stati Uniti, il sistema rischia la fine immediata.
La richiesta di dialogo è diretta a Donald Trump. Rodríguez Castro ha confermato di voler negoziare il futuro dell’isola con chiunque sia inviato da Washington, aprendo una via di comunicazione finora impensabile per la vecchia guardia castrista. Magari la nuova generazione riuscirà ad aprire uno spiraglio.







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