Seguici su

EconomiaEnergiaEuropa

Crisi Jet Fuel: mancano 250mila barili al giorno. L’Europa sbatte contro la logistica e prepara il razionamento dei voli

Con Hormuz bloccato e le alternative terrestri paralizzate, l’Europa vara misure d’emergenza: razionamento voli, aiuti di Stato e raffinerie al massimo. L’impatto sui biglietti.

Pubblicato

il

Il blocco dello Stretto di Hormuz sta presentando un conto salatissimo all’Europa, trasformando quella che era una tensione geopolitica in una vera e propria crisi di approvvigionamento fisico. Non parliamo più solo di rincari, ma di una minaccia concreta alla continuità del trasporto aereo continentale in vista della cruciale stagione estiva.

Il problema: i numeri di un deficit strutturale

Partiamo dal dato macroeconomico fondamentale: la quantità che manca all’appello. La chiusura del transito nel Golfo sta generando una perdita lorda per l’Europa di circa 500.000 barili al giorno di cherosene (jet fuel) proveniente dall’Asia e dal Medio Oriente. Anche calcolando le frenetiche compensazioni da altri quadranti geografici, il deficit netto europeo si attesta oggi a ben 250.000 barili al giorno.

Il mercato ha reagito come da manuale: S&P Global Ratings calcola che a maggio il cherosene supererà i 211 dollari al barile (+114% in due mesi). Il vero dramma, tuttavia, riguarda le scorte. Stiamo compensando il deficit produttivo bruciando le riserve. Secondo Goldman Sachs, entro la fine di maggio le scorte commerciali scenderanno sotto la soglia critica dei 23 giorni, con un’autonomia totale del sistema stimata ormai in soli 40 giorni. L’ombra del blackout fisico negli aeroporti è reale e il carburante avio non è qualcosa che si può inventare dall’oggi al domani.

L’illusione delle alternative logistiche (e il fantasma di Lawrence d’Arabia)

Perché non aggirare Hormuz via terra? Se lo chiedono in molti, guardando la mappa della penisola arabica. La teoria vorrebbe che l’export saudita puntasse verso il Mar Rosso (Aqaba) o il Mediterraneo attraversando la Giordania. La pratica, però, si scontra con infrastrutture obsolete e con l’ironia della storia.

La Turchia ha rinnnovato la propria rete ferroviaria verso l’Iraq, con il rinnovo di 350 km di linea riaperte proprio ad aprile. Purtroppo questa sezione non arriva ancora al Golfo Persico e la tratta irachena richiede lavori e aggiornamenti. Un giorno che fosse terminata (ma è previsto il 2027 per i test) il problema di Hormuz sarà risolto o, per lo meno, alleggerito.

 L’Arabia Saudita ha aperto la propria moderna rete ferroviaria, che arriva sino al confine con la Giordania, al traffico merci. La SAR, Sauidi Arabia Raiways ha lanciato un nuovo servizio in merito proprio il 16 aprile 2026, ma questo non viene a risolvere il problema della spedizione del carburante avio dalle raffinerie del Golfo, e questo per un problema storico.

 Una volta rrivati al confine i treni merci si fermano. Il sistema ferroviario giordano si basa in larga parte sulla vecchia linea dell’Hijaz: uno scartamento ridotto incompatibile con i moderni treni merci sauditi, un’infrastruttura risalente ai primi del Novecento e ancora segnata dai sabotaggi di Thomas Edward Lawrence, il celebre “Lawrence d’Arabia”, durante la Grande Guerra. I capitali per rinnovarla ci sarebbero, ma richiedono un fattore che l’Europa oggi non possiede: il tempo. Di conseguenza, questa alternativa si traduce in un imbuto logistico impossibile, costringendo a deviare il carburante su migliaia di lenti camion cisterna in coda verso Aqaba, o attraverso i complessi valichi israeliani. Una toppa logistica del tutto incapace di colmare il buco di 250mila barili giornalieri. Tra l’altro, comunque, non ci sono vagoni sufficienti per trasportare importanti quantità di carburante.

L’intervento della Commissione: verso un’economia di guerra energetica

Preso atto che il libero mercato non può risolvere un deficit fisico di questa portata nel breve termine, Bruxelles ha dovuto accantonare l’ortodossia liberista per abbracciare l’interventismo d’emergenza. Il lavoro della Commissione si è strutturato sul piano AccelerateEU, che interviene su quattro fronti:

  • Diversificazione disperata: Si spinge l’import dagli Stati Uniti, diventati ad aprile il fornitore d’emergenza con quasi il 40% delle quote. Costi logistici altissimi, ma necessari. Comunque anche gli USA non hanno una capacità infinita.
  • Dirigismo sulle raffinerie: La Commissione sta coordinando la capacità produttiva interna. Viene richiesta la massimizzazione del jet fuel a scapito di altri derivati del petrolio, rimandando le manutenzioni degli impianti per raschiare il fondo del barile.
  • Il rubinetto delle riserve strategiche: È già in pre-allerta il piano per il rilascio coordinato delle scorte nazionali di emergenza degli Stati membri, l’ultimo vero paracadute prima dello stop ai voli.
  • Razionamento e Aiuti di Stato: Poiché l’offerta non basta, la Commissione si prepara a deprimere la domanda. Si valuta la prioritizzazione dei voli essenziali a discapito di quelli ricreativi. Contestualmente, per evitare il collasso finanziario delle compagnie aeree, si preparano deroghe temporanee agli Aiuti di Stato.

L’Europa è di fronte a un bivio asimmetrico. Se Paesi con forte capacità di raffinazione come la Spagna (Repsol ha aumentato la produzione del 25%) riusciranno a galleggiare e persino a esportare, nazioni strutturalmente dipendenti come il Regno Unito rischiano il collasso delle tratte. Per i consumatori, il conto è già scritto: il costo astronomico del carburante si traslerà sui biglietti, fungendo da brutale tassa regressiva sulla mobilità estiva.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento