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Crisi energetica dal Medio Oriente: von der Leyen avverte, l’Europa pagherà il conto per mesi o anni. La risposta è la solita solfa: meno fossili importati, più autonomia pulita
Von der Leyen: crisi energetica Medio Oriente costerà 27 miliardi in 60 giorni. L’UE accelera su rinnovabili e nucleare per l’autonomia”

Ursula von der Leyen non usa giri di parole. Mercoledì, intervenendo al Parlamento europeo, la presidente della Commissione ha messo nero su bianco una realtà scomoda: la nuova crisi energetica scatenata dal conflitto in Medio Oriente – con lo Stretto di Hormuz parzialmente bloccato – non è un problema temporaneo. Le conseguenze potrebbero pesare su famiglie e industrie europee «per mesi o addirittura anni».
«È la seconda grande crisi energetica in soli quattro anni», ha ricordato von der Leyen, con un chiaro richiamo alla lezione del 2022. «Non possiamo semplicemente dipendere eccessivamente dall’energia importata». In soli 60 giorni di conflitto, l’UE ha speso 27 miliardi di euro in più per importare combustibili fossili, senza ottenere neppure una molecola aggiuntiva di energia. Quasi 500 milioni al giorno buttati via.
Cosa propone Bruxelles
La Commissione ha già presentato la scorsa settimana un pacchetto di misure concrete:
- Ridurre la dipendenza dal gas naturale, soprattutto nella produzione elettrica.
- Coordinare a livello UE le forniture di benzina, diesel e jet fuel, sfruttando al massimo le capacità delle raffinerie europee.
- Accelerare l’installazione di impianti rinnovabili, mantenendo la neutralità tecnologica (quindi sì anche al nucleare dove i Paesi lo ritengono opportuno).
L’obiettivo è duplice: dare sollievo immediato a famiglie e imprese e costruire, nel medio-lungo termine, una vera autonomia energetica pulita e prodotta in casa. Nello stesso tempo però non c’è nulla, letteralmente, che vada verso l’ottenimento di una maggiore produzione, anche prospettica, di energia da idrocarburi nella UE o la produzione di carburanti. Si dividono le scorte, ma non si fa nulla per aumentare la produzione di ciò che manca.
Le ricadute economiche (non solo bollette)
- Per i consumatori: bollette più alte e inflazione energetica che morde il potere d’acquisto.
- Per le industrie: costi di produzione in rialzo, con rischio di perdita di competitività rispetto a chi ha energia più stabile e a buon mercato.
- Per l’intera economia: un freno alla crescita se la transizione non viene gestita con intelligenza. Allo stato attuale la commissione continua con le proprie ricette, senza innovazione. Si va avanti con la solita solfa.
Dan Jørgensen, commissario europeo per l’Energia, l’ha definita «un campanello d’allarme e un punto di svolta»: l’Europa deve allontanarsi definitivamente dai combustibili fossili importati e puntare sull’energia pulita autoctona. Peccato che l’energia green autoctona non sembra essere né sufficiente né stabile, almeno allo stato attuale.
Von der Leyen ha concluso con un messaggio pragmatico: «La strada da seguire è ovvia». La dipendenza estera eccessiva non è più accettabile. Ma come superarla resta un preblema di difficile soluzione, almento allo stato attuale.







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