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Crisi del gas e blocco di Hormuz: l’Algeria può salvare l’Europa con il gas da scisto?
Il blocco di Hormuz sta prosciugando le scorte globali, spingendo l’Europa sull’orlo di una paralisi energetica. I leader guardano disperatamente allo shale gas dell’Algeria per salvarsi: un paradosso economico e geopolitico che rischiamo di pagare a caro prezzo.

L’Europa ha un problema urgente, e non è di poco conto. Con l’Iran che tiene chiuso lo Stretto di Hormuz, le navi cariche di energia del Golfo Persico restano bloccate. Il capo di Saudi Aramco ci avverte chiaramente: le scorte globali si stanno svuotando molto in fretta. Di conseguenza, i leader europei, compresa la nostra Giorgia Meloni, fanno la fila ad Algeri per cercare nuove e sicure forniture di gas.
Ma la vera domanda di fondo è: l’Algeria, magari sfruttando il suo shale gas (il gas estratto dalle rocce profonde), può davvero salvare un’Europa che si rifiuta categoricamente di estrarre il proprio?
La corsa alle risorse nordafricane
L’Algeria è un gigante dell’energia in Africa. È vicina, comoda per i nostri gasdotti e ha appena lanciato nuove licenze per il 2026 in diverse aree chiave come Ouargla e Illizi, che si trovano ai confini con la Libia. Il Paese cerca soldi stranieri per tirare fuori milioni di barili e enormi quantità di gas naturale. L’obiettivo è chiaro: produrre di più e confermarsi come il centro energetico principale della regione. Non mancano i grandi accordi economici. L’italiana Arkad, per esempio, fa parte di un gruppo che ha firmato un contratto da un miliardo di dollari per sviluppare il grande campo petrolifero di Hassi Bir Rekaiz.
I Numeri del Gas Algerino (Febbraio 2026)
- Produzione: Aumentata dell’1,5%, toccando 8,95 miliardi di metri cubi.
- Consumo interno: Cresciuto del 4%, arrivando a ben 5,17 miliardi di metri cubi.
- Principali acquirenti: Ucraina, Unione Europea, Lituania e Cina.
Guardando questi dati, emerge un problema economico evidente. La produzione algerina cresce, ma i cittadini e le imprese in Algeria consumano ancora di più. Le centrali elettriche locali vanno a gas e ne bruciano tantissimo. Quando la domanda interna sale così in fretta, rimane fisicamente meno gas da vendere all’estero, specialmente a noi del Sud Europa. Inoltre l’Algeria conclude accordi anche con altri paesi del Nord Africa come l’Egitto, cliente di . Per reggere questo ritmo, serve un forte intervento a livello di investimenti che permetta di sfruttare maggiormente queste risorse naturali e aumentare la produzione.
L’ipocrisia dello Shale Gas europeo
Ecco perché si inizia a parlare di shale gas. L’Algeria ha enormi riserve nascoste sottoterra. Ma qui scatta la leggera e amara ironia della situazione economica. L’Europa, per severi motivi ambientali, ha vietato quasi ovunque la tecnica necessaria per estrarre questo gas. Non vogliamo toccare il nostro suolo, ma speriamo disperatamente che l’Algeria lo faccia per noi, bucando il deserto del Sahara, per tenere accese le nostre fabbriche.
Dal punto di vista economico, questa scelta europea ha un costo altissimo. Rinunciare a stimolare la propria produzione interna per delegare tutto all’estero significa pagare l’energia a caro prezzo. Se l’Algeria non troverà i capitali immensi per estrarre questo gas difficile, l’Europa resterà al freddo. Salvarci con il gas africano è forse possibile, ma richiede tempo, investimenti enormi e, soprattutto, ci costringe a chiudere gli occhi davanti alla nostra stessa ipocrisia.







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