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Crisi dei microchip e “China Shock 2.0”: l’Europa prepara poteri d’emergenza e restrizioni

L’Unione Europea si prepara ad assumere poteri speciali per gestire le crisi dei microchip, potendo persino annullare i contratti privati. Intanto, si studiano dazi e quote d’emergenza contro il “China Shock 2.0” per proteggere le industrie locali dalla concorrenza a basso costo.

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L’Unione Europea si trova di fronte a un delicato bivio industriale ed economico. Da una parte soffre di un grave ritardo nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e nell’accesso alle tecnologie avanzate; dall’altra, subisce la forte pressione di importazioni sempre più massicce. Per rispondere a queste sfide, Bruxelles sta preparando una serie di poteri d’emergenza, segnando un forte ritorno a una politica di intervento diretto nei mercati.

Il controllo diretto sui semiconduttori

Secondo le recenti indiscrezioni del Financial Times, l’Unione Europea è pronta a varare norme che permetteranno alla Commissione di intervenire in modo centrale sulle catene di fornitura dei semiconduttori. In caso di carenza di componenti critici, come quelli necessari per le armi, la salute o le reti digitali, Bruxelles potrà assumere poteri speciali.

La bozza di legge prevede tre azioni principali:

  • Annullamento dei contratti: La Commissione potrà obbligare i produttori a dare priorità ad alcune consegne critiche, ordinando di ignorare i contratti privati già firmati. Una mossa che fa sorridere amaramente chi crede ancora nella certezza dei contratti commerciali.
  • Acquisti centralizzati: Similmente a quanto accaduto per i vaccini, l’Unione farà acquisti in comune per avere più forza al tavolo delle trattative e impedire che i Paesi membri si facciano concorrenza tra loro per i rifornimenti.
  • Obblighi di trasparenza: Saranno previste sanzioni fino a 300.000 euro per le aziende che non forniranno tempestivamente i dati richiesti sulla loro capacità produttiva.

Oggi l’Europa produce meno del 10% dei microchip a livello globale e dipende per oltre il 90% da Taiwan per i modelli ad alte prestazioni. Qualsiasi tensione in Asia potrebbe fermare le fabbriche europee. Un assaggio di questo nuovo “dirigismo” si è già visto lo scorso anno in Olanda, quando il governo ha preso il controllo dell’azienda Nexperia per evitare che la proprietà cinese trasferisse le tecnologie fuori dall’Europa, evento che ha già causato rallentamenti nella produzione di automobili.

Il rischio del “China Shock 2.0”

Oltre alla questione dei chip, c’è un secondo fronte molto caldo. Il quotidiano britannico The Guardian riporta che i commissari europei stanno discutendo nuove restrizioni sulle importazioni dalla Cina per far fronte a quello che viene definito il “China Shock 2.0”.

La vera paura è che i prodotti cinesi, dalle auto elettriche ai macchinari, siano così abbondanti e a basso costo da poter distruggere le industrie locali, creando aree in declino in tutta Europa, proprio come accadde negli Stati Uniti venticinque anni fa.

L’ironia di fondo è pungente: per anni si è cercato di bilanciare il potere commerciale degli Stati Uniti appoggiandosi al mercato cinese, ma ora l’Europa rischia di pagare un prezzo molto alto, ovvero il crollo della propria produzione interna. Le importazioni cinesi oggi arrivano a costare fino al 40% in meno rispetto ai prodotti locali.

Settore a RischioImpatto Economico TemutoPossibili Azioni Europee
Automotive (Auto ibride ed elettriche)Concorrenza diretta letale per la produzione localeQuote di importazione e dazi doganali mirati
Componenti per macchinariDeindustrializzazione per l’uso di pezzi esteriNuove leggi sugli acquisti (Cybersecurity Act 2.0)
Semiconduttori e MicrochipParalisi della filiera in caso di carenza globaleAcquisti comuni e poteri diretti di assegnazione

Per difendersi, l’Europa potrebbe introdurre quote limite sulle merci cinesi, considerate più veloci da applicare rispetto ai dazi veri e propri. L’obiettivo è farsi rispettare dalla Cina per mantenere vitale la propria economia, cercando di non innescare una guerra commerciale aperta che danneggerebbe le esportazioni europee. Le ricadute di queste scelte statali sulle dinamiche dei prezzi e sulla tenuta dell’occupazione saranno enormi nel medio periodo.

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