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Corte Suprema USA, via libera al setaccio degli elettori: una decisione che può cambiare le elezioni di Mid Term

A poche settimane dal voto, la Corte Suprema sblocca il controllo della cittadinanza tramite database federale: più certezza sul voto o più ricorsi degli esclusi?

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Con un provvedimento d’urgenza emesso il 25 settembre, la Corte Suprema ha concesso all’amministrazione guidata da Donald Trump il via libera per utilizzare un archivio federale aggiornato per verificare la cittadinanza degli elettori. Una scelta pesante a pochissime settimane dal voto di metà mandato, aprendo uno scontro istituzionale senza esclusione di colpi.

Al centro della contesa c’è il sistema informatico SAVE (Systematic Alien Verification for Entitlements), gestito dal Dipartimento per la Sicurezza Interna. Nato in origine per controllare l’accesso degli stranieri ai sussidi pubblici, lo strumento è stato potenziato nel 2025 collegandolo direttamente agli archivi della Social Security Administration, consentendo controlli di massa incrociando nomi, date di nascita e codici di previdenza sociale.

La decisione dei giudici supremi congela l’ordinanza emessa a giugno dal giudice distrettuale Sparkle Sooknanan. Il magistrato di primo grado aveva bloccato l’uso dell’archivio, ravvisando una violazione della riservatezza dei cittadini e il rischio concreto di cancellare elettori perfettamente in regola dalle liste elettorali.  Ora invece il database potrà essere utilizzato per controllare se l’elettore sia effettivamente un cittadino americano con diritto di voto, oppure uno straniero che si è infiltrato nel sistema. 

Per la maggioranza di sei giudici della Corte Suprema, tuttavia, le tesi delle associazioni civiche sono “probabilmente prive di fondamento”. Secondo il parere della Corte, una legge del 1996, l’Illegal Immigration Reform and Immigrant Responsibility Act, autorizza espressamente il governo federale a richiedere e ricevere dati sulla cittadinanza da altre agenzie per rispondere alle richieste di verifica inviate dai singoli Stati.

La spaccatura interna al massimo tribunale americano è però netta. Le tre giudici dell’ala progressista – Ketanji Brown Jackson, Sonia Sotomayor ed Elena Kagan – hanno firmato un dissenso dai toni durissimi.

I numeri reali riscontrati sul territorio ridimensionano la portata del fenomeno. In Texas, per esempio, su ben 18 milioni di elettori registrati, il vaglio del sistema nell’autunno del 2025 ha individuato solo 2.724 persone sospettate di non avere la cittadinanza. Si parla di una percentuale minuscola, pari a circa lo 0,015% del totale, con un elevato rischio di falsi allarmi tra i cittadini naturalizzati di recente. nello stesso tempo ci sono stati, come la California, che non chiedono ad oggi, di mostrare nessun documento d’identificazione per votare e dove quindi i risultati sono meno chiari. Anche in questo stato si voterà una proposta per rendere obbligatorio mostrare un documento d’identificazione federale.

Il problema risiede nei tempi lenti di aggiornamento delle banche dati. Quando un cittadino straniero ottiene la cittadinanza americana, i registri della motorizzazione o della previdenza sociale possono impiegare mesi, se non anni, per registrare la variazione. L’incrocio automatico rischia quindi di considerare non cittadino chi ha invece pieno diritto di voto.

Ma cosa cambia davvero in vista del voto di metà mandato? La posta in gioco è altissima, anche se le norme federali pongono dei paletti temporali molto rigidi all’azione degli Stati:

  • Il limite legale dei 90 giorni: La legge federale vieta le cancellazioni sistematiche e di massa dagli elenchi elettorali nei tre mesi precedenti il voto. Gli Stati possono condurre verifiche mirate sui singoli casi, ma le epurazioni generali sono formalmente vietate.
  • Le code e il voto provvisorio: Gli elettori segnalati per errore non vengono cancellati all’istante, ma dovranno esibire documenti aggiuntivi o ricorrere a schede provvisorie. Questo rallenta le operazioni ai seggi e scoraggia la partecipazione dei cittadini meno informati.
  • La valanga di ricorsi legali: Ogni singola contestazione sul diritto di voto si trasformerà in una causa nei tribunali locali, ritardando la proclamazione ufficiale degli eletti nei collegi più combattuti.

Con questa decisione, la Corte Suprema ha voluto tutelare l’autonomia degli Stati nel controllo delle liste e il database federale potrà essere utilizzato per le verifiche. Questo può portare a variazioni soprattutto negli stati, come la California, meno attenti nel controllo degli elettori, mentre quelli più accurati, come il Texas, vedranno meno correzioni. nello stesso tempo c’è la possibilità che i risultati elettorali siano bloccati  dai ritardi e ricorsi di qualche elettore che si senta illegittimamente escluso.

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