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Corsa disperata dell’Iran verso il Giappone: petroliere a rischio e il “trucco” americano in scadenza

Corsa contro il tempo per il greggio di Teheran. La deroga USA scade ad agosto e il Giappone frena: navi a rischio nello Stretto di Hormuz e costi assicurativi alle stelle.

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L’Iran ha un problema enorme: ha molto petrolio da vendere, ma i suoi compratori abituali hanno i serbatoi pieni. Il mercato asiatico è saturo.

La Cina, che ha tenuto a galla l’economia di Teheran negli ultimi anni, è ormai ben fornita. Così l’Iran guarda disperatamente al Giappone. Inizia quindi una corsa contro il tempo. C’è una deroga americana alle sanzioni, ma scade troppo in fretta. Le navi rischiano di restare bloccate.

Tutto nasce dai colloqui di pace tra Washington e Teheran. Il 22 giugno gli Stati Uniti hanno concesso una tregua di 60 giorni sulle sanzioni petrolifere. Questa tregua, chiamata tecnicamente waiver, scade il 21 agosto. È un lasso di tempo ridicolo per le complesse tempistiche del mercato marittimo internazionale.

Alcune aziende giapponesi stanno valutando di comprare greggio iraniano per la prima volta dal 2019. Ma i dubbi superano di gran lunga le certezze. I problemi pratici ed economici sono insormontabili senza un prolungamento dell’accordo. Nessuna azienda privata rischia capitali al buio, comprando petrolio che poi, magari, non potrebbe essere utilizzato.

Ecco i tre grandi ostacoli che bloccano il mercato:

  • Tempi logistici: Il viaggio dall’isola iraniana di Kharg al Giappone richiede settimane. Sessanta giorni di tregua non bastano per caricare, viaggiare e scaricare.
  • Sicurezza marittima: Lo Stretto di Hormuz è una polveriera. Di recente, le stesse forze iraniane hanno attaccato una nave cargo, e questo sicuramente non aiuta a trovare dei vantaggiosi noli marittimi.
  • Costi assicurativi: Nessuna compagnia vuole assicurare una petroliera che attraversa una zona di guerra con il rischio che le sanzioni tornino attive a metà viaggio. I costi di assicurazione sono il vero ago della bilancia economica. Se i premi schizzano alle stelle, il greggio iraniano perde ogni convenienza sul mercato.

Dal punto di vista istituzionale, il Giappone se ne lava le mani: il Ministero dell’Economia giapponese (METI) è stato chiaro. Gli acquisti spettano ai privati, ma senza garanzie sui tempi di navigazione i contratti restano carta straccia.

Anche i funzionari iraniani lo sanno. Per questo stanno facendo pressione per ottenere un’estensione della deroga da parte degli Stati Uniti, o almeno così dicono diverse fonti. Deve essere divertente, per gli inviati americani, vedersi minacciati nelle occasioni ufficiali e poi ricevere richieste di prolungamento del Waiver.

L’impatto sul mercato del greggio è evidente. Nonostante i tentativi, le raffinerie asiatiche preferiscono fornitori più sicuri. Solo i piccoli raffinatori cinesi indipendenti potrebbero approfittare degli sconti, ma non bastano a svuotare le riserve di Teheran e comunque gli sconti dovrebbero essere pesanti.

In sintesi, la situazione logistica ed economica si può riassumere così:

FattoreCondizione attualeRicaduta economica pratica
Deroga USAScadenza a 60 giorniBlocca i contratti a lungo termine
Stretto di HormuzAlto rischio militareAumento insostenibile dei premi assicurativi
Domanda asiaticaScorte cinesi pieneCrollo del potere contrattuale dell’Iran

Se non si sblocca la durata del waiver, il petrolio resterà fermo. E con esso, anche le speranze di una vera ripresa economica per l’Iran. Nello stesso tempo questa è una forte spinta verso il raggiungimento di una pace durevole, o per lo meno una tregua più solida.

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