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Come la mettiamo con le vetture diesel del gruppo Volkswagen vendute alle PP.AA.? (di A.M. Rinaldi)

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Uno dei tanti problemi sollevati dallo scandalo Volkswagen e che potrebbe avere delle conseguenze legali ancora più pesanti per la casa automobilistica tedesca, vi è la vendita di vetture alla pubbliche amministrazioni italiane. Ormai siamo abituati nel vedere sempre più spesso le forze dell’ordine, i vigili urbani di tutti i comuni sparsi per la Penisola e le più varie amministrazioni pubbliche sia centrali che periferiche, avvalersi di vetture diesel con marchi Volkswagen, Audi, Seat e Skoda.

In genere questi acquisti vengono effettuati, in rispetto a precise disposizioni comunitarie, per mezzo di bandi pubblici dove le case produttrici, ovvero gli importatori, presentano offerte secondo le specifiche richieste dall’ente o amministrazione proponente.

Strano a dirsi, mentre in tutt’Italia i bandi per l’assegnazione di auto vengono quasi esclusivamente vinti da produttori esteri, in Europa è quasi praticamente impossibile (dove dovrebbero vigere le stesse regole per i bandi) imbattersi in un marchio che non sia strettamente nazionale. Insomma mentre in Italia è normale vedere sulle strade la Polizia, Vigili Urbani e Amministrazioni pubbliche a bordo di Volkswagen, Audi, Skoda, Seat ma anche di BMW, Subaru e Peugeot, è praticamente impossibile immortalare i colleghi tedeschi o francesi in auto se non di produzione rigorosamente nazionale.

Unico caso di un poliziotto (e per lo più austriaco) a bordo di una italianissima Alfa Romeo si è potuto vedere a memoria d’uomo se non nei primissimi episodi della fortunata serie televisiva de “Il Commissario Rex”!

Ma cosa succederà ora a tutte le vetture diesel euro5 vendute alle PP.AA. per mezzo di appalto pubblico? E’ difficile quantificare il numero delle stesse, anche perché gli stessi vertici della Volkswagen non hanno ancora diramato nel dettaglio tutti i modelli in causa e non hanno specificato gli anni di produzione delle vetture interessate.

Dovremo pertanto attendere il prossimo 7 ottobre, data posta come ultimatum dal governo tedesco ai vertici della Volkswagen, per sapere questi dati nello specifico e soprattutto quali iniziative intendano prendere per “sanare” i problemi tecnici correlati alle difformità rispetto ai dati dichiarati in modo truffaldino in sede di omologazione.

Ma se per i clienti “normali”, cioè i privati, che dalle prime rivelazioni ammonterebbero in Italia a circa 1.000.000, si tratterà di portare essenzialmente la vettura in officina per l’adeguamento del software, che in ogni caso comporterà prestazioni inferiori rispetto a quelle dichiarate in origine, per le altre invece in possesso delle PP.AA. si configurano ben altri problemi in termini legali.

Infatti queste vetture, aldilà dell’adeguamento tecnico che sarà effettuato, sono state vendute avendo “vinto” un’asta pubblica che prevedeva certe specifiche che invece, per stessa ammissione della casa costruttrice, non sussistevano. Anzi le vetture sono state artificiosamente omologate con dispositivi che modificavano le caratteristiche Euro5 invece previste e richieste dal bando. In poche parole hanno vinto su altri concorrenti perché hanno presentato una documentazione che certificava caratteristiche previste dal bando stesso ma che invece nella pratica non rispettavano. E’ pertanto lecito affermare che se avessero rispettato le specifiche richieste avrebbero dovuto proporre un prezzo più elevato che probabilmente li avrebbe esclusi dall’assegnazione.

E’ come vincere un’asta pubblica per la fornitura di tute militari il cui bando prevede che siano al 100% di cotone, per poi scoprire che invece ne contengono solo il 75%. La lista dei reati pertanto è lunghissima, dalla truffa alla turbativa d’asta e c’è da scommetterci che le altre case automobilistiche partecipanti ai bandi d’asta che si sono viste scavalcare nella classifica perdendo le assegnazioni andate poi al gruppo Volkswagen, hanno tutti i diritti di fare ricorsi in Tribunale.

Non sappiamo come andrà a finire, ma di ciò siamo certi: tutto il mondo è paese e i tedeschi hanno dimostrato di essere i primi anche nel saper fare le truffe e nel non rispettare le regole, le PP.AA. di essere i soliti esterofili che pensano che tutto ciò che è prodotto all’estero è, a prescindere, migliore di quello nazionale e che il contribuente italiano (come al solito) è quello che ci rimette sempre di tasca sua!

Antonio M. Rinaldi

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