Seguici su

EconomiaEnergiaMaterie prime

Come Kuwait e Qatar stanno rompendo il blocco di Hormuz con un “Ponte di navi”

Con le petroliere a fari spenti e i trasbordi in mare aperto, Kuwait e Qatar ripristinano il 70% delle esportazioni di greggio, sventando il panico energetico mondiale e spingendo il Brent a 85 dollari.

Pubblicato

il

In una situazione di blocco dello stretto di Hormuz a causa del conflitto fra Iran e USa, due piccoli emirati arabi hanno organizzato un audace sistema di navette navali per bucare il blocco e rimettere in moto i rifornimenti mondiali.

In teoria lo stretto, almeno secondo quanto afferma l’Iran, sarebbe completamente chiuso, ma, nonostante questo, il prezzo di riferimento del petrolio Brent naviga attorno agli 85 Dollari al barile. Non un prezzo come quello pre-crisi, ma neanche drammatico come se il passaggio fosse completamente chiuso.

La spiegazione non va cercata nei vertici diplomatici, ma nella logistica d’emergenza. Kuwait e Qatar, due tra i Paesi più esposti e dipendenti dal traffico marittimo, hanno allestito un vero e proprio “ponte navale” che sta rifornendo i mercati internazionali.

La posta in gioco: quanto esportavano prima del conflitto

Per comprendere l’urgenza di questa operazione bisogna guardare la cartina geografica. A differenza di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che possiedono oleodotti capaci di portare parte del petrolio verso il Mar Rosso o direttamente sull’Oceano Indiano, Kuwait e Qatar sono geograficamente intrappolati: ogni singola goccia di greggio deve necessariamente attraversare lo Stretto di Hormuz.

Golfo Persico

Prima dell’apertura delle ostilità tra Washington e Teheran, i volumi in uscita erano imponenti e costituivano la fonte di ricchezza di questi paesi:

  • Kuwait: produceva circa 2,6 milioni di barili al giorno ed esportava via mare un flusso compreso tra 1,8 e 2 milioni di barili di greggio quotidiani, destinati per oltre l’80% alle raffinerie dell’Asia orientale.
  • Qatar: immetteva sui mercati internazionali circa 700.000-800.000 barili al giorno di petrolio greggio, a cui si aggiungevano enormi volumi di condensati e quasi il 20% dell’intero commercio mondiale di gas naturale liquefatto (GNL).
  • Totale combinato: oltre 2 milioni di barili di petrolio al giorno che rischiavano di restare completamente bloccati nei depositi locali.

Quando a metà luglio la paura di sequestri e attacchi con droni ha paralizzato la navigazione commerciale, il flusso complessivo di greggio attraverso Hormuz è crollato a soli 4 milioni di barili al giorno. Si prospettavano mesi di razionamento energetico globale.

Il trucco delle “navette” e il trasbordo in mare aperto

Invece di rassegnarsi al blocco, i governi del Golfo hanno ideato una strategia a staffetta. Il problema principale era la riluttanza delle grandi compagnie di navigazione internazionali a inviare le proprie superpetroliere (VLCC) all’interno dello stretto, a causa dei costi assicurativi proibitivi e del pericolo di abbattimento o cattura.

La soluzione adottata funziona come un servizio di navetta veloce: dai porti interni al golfo, soprattutto nelle ore serali/notturne, partono navette, relativamente piccole e veloci, che viaggiano a fari spenti e velocità alta, per il traffico commerciale, con anche i sistemi AIS di identificazione spenti. Questi mezzi attraversano la zona più pericolosa dello stretto per poi fermarsi di fronte ai porti di Fujiairah e Sohar e quindi effettuare un trasbordo nave-nave con le VLCC che poi prendono la rotta dell’Estemo Oriente.

In questo modo le grandi e costose superpetrolere VLCC restano al di fuori dell’area pericolosa, senza mai attraversare lo stretto.

Flotta di Stato contro noleggi privati

Il Kuwait ha scelto di fare leva sulle proprie risorse pubbliche. La compagnia di bandiera (Kuwait Petroleum Corporation) possiede 11 navi cisterna che hanno assunto in prima persona il rischio della traversata, operando per settimane fuori dai radar. Il successo del metodo ha permesso al Paese non solo di onorare i contratti a lungo termine con i clienti asiatici, ma perfino di offrire carichi aggiuntivi sul mercato a pronti (spot).

Il Qatar ha invece preferito appoggiarsi a grandi operatori occidentali come TotalEnergies e noleggiare vettori commerciali specializzati, vendendo i propri barili direttamente con consegna fuori dalla zona pericolosa.

Non si tratta di una passeggiata priva di pericoli: una petroliera kuwaitiana è stata colpita all’inizio di agosto. però evidentemente il gioco vale la carriera, anche se il costo di trasporto del petrolio del Golfo è lievitato di 10 dollari al barile circa, cioè 20 milioni di Dollari a VLCC circa. Una bella cifra.

Le ricadute pratiche sull’economia reale

QOltre il problema economico,  i trasbordi in mare raddoppiano i tempi di movimentazione, per cui questo petrolio è molto più lento rispetto a quello che giunge da altri porti.

In generale possiamo dire che, per fortuna, questo petrolio riesce a filtrare attraverso Hormuz tramite queste navi veloci, perché tutto il petrolio che arriva sui mercati internazionali aiuta a ridurre il prezzo, anche se il suo viaggio è un po’ più avventuroso di quanto atteso.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento