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Allarme diesel a 6 dollari: Trump frena Zelensky. “Basta raid sulle raffinerie russe o salta l’economia”

Il prezzo del diesel negli USA tocca il record di 6 dollari e minaccia l’inflazione mondiale: Trump chiede a Zelensky di risparmiare le raffinerie russe mentre la crisi logistica globale rischia di andare fuori controllo.

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Il gasolio negli Stati Uniti ha appena sfondato il record storico di sei dollari al gallone e l’allarme rosso è scattato all’istante alla Casa Bianca. Non si tratta solo di numeri sui tabelloni dei distributori: con il diesel si muovono i camion, si raccolgono i raccolti nei campi e viaggiano le merci in tutto il pianeta. Quando il carburante del commercio mondiale scarseggia, l’inflazione esplode. Per questo Donald Trump ha preso in mano il telefono e ha fatto una richiesta perentoria a Volodymyr Zelensky: smetterla subito di bombardare gli impianti energetici di Mosca.

La guerra delle sanzioni e dei droni ha raggiunto il punto critico in cui gli effetti collaterali colpiscono chi guida la coalizione occidentale.

La telefonata: “Colpite altro, ma non il carburante”

Mentre si trovava in viaggio in Irlanda, Donald Trump ha spiegato ai cronisti senza troppi giri di parole il senso del suo messaggio al presidente ucraino: “Il signor Zelensky deve fare una cosa sola: deve smetterla di distruggere il carburante diesel. Che vadano pure contro altri bersagli, ma non contro il diesel, perché sta provocando una carenza globale”. Trump ha aggiunto che ci sono “molti altri obiettivi” da colpire, sottolineando come la fiammata dei prezzi non sia solo figlia del Medio Oriente, ma delle fiamme che avvolgono le raffinerie tra Russia e Ucraina.

Trump in Irlanda – Global News

Il motivo di tanta fretta diplomatica è presto detto. Mancano meno di due mesi alle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Gli elettori americani votano con il portafoglio in tasca. L’ansia per il carovita e le bollette sta erodendo il consenso dell’amministrazione repubblicana e mettendo a rischio la maggioranza al Congresso. Quando riempire il serbatoio di un furgone da lavoro costa una fortuna, i discorsi sulla tenuta strategica del fronte orientale lasciano il tempo che trovano.

Scott Bessent non usa filtri: l’atto d’accusa del Tesoro

A rendere ufficiale la posizione americana non sono state solo le parole a braccio del presidente, ma la lucida presa di posizione del Segretario al Tesoro, Scott Bessent. Intervistato da Fox News, Bessent ha spiegato le dinamiche del mercato senza infingimenti: “Stiamo attraversando uno shock energetico perché l’Ucraina ha deciso di far saltare in aria gli asset energetici e i prodotti raffinati russi, creando una forte pressione al rialzo sui prezzi a livello globale”.

Il Segretario al Tesoro ha ammesso che la polveriera iraniana pesa enormemente sui barili di greggio, ma ha indicato nei raid ucraini la goccia che ha fatto traboccare il vaso della raffinazione. Un cambio di tono radicale: fino a ieri si plaudeva alla capacità di Kiev di colpire al cuore le entrate del Cremlino; oggi si scopre che togliere quel combustibile dal mercato strozza anche le economie occidentali.

Perché il diesel è il vero motore dell’economia reale

Per capire il panico che corre tra Washington e l’Europa, bisogna guardare alla differenza tra benzina e gasolio. La benzina alimenta le automobili private, mentre il diesel è l’ossatura della catena produttiva, quello che muove il traffico commerciale. Se aumenta il diesel, aumenta all’istante il costo di qualunque bene poggi su uno scaffale, non solo quello di spostamento dei cittadini.

  • Trasporti su gomma e rotaia: le compagnie di logistica scaricano immediatamente i rincari sui contratti di spedizione.
  • Agricoltura: i trattori e i macchinari per la semina e la raccolta dipendono dal gasolio; i costi si traducono subito in cibo più caro.
  • Commercio al dettaglio: l’aumento dei costi logistici riduce i margini delle imprese o costringe ad alzare i prezzi al consumo, deprimendo la domanda.
Settore economicoUtilizzo del dieselEffetto immediato del rincaro a $6
Autotrasporto merciFlotte di camion e veicoli pesantiRincaro diretto dei noli e delle consegne
AgricolturaTrattori, mietitrebbie, pompe d’irrigazioneAumento del costo finale dei generi alimentari
Distribuzione finaleFurgoni di consegna urbana e scortePressione sui margini dei negozi e inflazione al dettaglio

Una tempesta energetica perfetta: droni russi e colli di bottiglia

I droni ucraini hanno colpito duro, centrando grandi complessi di raffinazione nel Krasnodar e in Tatarstan. La Russia, pur essendo uno dei massimi estrattori di greggio, si è trovata costretta a razionare il carburante interno e a tagliare le esportazioni di lavorati. Quando a un mercato già tirato sottrai milioni di barili raffinati, il prezzo schizza alle stelle.

La situazione globale è resa esplosiva dalla contemporanea crisi mediorientale che sta mettendo in difficoltà le forniture mediorientali e che qui vi elenchiamo:

  1. La morsa sullo stretto di Bab al-Mandab: i ribelli Houthi continuano a minacciare l’ingresso del Mar Rosso, obbligando le petroliere a circumnavigare l’Africa.
  2. Attacchi agli oleodotti sauditi: droni lanciati da milizie irachene filo-iraniane hanno danneggiato il gasdotto/oleodotto saudita verso il Mar Rosso, l’unica rotta alternativa per bypassare lo Stretto di Hormuz.
  3. Impianti al limite: la capacità di raffinazione mondiale era già satura; togliere i raffinati russi significa eliminare ogni margine di sicurezza.

La geopolitica si scontra così con la realtà fisica della produzione industriale: non basta volere la sconfitta economica dell’avversario se le tue filiere dipendono dalla stabilità della sua offerta energetica.

La diplomazia parallela e l’inverno che arriva

Non è un caso che nei giorni scorsi gli emissari speciali americani Steve Witkoff e Jared Kushner siano volati prima a Mosca per incontrare Vladimir Putin, e poi a Kiev. La Casa Bianca cerca disperatamente di riaprire un tavolo negoziale prima che l’inverno porti con sé una stagflazione ingovernabile. Ovviamente questa richiesta porta a un corto circuito tattico: all’Ucraina viene chiesto di colpire un po’ tutto, tranne quello che potrebbe essere il vero punto debole della Russia, anche perché coincide con quello di tutto il resto del mondo. Ora la palla passa a Zelensky: seguirà le indicazioni di Trump e Bessent?

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