Seguici su

DifesaEconomiaEuropaFrancia

Colpo da 100 milioni alla banca francese Crédit Mutuel Arkéa: i pirati informatici svuotano le casse e fuggono in criptovalute. La fortezza europea è di carta?

Oltre 100 milioni di euro sottratti direttamente dalle casse della banca francese Crédit Mutuel Arkéa: gli hacker aggirano i sistemi di sicurezza tramite un fornitore esterno e convertono il bottino in criptovalute.

Pubblicato

il

Un attacco informatico senza precedenti ha colpito il cuore del sistema bancario europeo, sottraendo oltre 100 milioni di euro direttamente dalle casse del gruppo francese Crédit Mutuel Arkéa. Non si tratta del solito raggiro ai danni di qualche correntista distratto, ma di un vero e proprio assalto al caveau digitale dell’istituto, che ha lasciato gli esperti di sicurezza letteralmente sbigottiti e ha fatto tremare l’intera piazza finanziaria.

Per anni le autorità di vigilanza ci hanno ripetuto che le banche tradizionali sono fortezze inespugnabili, protette da miliardi di euro in tecnologie di difesa e sottoposte ai continui controlli della Banca centrale europea.

La realtà si è rivelata ben più amara. Martedì 4 novembre è emerso che un gruppo di hacker è riuscito a penetrare nei sistemi dell’istituto con sede a Brest, portando via una cifra che il quotidiano Le Télégramme stima intorno ai 118 milioni di euro (133 milioni di dollari). Una perdita secca, non derivante da prestiti andati a male, ma da un furto puro e semplice.

Come è avvenuto il colpo: la tecnica del cavallo di Troia

Come hanno fatto i pirati a bucare una banca così sorvegliata? La dinamica dell’attacco mostra una conoscenza chirurgica delle procedure interne. Gli hacker non hanno sfondato la porta principale, ma hanno usato la classica tecnica dell’aggiramento tramite la catena di fornitura (supply chain attack).

Ecco i passaggi chiave dell’operazione:

  • L’infiltrazione iniziale: i criminali hanno infettato e corrotto il computer di un fornitore esterno (o di un operatore terzo) che disponeva già dei permessi necessari per autorizzare transazioni finanziarie.
  • L’accesso ai fondi propri: una volta dentro, invece di toccare i conti dei clienti (che avrebbero fatto scattare allarmi diversi), i pirati hanno puntato direttamente al conto di proprietà della banca.
  • L’esfiltrazione e il lavaggio: il denaro è stato trasferito verso altri istituti e immediatamente convertito in criptovalute attraverso diverse piattaforme di scambio, frammentando le somme per renderle irrintracciabili.

Esiste una curiosa discrepanza nelle ricostruzioni. La banca nega categoricamente che i pirati siano entrati passando dalla sua controllata online Fortuneo, attribuendo la colpa solo alla piattaforma di un fornitore esterno.

Altre fonti investigative indicano però che la liquidità sottratta proveniva proprio dai flussi legati a Fortuneo, in un meccanismo quasi identico a quello che pochi giorni fa, il 29 ottobre, ha permesso di sottrarre ben 5,6 miliardi di euro al colosso delle criptovalute Binance.

I controlli della BCE? Battuti da un exchange americano

L’aspetto più ironico della vicenda riguarda chi ha dato l’allarme. La BCE e l‘Autorité de contrôle prudentiel et de résolution (ACPR) passano il tempo a sottoporre le banche a test estenuanti, moduli burocratici e ispezioni su ogni singolo centesimo movimentato dai comuni cittadini. Eppure, oltre 100 milioni di euro sono usciti dai radar senza che i famosi meccanismi automatici di blocco intervenissero in tempo.

A fermare l’emorragia, lunedì 3 novembre, non è stato un solerte ispettore europeo, ma Kraken, una piattaforma americana di criptovalute. Vedendo arrivare bonifici di importo anomalo da una banca tradizionale europea, Kraken ha bloccato le operazioni e alzato la cornetta. Nel frattempo, il noto investigatore indipendente della rete ZachXBT aveva già individuato i movimenti sospetti sulla blockchain, rendendo pubblica la falla.

Chi c’è dietro e quali sono le ricadute economiche

Sull’identità dei ladri il mistero resta fitto. Se per il colpo a Binance si guarda alla Corea del Nord, secondo gli analisti il furto a Crédit Mutuel Arkéa avrebbe una matrice diversa: si ipotizzano gruppi legati al grande narcotraffico internazionale — ormai dotati di budget illimitati e tecnici di primo livello — oppure una talpa interna, un dipendente scontento che conosceva a memoria i protocolli di sicurezza.

Dal punto di vista strettamente finanziario, i risparmiatori possono tirare un sospiro di sollievo, ma il conto per la banca è salato.

Voce FinanziariaImporto / Impatto
Bottino stimato dell’attacco100 – 118 milioni di €
Fondi propri totali di Arkéa10 miliardi di €
Utile netto Arkéa (1° semestre 2026)230 milioni di €
Impatto sul bilancio di FortuneoCirca 3 mesi di utile netto (su 430 mln annui)
Impatto sul gruppo Crédit Mutuel2,2% dei risultati annuali

I conti dei clienti non sono stati toccati e la solidità patrimoniale del gruppo (che poggia su 10 miliardi di fondi propri) non è in discussione. La banca ha dovuto comunque sospendere temporaneamente diversi bonifici per mettere in sicurezza la rete, causando ritardi operativi.

Il danno economico reale è però duplice. Da un lato, il furto brucia in poche ore un intero trimestre di profitti della controllata Fortuneo, proprio mentre la banca online festeggiava 180.000 nuovi clienti acquisiti nella prima metà del 2026. Dall’altro, si apre il rischio di una seconda ondata di truffe: gli esperti temono ora campagne di phishing (finte email della banca) orchestrate da sciacalli informatici pronti a sfruttare il panico dei correntisti per rubare le loro credenziali.

Questo episodio segna un punto di svolta. Se i pirati riescono a svuotare direttamente la tesoreria di una banca vigilata, significa che la digitalizzazione forzata della finanza presenta falle enormi, con buona pace di chi vorrebbe abolire il contante ritenendolo insicuro.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento